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Cinque poltrone da cambiare o confermare

Dopo il primo di aprile in Parlamento nuovi occhi per l'affresco nella sala del Gran Consiglio ticinese

(swissinfo.ch)

I ticinesi si preparano a rinnovare le cariche del governo e del parlamento. Sulla carta qualche incognita c'è. E dalle urne, il primo di aprile, potrebbe uscire qualche sorpresa.

Elezioni attese specialmente in casa liberale radicale (destra), segnata da un regolamento di conti interno che coinvolge la chiacchierata ministra liberale Marina Masoni, il cui seggio è a rischio.

Elezioni attese anche perché, perlomeno a tavolino, potrebbe essere a rischio il seggio della Lega dei Ticinesi, movimento politico con un'impronta marcatamente popolulista nato nel 1991.

A quell'epoca, la Lega era emersa come l'espressione del malessere dei ticinesi nei confronti del potere delle "grandi famiglie" che controllano il Ticino, ma anche di una insofferenza latente nei confronti degli svizzero tedeschi e degli italiani.

Il condizionale è d'obbligo poiché da quando la Lega, nel 1995, è entrata con Marco Borradori in governo strappando un seggio al Partito popolare democratico (PPD, centro-destra), ha dimostrato di essere in grado di difendere le proprie posizioni.

Sostanziale stabilità, invece, per gli altri partiti che compongono il Consiglio di Stato (governo) ticinese. Oltre al ministro della Lega, troviamo i due ministri del Partito liberale radicale (PLR, destra) Gabriele Gendotti e Marina Masoni, Luigi Pedrazzini del PPD e la socialista Patrizia Pesenti.

In Ticino il PLR, malgrado la resa dei conti interna tra l'ala liberale (destra) e quella radicale (centro destra), conserva il primato di principale forza politica del cantone, mentre a livello nazionale la situazione è ben diversa. Il PPD si profila come vera forza di centro, un po' all'immagine di quanto sta accadendo su scala federale. Il PS, dato ad un certo punto in decisa crescita, si schiera a tutela delle conquiste sociali e contro la politica degli sgravi fiscali.

E' chiaro che l'eventuale uscita dalla stanza dei bottoni della Lega, che ha sempre votato piuttosto a destra, ridisegnerebbe gli equilibri politici del Governo a dipendenza dalla forza politica che le subentrasse.

Pensando al possibile raddoppio

Pronti a balzare sul seggio in pericolo della Lega sono i socialisti e i popolari democratici. Partiti che in passato hanno avuto due rappresentanti in governo. Difficile dire chi, fra i due contendenti, ha più probabilità di raggiungere l'obiettivo, visto che la forza elettorale si equivale. I due partiti sono però certi di riconfermare i ministri uscenti.

Sicuramente degna di nota la scelta del Partito socialista , l'unico dei dieci partiti in corsa per il governo ad avere giocato la carta delle donne, presentando una lista con una maggioranza di candidate (tre su cinque). Stesso sforzo anche per il parlamento, dove il numero delle candidature femminili è decisamente più alto rispetto agli altri partiti.

A mescolare le carte di previsioni e predizioni, ci sarà quest'anno la scheda senza intestazione: per la prima volta gli elettori ticinesi potranno votare solo le persone, senza cioè attribuire una precisa preferenza alla lista di partito. Insomma chi lo desidera può decidere "à la carte" la composizione del governo così come lo vorrebbe. Impossibile dire quale partito sarà penalizzato o favorito da questa nuova possibilità di elezione.

Marina Masoni, la vera incognita

La consigliera di Stato Marina Masoni (ministra dell'economia), è la vera incognita di queste elezioni. Non soltanto, quindi, per il Partito liberale radicale recentemente scosso dallo scandalo dell'asfalto (appalti truccati).

Letteralmente travolta dalle vicissitudini fiscali che hanno coinvolto la famiglia Masoni e dalle polemiche legate al mandato strapagato dell'ex responsabile del turismo ticinese da lei nominato, la ministra uscente è confrontata con la resa dei conti all'interno del suo partito. Le due anime del partito si affrontano, questa volta con due donne: la liberista Masoni è sfidata dalla deputata Laura Sadis, esponente dell'ala più moderata.

L'etica entra nei temi della campagna elettorale

Alla vigilia dell'appuntamento elettorale, il Ticino è tappezzato ogni dove da manifesti elettorali formato mondiale. Poche le soluzioni veramente originali; partiti e candidati preferiscono la tradizione che punta su slogan rassicuranti che invitano ad affacciarsi sul futuro con fiducia.

Anche i temi della campagna elettorale, che nel suo complesso non appare molto vivace, sono quelli legati a sicurezza, opportunità di lavoro, equità fiscale, trasparenza nella gestione della cosa pubblica, promozione e rafforzamento dell'economia ticinese, tutela dell'ambiente.

Ma c'è un tema che spicca e corre trasversale fra le forze politiche: la questione etica, che si è imposta nei dibattiti spinta dai recenti scandali che hanno scosso il Ticino, tra cui il "Fiscogate", "asfaltopoli" (appalti gonfiati), mandati diretti attribuiti dal governo sempre agli stessi liberi professionisti (vicini a PLR e PPD).

Con ogni probabilità, dunque, queste elezioni si giocheranno e si vinceranno soprattutto sul tema del buon governo, della trasparenza, della moralità e della correttezza nella gestione degli affari pubblici e dell'interesse collettivo.

swissinfo Françoise Gehring, Bellinzona

Fatti e cifre

10 i partiti in corsa per il governo cantonale, con 42 candidati, tra cui 11 donne.
655 i candidati per il parlamento.

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I costi della campagna

Per la conquista della stanza dei bottoni a Bellinzona, i partiti investono energia e denaro.

Tra i partiti di Governo, arriva in testa il PLR che ha previsto un budget di 300 mila franchi. Segue il PPD che mette sul piatto 250 mila franchi. I socialisti prevedono una spesa complessiva di 170 mila franchi, mentre la Lega dei ticinesi ha a disposizione circa 80 mila franchi.

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