CF: Parmelin, “ho avuto piacere ma è il momento di partire”
"Ho avuto enorme piacere nel dirigere il dipartimento di cui sono attualmente responsabile", ma "è arrivato il momento di lasciare spazio a nuove forze in questi tempi di grande incertezza". Così Guy Parmelin ha commentato la sua decisione di lasciare il Governo.
(Keystone-ATS) Il presidente della Confederazione ha iniziato la conferenza stampa dicendo di aver informato i colleghi questa mattina, durante la seduta settimanale dell’esecutivo, della decisione di ritirarsi il prossimo 31 dicembre. Rispondendo a una domanda di un giornalista, ha precisato che la decisione non è stata presa per motivi di salute.
Parmelin ha detto di avvertire “una certa stanchezza: il fuoco sacro non è più così sacro come lo era all’inizio”. Ma, ha proseguito, “sono ancora motivato: ci sono ancora sfide da affrontare e lavorerò fino al 31 dicembre alle 23:59”, ha detto, ricordando che ci sarà anche una votazione popolare e che intende impegnarsi “affinché la voce del Consiglio federale venga ascoltata dalla popolazione”.
Parlando delle dimissioni, Parmelin ha detto: “Durante la pausa estiva ho riflettuto a lungo su ciò che sarebbe stato meglio per il Paese e, progressivamente, mi è apparso evidente che il mio ritiro alla fine di quest’anno si imponesse naturalmente come la decisione più appropriata”.
Parmelin ha poi evocato i dossier che gli stavano particolarmente a cuore e che ha portato avanti nel corso del 2026: la conclusione dell’accordo di libero scambio con il Vietnam, quello con il Regno Unito, la modernizzazione dell’accordo esistente con la Cina, l’approvazione da parte del Parlamento dell’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur, nonché la stabilizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. Sul piano interno ha menzionato il messaggio relativo alla nuova politica agricola PA-2030+.
“La persona che mi succederà alla guida del dipartimento disporrà quindi di una base solida sulla quale decidere; potrà comunque, se lo riterrà utile, lasciare il proprio segno”, ha detto, evitando di sbilanciarsi sulla persona che prenderà il suo posto. “È compito del Parlamento decidere”, ha risposto a chi gli chiedeva se il suo fosse un seggio romando. Parmelin ha poi detto di non voler fare un bilancio dei suoi 11 anni trascorsi al Governo, ma ha comunque affermato di aver avuto “enorme piacere nel dirigere il dipartimento di cui sono attualmente responsabile”.
Il ministro dell’economia ha poi voluto rendere omaggio a tutte le persone che lo hanno accompagnato durante questo periodo, “che, come sapete, non è stato certo un lungo fiume tranquillo”. “È grazie a loro che il nostro Paese ha potuto attraversare con il minor numero di danni possibile le molteplici crisi che abbiamo affrontato dal 2020”, ha detto, facendo riferimento alla pandemia, alla guerra in Ucraina e alla relativa crisi energetica, nonché all’arrivo di “dazi proibitivi”.
Con la guerra in Medio Oriente, “ci troviamo nuovamente in piena zona di turbolenza, con in più le nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalle sue conseguenze sulla nostra società, ma anche sulle nostre imprese”, ha proseguito il consigliere federale. Parmelin si è però detto fiducioso che “la Svizzera sia ben posizionata per affrontare queste sfide”.
Prima di rispondere alle numerose domande dei giornalisti presenti nella sala conferenze, Parmelin ha voluto ringraziare i suoi colleghi di governo, la Cancelleria federale, i suoi collaboratori e i suoi familiari. Il presidente della Confederazione ha poi concluso ricordando le vittime dei drammi di Crans-Montana (VS) e Kerzers (FR).