Accordi fiscali: un senatore fa resistenza

Rand Paul è stato eletto senatore del Kentucky nel 2010 Reuters

Il trattato di doppia imposizione tra Svizzera e Stati Uniti è bloccato al Congresso da un solo senatore, il figlio del candidato repubblicano alla Casa Bianca Ron Paul. E ciò malgrado le reazioni americane alla nuova versione ratificata dal parlamento svizzero ad inizio marzo siano ampiamente positive.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 aprile 2012 - 17:00
Marie-Christine Bonzom, Washington, swissinfo.ch

Rand Paul, senatore del Kentucky e figlio del deputato texano Ron Paul, è l’unico senatore ad opporsi apertamente alla ratifica del trattato firmato nel 2009. Il suo rifiuto impedisce di  adottare il testo per consenso, una «via rapida» utilizzata in Senato per molte leggi una volta che hanno superato lo scoglio delle commissioni parlamentari.

Ispirato dai principi libertari del padre e vicino alle posizioni ultraconservatrici del Tea Party, Rand Paul considera che il trattato dia troppi poteri all’Internal Revenue Service (IRS), il servizio americano delle imposte, a scapito del diritto al rispetto della vita privata.

In questo modo, Rand Paul appare come un alleato sia dei titolari dei conti bancari svizzeri che devono fare i conti con l’IRS, sia del segreto bancario elvetico.

Troppi poteri all’IRS

L’ufficio del senatore del Kentucky non ha risposto alla domanda d’intervista di swissinfo.ch. All’ambasciata svizzera a Washington, il portavoce indica che l’ambasciatore Manuel Sager ha incontrato il senatore Paul alla fine dell’anno scorso.

«L’ambasciatore ha incontrato Paul al Senato 4 mesi fa e il senatore gli ha spiegato le ragioni per cui non è contento. Per riassumere, teme che questo trattato dia una posizione troppo forte all’IRS», afferma Norbert Bärlocher.

Scott Michel, avvocato che rappresenta decine di clienti dell’UBS e di altri istituti svizzeri davanti all’IRS e al ministero della giustizia americano, definisce «scandalosa» l’ostruzione di Rand Paul.

Un ex alto responsabile del ministero delle finanze, che preferisce mantenere l’anonimato poiché ha lasciato recentemente l’amministrazione Obama, sottolinea da parte sua che «non vi è nulla di più facile per un senatore che bloccare un trattato fiscale».

Un tema che interessa poco

A suo dire, la maggior parte dei senatori non si interessa seriamente a questo tipo di questioni, non solo perché sono molto tecniche, ma anche perché ai loro elettori importa poco. Di fronte a questa passività della maggioranza dei senatori, Rand Paul «ha dei principi» sulla limitazione del ruolo del governo, in particolare per quanto concerne l’arsenale fiscale a disposizione di Washington, spiega la stessa fonte.

Di fatto, l’opposizione di Paul al trattato è da ricondurre alle sue posizioni ben precise sui poteri da accordare al governo federale più che a un problema con la Svizzera.

Norbert Bärlocher osserva del resto che «il trattato con la Svizzera non è l’unico a non avanzare; ci sono trattati con altri paesi che sono bloccati». In effetti, l’irriducibile senatore del Kentucky impedisce anche la ratifica delle convenzioni fiscali con il Lussemburgo e l’Ungheria.

«Una misura positiva e utile»

Comunque sia, la nuova versione del trattato tra Berna e Washington, emendata e approvata dal parlamento svizzero in marzo, è stata accolta positivamente negli Stati Uniti.

Donald Beyer, l’ambasciatore americano a Berna, ha definito «una misura positiva e utile» l’adozione della convenzione da parte del parlamento elvetico.

Un’opinione condivisa anche dall’ex alto responsabile del ministero delle finanze USA, che parla di un trattato «molto positivo per i due paesi».

Prima o poi sarà adottata

L’avvocato Scott Michel sottolinea tuttavia che la convenzione è più vantaggiosa per gli Stati Uniti che per la Svizzera. «Il trattato indebolisce le leggi sul segreto bancario nella Confederazione e dà agli Stati Uniti un più ampio margine di manovra», sottolinea.

Con questa nuova convenzione di doppia imposizione (CDI), le autorità americane potranno effettuare delle domande raggruppate nel caso in cui dovessero constatare che delle banche hanno partecipato a modelli di «comportamenti illegali» da parte dei loro clienti, ad esempio aiutando a creare una società offshore il cui scopo è di evadere il fisco. In simili casi, il fisco potrà ottenere delle informazioni su tutti i contribuenti che hanno avuto questo comportamento.

La nuova CDI va quindi più in là rispetto a quella attuale. Oggi le autorità fiscali possono infatti ottenere informazioni solo su clienti chiaramente identificati.

Per l’ex alto responsabile del ministero delle finanze USA, la convenzione sarà comunque ratificata anche dagli Stati Uniti. «Sono certo che alla fine il trattato sarà approvato dal Senato», afferma. «A Washington nessuno, sia esso democratico o repubblicano, vuole essere considerato come qualcuno che accarezza chi froda il fisco».

Il senatore che blocca la convenzione

Rand Paul è stato eletto senatore del Kentucky nel novembre 2010, sulla scia del successo registrato dal Tea Party.

È figlio di Ron Paul, deputato repubblicano del Texas, candidato alla Casa Bianca per la terza volta.

Rand Paul blocca la ratifica della convenzione con la Svizzera, poiché teme che permetta al fisco americano di acquisire più poteri a scapito dei diritti individuali.

Blocca anche la ratifica di altre convenzioni fiscali, una con il Lussemburgo, l’altra con l’Ungheria.

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La nuova convenzione fiscale

Negoziata in margine al caso UBS, la convenzione di doppia imposizione è stata firmata dai governi svizzero e americano nel settembre 2009.

Il testo è stato approvato dalla commissione degli affari esteri del senato USA nel luglio 2011.

Il parlamento svizzero l’ha emendato e ratificato nel marzo 2012.

Negli Stati Uniti, la ratifica dei trattati è di competenza del Senato.

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