Brasile: attacco Bolsonaro, esplodono tesi cospirazioniste
(Keystone-ATS) Dopo l’attentato contro Jair Bolsonaro la condanna della violenza è unanime nel mondo politico brasiliano, che esprime la sua solidarietà al candidato presidente dell’estrema destra ferito.
Ma sui social il tono è ben diverso, ed è segnato da teorie complottiste di ogni genere, e anche contrapposte, segnale di un Paese spaccato, di una radicalizzazione delle posizioni.
Secondo uno studio realizzato dalla Fondazione Getulio Vargas, che ha analizzato poco meno di 260 mila messaggi rimbalzati su Twitter nell’ora e mezza seguente alla diffusione della notizia dell’attentato, il maggior numero di tweet appartiene al gruppo dei ‘negazionisti’. Il 43,4% dei messaggi, infatti, fa riferimento alla cosiddetta “fake facada” (coltellata falsa), una teoria secondo la quale l’aggressione contro Bolsonaro non è mai avvenuta.
C’è chi è arrivato a ipotizzare che l’attentato compiuto a Juiz de Fora sia stato organizzato dallo stesso Bolsonaro, usando un sosia per ingannare l’opinione pubblica. E chi invece osserva che risulta strano che si veda poco sangue nelle riprese dell’aggressione diffuse dai media, benché la lama abbia reciso un’arteria importante.
Molti suggeriscono che il vero obiettivo dell’attentato fosse di creare una corrente di simpatia verso il candidato, e quasi tutti concludono che, anche se l’episodio fosse vero, è stato il richiamo politico di Bolsonaro al “pugno di ferro” contro il crimine e alla libertà di portare armi a provocare questo atto di violenza.
Questo tipo di opinione ha messo nei guai anche l’ex presidente Dilma Rousseff, in gara per un seggio al Senato proprio nello stato di Minas Gerais, molto criticata perché dopo l’aggressione ha commentato che “chi semina vento raccoglie tempesta”. Rousseff è stata perfino obbligata ad allontanare una sua collaboratrice, che aveva twittato “complimenti” a Bolsonaro dopo l’attacco di cui è stato vittima, sottolineando che “l’incantesimo si è rivolto contro lo stregone”.
Sul versante opposto, il 17% degli interventi sui social, secondo lo studio, proviene da user che esprimono solidarietà a Bolsonaro e accusano la sinistra di responsabilità nell’attentato. Alcuni danno la colpa al Partito dei Lavoratori (Pt) di Lula da Silva, altri al Partito Socialismo e Libertà (Psol), piccola formazione di estrema sinistra alla quale è stato iscritto per anni Adelio Bispo de Oliveira, l’uomo accusato di aver colpito Bolsonaro.
Non mancano i dirigenti politici che appoggiano più o meno apertamente queste tesi, come il candidato alla vicepresidenza nel “ticket” del partito di Bolsonaro, Antonio Hamilton Mourao, che scrive: “Io non solo credo, ma sono certo che il responsabile dell’attentato sia del Pt”, senza tuttavia fornire alcuna prova a sostegno della sua denuncia.
Solo il 5,5% dei messaggi diffusi dopo l’attentato riflette l’opinione di chi, pur esprimendo solidarietà a Bolsonaro, dice di non essere d’accordo con le sue posizioni e si augura che proprio l’aggressione subita convinca il leader dell’ultradestra a rivedere le sue idee sul porto d’armi.