Al via campagna referendaria contro il ritorno al nucleare
Nuove centrali nucleari renderebbero la Svizzera dipendente, costerebbero miliardi e frenerebbero lo sviluppo delle energie rinnovabili.
(Keystone-ATS) È quanto ha sottolineato oggi una coalizione di Verdi, PS, Verdi Liberali, alcuni esponenti del Centro e diverse organizzazioni, che si oppone al controprogetto all’iniziativa “Stop al blackout”, approvato dalle Camere federali nella sessione estiva. Affinché il loro referendum riesca, hanno tempo fino all’8 ottobre per raccogliere 50’000 firme.
Il controprogetto indiretto soddisfa l’obiettivo principale dell’iniziativa, ovvero la revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari in Svizzera, ragione per cui i suoi promotori l’hanno ritirata ieri.
La decisione va contro la volontà popolare di abbandonare il nucleare puntando sulle energie rinnovabili, ha criticato oggi la coalizione – denominata “No alle nuove centrali nucleari” – chiedendosi se Fukushima e Cernobyl non siano stati avvertimenti sufficienti. Vista l’elevatissima densità demografica dell’Altopiano un grave incidente avrebbe conseguenze drammatiche per l’intero Paese”, ha fatto notare in conferenza stampa a Berna Florian Kasser, di Greenpeace Svizzera.
La costruzione di una nuova centrale nucleare rappresenta un rischio sotto ogni punto di vista, ha rincarato il consigliere nazionale Stefan Müller-Altermatt (Centro/SO). “Un rischio per il percorso intrapreso dalla strategia energetica, un enorme rischio finanziario per lo Stato e un rischio concreto in termini di vulnerabilità del nostro Paese”. Anche le centrali nucleari esistenti sono protette solo in misura limitata da eventi bellici, ha ricordato.
Dobbiamo dirigerci verso le rinnovabili, una maggiore efficienza e una maggiore indipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, ha da parte sua sottolineato la copresidente del PS Mattea Meyer. Con nuove centrali nucleari diventeremmo ancora più dipendenti dalle importazioni di uranio, e per di più da un regime in guerra, ha aggiunto, evocando la Russia.
Per Nils Epprecht, direttore della Fondazione Svizzera per l’Energia, nuove centrali nucleari semplicemente non servono: la transizione energetica sta avendo successo ed è sulla buona strada, ha affermato, citando uno studio pubblicato ieri dal Politecnico federale di Zurigo (ETH) e dall’Istituto Paul Scherrer (PSI). Stando alla ricerca, con le attuali condizioni quadro le nuove centrali non sarebbero redditizie. La competitività sarebbe raggiungibile solo se l’energia nucleare fosse sostenuta dallo Stato e quest’ultimo si assumesse una parte dei rischi.
“Ogni franco investito nell’idea di una nuova centrale nucleare viene sottratto allo sviluppo delle energie rinnovabili”, ha messo in guardia la presidente dei Verdi Lisa Mazzone. Ma l’aspetto più grave, di cui si parla troppo raramente, sono le scorie nucleari, ha aggiunto. “Nuove centrali nucleari comportano inevitabilmente un ulteriore deposito in profondità”.
Secondo il consigliere nazionale Matthias Samuel Jauslin (PVL/AG) la messa in funzione di nuove centrali nucleari prima del 2050 è illusoria. Le stesse voci che affermano di voler garantire la nostra sicurezza di approvvigionamento combattono i progetti eolici, si oppongono alla cooperazione internazionale, criticano gli investimenti esteri nelle energie rinnovabili e tagliano i fondi per la ricerca, ha fatto notare.
Esprimendosi a nome delle Donne del Centro, la consigliera nazionale lucernese Priska Wismer-Felder ha fatto leva sul finanziamento per opporsi a nuove centrali nucleari. “Il Parlamento ha preso una decisione di enorme portata senza conoscerne i costi”, ha rilevato.
Gli esperti stimano che per un solo impianto in Svizzera occorrano almeno 25 miliardi di franchi. “Nessun investitore privato è in grado di sostenere somme del genere: non lo dico io, lo dicono i potenziali gestori e le aziende elettriche”, ha ricordato Wismer-Felder.