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SERIE SUI GHIACCIAI SVIZZERI: 1'000 - 2'000 METRI Una 'batteria elettrica' più potente senza i ghiacciai

diga e lago artificiale

Diga di Emosson, nel canton Vallese. In Svizzera, l'acqua fornisce circa il 60% dell'elettricità prodotta nel paese.

(© Keystone / Anthony Anex)

La scomparsa dei ghiacciai alpini non comprometterà la produzione idroelettrica in Svizzera. Al contrario, offrirà opportunità per realizzare nuove dighe e laghi artificiali in montagna, accrescendo la capacità di stoccaggio di energia nelle Alpi, prevedono i ricercatori.

L'idea è di quelle che farebbero inorridire gli ambientalisti: impiegare il calore generato dall'energia atomica per far sciogliere i ghiacciai e utilizzare l'acqua di disgelo per produrre elettricità. Ad avanzarla è l'ingegnere zurighese Adolf Weber, il quale propone di costruire questa particolare centrale idroelettrica nella regione della Jungfrau, nel cuore delle Alpi svizzere.

Un'assurdità? Sicuramente. Ma ciò non ha impedito al governo elvetico di sottoporre il progetto al parere di uffici e istituti competenti. A rassicurare è il fatto che la vicenda risale al 1945. Affascinati dalla quantità di energia sprigionata dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, fisici e ingegneri facevano a gara per trovare idee per un utilizzo pacifico del nucleare, ricorda lo storico Guido Koller. Al termine delle consultazioni, la proposta di impiegare l'energia atomica per lo sfruttamento della forza idrica fu definita "irrazionale", scriveLink esterno Koller.

Perché i ghiacciai sono importanti?

Dalla cima delle Alpi fino in pianura, la serie di articoli di swissinfo.ch illustra le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai a un determinato intervallo di altitudine, presentando le strategie di adattamento e di mitigazione adottate in Svizzera.

3'000 - 4'500 metri: ghiacciai alpini e paesaggio

2'000 - 3'000 m: pericoli naturali e turismo

1'000 - 2'000 m: produzione idroelettrica

0 - 1'000 m: risorse idriche (pubblicazione in novembre)

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Il 4% dell'elettricità dai ghiacciai

Oltre settant'anni più tardi, la Svizzera dispone di cinque centrali nucleari, tutte in pianura, e l'acqua rappresenta la fonte rinnovabile più importante per la produzione di elettricità. Quasi il 60% della corrente proviene dalla forza idrica, la quota più alta in Europa dopo la Norvegia.

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Le centrali idroelettriche svizzere sono alimentate prevalentemente dalle piogge e dallo scioglimento della neve. Da decenni, anche il ritiro dei ghiacciai causato dal riscaldamento globale contribuisce alla produzione di elettricità, rileva Bettina SchaefliLink esterno, professoressa di idrologia all'Università di Berna. Un apporto che la ricercatrice ha stimatoLink esterno a circa 1,4 Terawattora all'anno, il 4% della produzione idroelettrica nazionale.

Quattro punti percentuali possono sembrare pochi, ma non lo sono se si guarda alle discussioni sul futuro dell'idroelettrico, dice a swissinfo.ch Bettina Schaefli. "Senza i ghiacciai verrà a mancare un 4%. Siamo nello stesso ordine di grandezza delle perdite legate all'applicazione della Legge sulla protezione delle acque [6%, ndr], un tema che secondo l'associazione di categoriaLink esterno è di vitale importanza".

"La scomparsa dei ghiacciai non metterà a repentaglio la produzione elettrica nazionale"

Bettina Schaefli, idrologa

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+ Scopri perché i ghiacciai si stanno sciogliendo

Lo scioglimento dei ghiacciai consente di riempire i bacini alpini quando non ha nevicato a sufficienza in inverno, spiegaLink esterno Stuart Lane, professore di geomorfologia all'Università di Losanna. "Nel 2040, i ghiacciai si saranno sciolti al punto tale da non poter più svolgere questo ruolo", sostiene Lane, secondo cui le prospettive sono inquietanti.

Il gruppo energetico AxpoLink esterno, il principale produttore di energia idroelettrica in Svizzera, non sembra comunque preoccupato. "È possibile che ci sarà meno acqua da turbinare dopo il 2050. Al momento è però ancora poco chiaro se questa riduzione dell'afflusso idrico sarà compensata dall'alterazione delle precipitazioni (aumento delle precipitazioni intense) dovuta al cambiamento climatico", indica in una e-mail a swissinfo.ch Ueli Walther, portavoce di Axpo.

