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Cisgiordania: scontri tra 100 coloni e forze sicurezza israeliane

Keystone-SDA

Nella notte sono scoppiati scontri nel villaggio di Jalud, nella Cisgiordania centrale, tra un centinaio di coloni e le forze di sicurezza israeliane che volevano sgomberare case palestinesi occupate da coloni.

(Keystone-ATS) Le forze di sicurezza erano giunte sul posto per far rispettare un’ordinanza dell’Alta corte di giustizia che impone lo sgombero dei coloni che a luglio avevano occupato tre case palestinesi alla periferia del villaggio. Alcun edifici sono state incendiati, riporta – come riferisce il “Times of Israel” – l’emittente pubblica KAN. La polizia israeliana ha comunicato di aver arrestato finora tre coloni estremisti.

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha condannato l’episodio: “la grave violenza dei rivoltosi nel cuore della notte è un atto estremamente serio che deve essere affrontato con tutto il rigore della legge. Si tratta di una macchia morale, un danno allo Stato di diritto e ai nostri valori più basilari come popolo e come Stato”.

Anche il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu in una nota ufficiale appena diffusa afferma di condannare “con fermezza i disordini violenti avvenuti questa notte in Samaria e gli attacchi contro le forze di sicurezza giunte sul posto per mantenere la legge e l’ordine”.

“Un piccolo gruppo di facinorosi non rappresenta la popolazione dei coloni in Giudea e Samaria (Cisgiordania) che rispetta la legge, le arreca un enorme danno d’immagine e ostacola le nostre forze nello svolgimento della loro missione”, ha aggiunto Netanyahu esprimendo “pieno sostegno ai soldati dell’IDF e agli agenti della Guardia di frontiera israeliana (Magav) che operano per contrastare il terrorismo e garantire la sicurezza, e chiedo alle autorità competenti di applicare nei confronti dei responsabili tutta la severità prevista dalla legge”.

Incontrando il capo del Comando centrale dell’IDF in Cisgiordania, pure il ministro della difesa Israel Katz ha condannato gli incendi dolosi appiccati da ebrei estremisti nel villaggio palestinese: “vedo da vicino l’incredibile lavoro che le nostre forze stanno svolgendo per contrastare il terrorismo palestinese. A fronte di questo importante sforzo per la sicurezza, spicca la gravità delle azioni di una manciata di rivoltosi (…) che hanno attaccato le forze di sicurezza e incendiato case e proprietà palestinesi. Con le loro stesse mani, stanno ostacolando gli sforzi contro il terrorismo palestinese e distogliendo le forze dalle loro missioni. Questa manciata di rivoltosi non rappresenta i coloni e i responsabili devono essere perseguiti con il massimo rigore previsto dalla legge”.

Reazioni sono giunte anche dall’opposizione israeliana: per il leader dei Democratici Yair Golan “la violenza e i pogrom in Giudea e Samaria (Cisgiordania) non avvengono nel vuoto. Quando un governo crea un clima di illegalità e incoraggia gli estremisti a incendiare il territorio, si assume la responsabilità dello spargimento di sangue”, si legge su X.

Sulla stessa linea il principale avversario di Netanyahu alle elezioni del 27 ottobre Gadi Eisenkot (Yashar): “questa situazione, in cui ognuno fa ciò che vuole, non è un caso né un errore, ma la diretta conseguenza di una politica pericolosa. Una politica che infiamma la zona, danneggia i residenti e mette in pericolo le forze dell’ordine nello svolgimento del loro dovere”, ha scritto su X. “Questi gravi atti sono profondamente riprovevoli. Li condanno con la massima fermezza. Una campagna di terrore e violenza non è né morale né ebraica e danneggia la sicurezza di tutti i residenti, nonché il lavoro delle forze dell’ordine”, ha aggiunto.

Mentre Benny Gantz, leader della coalizione Blu e Bianco, ha affermato che “i rivoltosi stanno danneggiando lo Stato di Israele e i coloni, la stragrande maggioranza dei quali si oppone a questa follia”.

Raccontando di quanto avvenuto nella notte, Muhammad al-Tubasi, a cui appartiene almeno una delle tre case interessate, ha dichiarato al “Times of Israel” di essere stato a sua volta aggredito dal gruppo di coloni, che la sua casa è stata incendiata dalla folla violenta e che i rivoltosi hanno dato fuoco anche alla sua auto, aggiungendo che sono riusciti a fuggire senza riportare ferite solo perché i soldati dell’IDF li hanno messi in salvo e trasferiti su un veicolo militare.

La famiglia Tubasi era stata sfrattata da un gruppo di coloni dalla propria casa alla fine di luglio, dopo un assedio durato diverse settimane, e l’abitazione era stata occupata. Il 6 settembre l’Alta corte di giustizia aveva stabilito che lo Stato deve restituire le case alle famiglie interessate entro due settimane.

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