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Alluvione Nepal-Tibet, almeno 392 morti e oltre 1.400 dispersi

Keystone-SDA

Le ore passano inesorabili, in una corsa contro il tempo e contro il fango che lascia poche speranze per i dispersi, dopo la piena del fiume Bhotekoshi che ha travolto tutto al confine tra Nepal e Tibet, lasciando a terra almeno 392 vittime.

(Keystone-ATS) Un bilancio che continua a salire a ogni nuovo dispaccio delle autorità nepalesi. A questi si aggiungono anche i tre morti registrati dalle autorità cinesi.

I dispersi sono tantissimi, probabilmente oltre 1.400. In serata il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha annunciato che sono stati ritrovati in vita un cittadino e una cittadina svizzeri coinvolti nella catastrofe.

In Nepal la polizia riferisce di 910 persone di cui non si hanno notizie, tra cui 517 turisti stranieri. Pechino parla di circa 100 cinesi tra gli irreperibili, l’Ente del turismo nepalese segnala anche indiani, australiani, britannici, malesiani, olandesi, portoghesi, sudcoreani e statunitensi.

Sul versante tibetano, i media statali cinesi ne indicano invece 558, dei quali 260 stranieri. I due bilanci si riferiscono a zone diverse della stessa catastrofe e non è chiaro se vi siano sovrapposizioni, quindi è difficile considerarlo un conteggio definitivo.

Intanto i soccorsi non si fermano. Ma a rendere ancora più drammatica la ricerca è la devastazione lasciata dall’acqua e dal fango. Sono stati spazzati via 35 ponti carrabili, 45 ponti sospesi e circa 40 chilometri di strade, secondo le autorità nepalesi. E ora le operazioni di salvataggio si allargano: la National Disaster Risk Reduction and Management Authority (Ndrrm) riferisce che sono stati mobilitati 9.260 uomini tra polizia, esercito e forze armate di polizia per partecipare alle operazioni di ricerca e salvataggio.

Il tempo scorre. Non soltanto per cercare eventuali superstiti. Mentre i soccorritori cercano tra le macerie, incombe il rischio di una nuova piena. L’ipotesi più accreditata per l’alluvione è che una valanga di ghiaccio e roccia abbia ostruito un fiume, creando una diga naturale poi collassata sotto la pressione dell’acqua e dei detriti.

Ora, secondo le autorità nepalesi, immagini satellitari e analisi preliminari mostrano che un altro tratto del Bhotekoshi è stato bloccato e che si sta formando un nuovo lago. Il livello continua a salire e la barriera potrebbe cedere, provocando una nuova ondata a valle. Le autorità hanno invitato residenti, viaggiatori e soccorritori a tenersi lontani dalle rive e dalle aree a rischio. Pechino ha a sua volta lanciato l’allarme: secondo il ministero cinese delle Risorse idriche, il lago potrebbe ricevere altri tre milioni di metri cubi d’acqua nei prossimi tre giorni, aumentando il pericolo di una rottura.

La macchina dei soccorsi resta quindi mobilitata su entrambi i versanti. In Nepal il premier Balendra Shah ha visitato Bidur e le aree circostanti del distretto di Nuwakot, tra le più colpite, per valutare i danni e coordinare con amministratori e forze di sicurezza le operazioni di soccorso e assistenza. Ha ordinato di accelerare gli aiuti alle famiglie sfollate, riaprire le strade interrotte e ripristinare le infrastrutture danneggiate.

In Tibet, il premier cinese Li Qiang è arrivato a Gyirong, dove la frana ha colpito il valico di frontiera, per seguire direttamente le operazioni di soccorso e assistenza. Pechino ha fatto sapere di aver mobilitato 800 operatori dei soccorsi, oltre a cani da ricerca e motoscafi e a mezzi e personale per ripristinare l’alimentazione elettrica e le comunicazioni.

Alla risposta interna si aggiunge quella internazionale. Gli Stati Uniti hanno stanziato 500mila dollari per rifugi d’emergenza, beni di prima necessità e servizi idrici e igienico-sanitari, mentre il Regno Unito ha annunciato 5 milioni di sterline e offerto l’invio di squadre di soccorritori, in attesa del via libera del governo nepalese.

Solidarietà alle vittime e alle loro famiglie è stata espressa anche dal segretario generale dell’Onu António Guterres e da Re Carlo, che ha manifestato il proprio cordoglio per la tragedia.

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