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mano

Care lettrici e cari lettori,

questo fine settimana presenterò per la prima volta un quiz in un bar e la rassegna stampa odierna mi ha fornito parecchi spunti per possibili domande.

Per esempio: quanto costava in media al mese un premio dell'assicurazione malattia in Svizzera nel 2000? La risposta è 177 franchi. Oggi il costo medio è di 412 franchi. E mentre molte economie domestiche faticano a far fronte all'aumento dei costi sanitari, anche numerosi cantoni prevedono deficit nei loro bilanci del 2027. Gli esperti avvertono che la situazione dovrebbe peggiorare ulteriormente nel 2028.

Mentre scrivo queste righe introduttive, ho già eliminato mentalmente la domanda dalla lista del quiz. Niente rovina l’atmosfera più in fretta che parlare di soldi, soprattutto quando mancano.

Cordiali saluti da Berna

foto su una porta
I ritratti delle vittime affissi sull’entrata del bar Le Constellation di Crans-Montana. Keystone / Jean-Christophe Bott

A oltre nove mesi dalla tragedia dell’incendio di Crans-Montana, la questione di chi dovrà pagare la fattura di 1,5 milioni di franchi per le cure mediche prestate alle vittime italiane continua a far discutere.

Un accordo internazionale tra Paesi europei stabilisce quale Stato debba assumersi i costi delle cure ricevute all’estero. In base all’intesa, la spesa dovrebbe normalmente essere sostenuta dal Paese di residenza del paziente. Roma ha tuttavia ripetutamente dichiarato di non voler pagare la fattura per le 12 vittime italiane ricoverate negli ospedali svizzeri in seguito all’incendio di Capodanno. Il Governo svizzero non ha finora trovato una soluzione. La fattura – stando ai calcoli della Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS – ammonta a circa 1,5 milioni di franchi.

Anche la politica elvetica è divisa sul tema. La parlamentare dei Verdi liberali Céline Weber ritiene che il Consiglio federale debba applicare l’accordo internazionale alla lettera. “Questi accordi non valgono soltanto quando tutto va bene, ma anche quando, purtroppo, sorgono problemi. Mi aspetto che l’Italia rispetti gli accordi che ha sottoscritto con la Svizzera”, ha dichiarato alla RTS.

Di diverso avviso la parlamentare socialista Laurence Fehlmann Rielle, secondo la quale, vista la gravità dell’accaduto, la Svizzera dovrebbe assumersi i costi e “inviare un messaggio chiaro, assumendosi la responsabilità nei confronti delle vittime”.

mano che tende una carta
Sebbene alcuni Cantoni abbiano preventivato un’eccedenza per il 2027, gli esperti avvertono che le modifiche al sistema sanitario potrebbero esercitare ulteriori pressioni sui bilanci cantonali a partire dal 2028. Keystone / Christian Beutler

L’aumento dei costi della sanità in Svizzera non pesa soltanto sui bilanci delle famiglie, ma anche sulle casse dei Cantoni. Circa la metà prevede infatti di chiudere il prossimo anno in deficit.

Tra i Cantoni che hanno già presentato i preventivi per il 2027, i deficit più elevati sono attesi a Ginevra, con 546 milioni di franchi, e nel canton Vaud, con circa 356 milioni.

Zugo, Berna e Zurigo prevedono invece eccedenze di rispettivamente 291, 269 e 207 milioni di franchi. Tuttavia, osserva la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF, le prospettive finanziarie a lungo termine appaiono meno incoraggianti.

Nel 2028 entrerà infatti in vigore un nuovo sistema di finanziamento delle cure, che obbligherà i Cantoni a partecipare ai costi delle cure ambulatoriali. Inoltre, dall’inizio dell’anno devono già contribuire maggiormente ai sussidi per i premi di cassa malati in seguito al controprogetto indiretto all’iniziativa popolare “per premi meno onerosi”. Il Governo stima che questa misura comporterà un costo supplementare di circa 350 milioni di franchi all’anno. Entro il 2030 la cifra dovrebbe sfiorare il miliardo di franchi.