La scomparsa dei circa 1'500 ghiacciai alpini "non metterà a repentaglio la produzione elettrica nazionale", ritiene Bettina Schaefli. Al contrario, offrirà nuove opportunità ai gestori di impianti idroelettrici e allo sviluppo delle fonti rinnovabili in generale. In Svizzera come in Europa.

Le sfide dell'idroelettrico

Grazie alla sua topografia, all'elevato numero di corsi d'acqua e alle abbondanti precipitazioni, in Svizzera ci sono condizioni ideali per lo sfruttamento della forza idricaLink esterno. I principali Cantoni produttori di energia idroelettrica sono Vallese (27% della produzione nazionale), Grigioni (22%), Ticino (10%) e Berna (9%).

Per i gestori di centrali idroelettriche, le principali sfide sono rappresentate dal calo dei prezzi dell'elettricità, da esigenze più severe in materia di deflussi residualiLink esterno e dalla resistenza delle associazioni ambientaliste, le quali si oppongono all'innalzamento delle dighe esistenti e alla costruzione di nuove centrali nelle zone d'importanza naturalistica.

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Batteria elettrica per l'Europa

Nelle montagne svizzere si trovano circa 200 impianti di accumulazione e di pompaggio di acqua. Buona parte si situa tra i 1'000 e i 2'000 metri sul livello del mare. I laghi artificiali possono essere riempiti di acqua, che viene poi riversata a valle per la produzione di elettricità nei periodi di carenza di altre fonti. Quando vi è una sovrapproduzione di energia, l'acqua viene pompata e accumulata in quota.

Questo sistema ciclico è utile per regolare la produzione elettrica in Svizzera ed appare come la soluzione ideale per compensare le fluttuazioni delle rinnovabili (sole e vento) a livello europeo. Secondo il governo elvetico, gli impianti di accumulazione e di pompaggio nelle Alpi - il più grande della Svizzera si trova nel canton Glarona - potrebbero servire da batteria elettrica per l'Europa.

Nuove dighe sulle Alpi?

Ritirandosi, i ghiacciai liberano nuove zone che possono risultare ideali per la realizzazione di dighe e bacini di accumulazione. Ad esempio, in corrispondenza della lingua glaciale. Nelle Alpi elvetiche, questi siti sarebbero una sessantina, di cui sette particolarmente promettenti, secondo uno studioLink esterno del Politecnico federale di Zurigo.

mappa con le nuove possibili centrali idroelettriche in svizzera

Ubicazione dei sette siti più promettenti per la realizzazione di nuove centrali idroelettriche in montagna.

(D. Ehrbar)

I nuovi impianti potrebbero incrementare la produzione idroelettrica durante l'inverno, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi fissati nella Strategia energetica 2050Link esterno, ritengono i ricercatori. I laghi artificiali potrebbero anche ridurre il rischio di disastri naturali quali inondazioni o colate detritiche e fungere da riserve idriche in caso di siccità. "Questi nuovi bacini dovranno essere multifunzionali e garantire non solo la produzione idroelettrica, ma anche l'irrigazione dei campi", afferma Bettina Schaefli dell'Università di Berna.

C'è però un ostacolo: quasi tutti i potenziali bacini si trovano all'interno di aree naturali di importanza nazionale o protette dall'Unesco, ciò che complica la realizzazione di grandi infrastrutture. L'eccezione è al ghiacciaio del Trift, nelle Alpi bernesi, dove l'azienda elettrica Oberhasli (KWOLink esterno) ha progettato un nuovo bacino idrico da 400 milioni di franchi. Ma anche qui, malgrado il consenso di Pro natura e WWF, c'è chi si oppone e chiede di preservare gli ultimi paesaggi alpini.

Investimenti poco sicuri

Indipendentemente dal fatto che questi progetti vengano approvati o meno, Axpo preferisce non investire nello sfruttamento energetico dei laghi glaciali. Malgrado ci sia un certo potenziale e nonostante le sovvenzioni all'idroelettrico, l'imprevedibilità dell'andamento dei prezzi dell'elettricità e la durata del periodo di ammortamento (60-80 anni) rendono questo tipo di investimenti poco sicuri e poco redditizi, scrive il portavoce Ueli Walther.

Accantonata l'idea "irrazionale" di usare l'energia atomica per incrementare la produzione idroelettrica, in futuro serviranno modelli attuabili per garantire l'approvvigionamento elettrico della Svizzera. In particolare a partire dal 2050, anno in cui le centrali nucleari del Paese avranno definitivamente cessato la loro attività.

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