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Centrali atomiche ricorrono contro aumento costi smaltimento

La centrale nucleare di Mühleberg presso Berna sarà la prima ad essere disattivata Keystone/ALESSANDRO DELLA BELLA sda-ats

(Keystone-ATS) Le centrali nucleari svizzere non sono d’accordo con l’aumento dei costi per la disattivazione degli impianti e lo smaltimento delle scorie radioattive.

I gestori hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF) contro la relativa decisione del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC).

In aprile il DATEC aveva stimato i costi in 24,58 miliardi di franchi, 1,097 miliardi in più del previsto. La decisione era basata in buona parte sulle raccomandazioni della Commissione amministrativa del Fondo di disattivazione e del Fondo di smaltimento (STENFO).

Per i gestori ciò significa dover versare importi più elevati nel fondo, informa un comunicato odierno dell’associazione di categoria swissnuclear.

I proprietari delle centrali coinvolte hanno deciso di presentare ricorso poiché ritengono non corretti il metodo e le premesse – in particolare per la valutazione dei rischi – utilizzati per il nuovo calcolo dei costi.

I ricorrenti sono Power (Beznau I e II), BKW (Mühleberg), le centrali di Gösgen-Däniken e Leibstadt nonché il deposito di scorie di Würenlingen.

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