Secondo Ernst Stocker, presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle finanze, ciò avrà probabilmente “importanti conseguenze per la pianificazione finanziaria”.

I dati non sono comunque definitivi: i preventivi dovranno ancora essere approvati dai parlamenti cantonali.

persone in un ufficio
Zurigo è stata la regione con il maggior numero di offerte di lavoro nel settore dell’intelligenza artificiale, con 2’181 posti vacanti, pari al 45% di tutte le posizioni pubblicate in questo settore. Keystone / Gaetan Bally

Tra luglio 2025 e giugno 2026 sono stati pubblicati sui portali svizzeri per l’impiego quasi 5’000 annunci di lavoro legati all’intelligenza artificiale (IA), il 32% in più rispetto all’anno precedente. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la crescita non è stata guidata soprattutto dai grandi gruppi tecnologici, bensì dalle piccole e medie imprese.

Uno studio pubblicato dall’Università di Scienze Applicate e Arti di Lucerna mostra che le PMI hanno contribuito per il 76% all’aumento delle offerte di lavoro nel settore dell’IA.

Anche il settore pubblico ha registrato una crescita delle posizioni legate a questa tecnologia. “L’aumento dei posti di lavoro nel settore pubblico suggerisce che responsabili politici e amministrazioni stiano rafforzando la loro fiducia nell’intelligenza artificiale come tecnologia del futuro”, ha affermato l’autore dello studio Curdin Derungs.

A livello regionale, Zurigo guida nettamente la classifica con 2’181 annunci, pari al 45% del totale nazionale. Un risultato, in questo caso, favorito anche dalla presenza di giganti tecnologici internazionali come Google, Meta e Anthropic. Seguono Ginevra con circa 620 offerte e Berna con circa 590.

Le professioni di Machine Learning Engineer e Data Engineer rappresentano quasi il 40% degli annunci pubblicati.

Non tutti, però, beneficiano della forte domanda di personale. Mentre le opportunità per personale specializzato con esperienza sono aumentate del 42%, il mercato resta difficile per chi si è appena laureato. Solo il 5% delle offerte riguarda infatti posizioni permanenti destinate a profili junior

granit xhaka
Il capitano della nazionale svizzera e del club inglese del Sunderland, Granit Xhaka, ha ammesso di aver commesso un errore. Keystone / Jean-Christophe Bott

Il capitano della nazionale svizzera di calcio Granit Xhaka si è visto affibbiare una pena pecuniaria, sospesa con la condizionale, per aver ottenuto un falso certificato di vaccinazione contro il Covid-19, utilizzato per entrare negli Stati Uniti nell’estate del 2022.

La sanzione corrisponde a 50 aliquote giornaliere da 3’000 franchi ciascuna e sarà effettiva soltanto se il calciatore commetterà un nuovo reato nei prossimi due anni.

Il mese scorso era emerso che Xhaka aveva ottenuto un certificato di vaccinazione falsificato, all’epoca necessario per recarsi negli Stati Uniti. Il 33enne aveva ammesso i fatti e si era pubblicamente scusato.

In un messaggio pubblicato su Instagram, il centrocampista aveva spiegato che all’epoca nutriva “forti riserve riguardo al vaccino contro il Covid-19”. Ha inoltre riconosciuto di aver commesso un errore ottenendo un certificato vaccinale invece di “chiarire i dubbi attraverso i canali appropriati”.

Dopo la decisione della procura, il giocatore ha dichiarato di assumersi pienamente la responsabilità delle proprie azioni. Ha confermato di aver collaborato con gli inquirenti, di aver pagato le spese processuali e di aver accettato il verdetto.

Resta invece da capire quali conseguenze la vicenda potrà avere sulla sua carriera sportiva. “Abbiamo preso atto della decisione della procura”, si è per ora limitata a dichiarare l’Associazione svizzera di football all’agenzia Keystone-ATS.

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