Gli accordi bilaterali difesi dal presidente Ogi al chat di swissinfo
Il presidente della Confederazione, Adolf Ogi, si dice ottimista sull’esito della votazione federale del 21 maggio sugli accordi bilaterali. Ogi ha risposto alle questioni degli internauti in un chat organizzato lunedì dalla SRG-SSR idée suisse.
Rispondendo alle domande in italiano, francese, tedesco e inglese, il Consigliere federale ha dichiarato di attendersi un 60 percento di voti favorevoli agli accordi bilaterali, contro un 40 percento di opinioni contrarie. Ogi ha ribadito il sostegno espresso dal Consiglio federale, nell’interesse di tutto il paese, e ha affermato di essere fiducioso sulla scelta che verrà fatta dal popolo svizzero.
Diversi interrogativi sollevati riguardavano chiaramente le conseguenze della prevista libera circolazione delle persone. Secondo il presidente della Confederazione, non vi è motivo di preoccupazione: già negli ultimi 10 anni la percentuale di cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea è continuamente diminuita. Un maggiore afflusso di manodopera qualificata rientra invece negli interessi della Svizzera.
Ogi ha negato inoltre il rischio di un dumping salariale in seguito all’apertura delle frontiere alla manodopera straniera. La Svizzera rimane infatti libera di adottare ogni provvedimento per impedire tale scenario. L’unica condizione alla quale deve attenersi è di prevedere un trattamento uguale per i cittadini svizzeri e quelli provenienti dall’Unione europea.
Misure di accompagnamento sono state inoltre predisposte per evitare conseguenze negative in relazione alla libera circolazione delle persone. Queste misure, ha ricordato Ogi, non sono state varate per proteggere dei Cantoni come Zurigo o Zugo. Sono state invece decise per salvaguardare le regioni periferiche, tra cui anche il Canton Ticino.
Il presidente della Confederazione ha sottolineato che gli accordi bilaterali non rappresentano un trampolino verso un’adesione all’Unione europea. Una decisione in quest’ambito dovrà in ogni caso venir adottata dal parlamento e dal popolo svizzero. Per il Consiglio federale l’adesione rimane un obbiettivo strategico: per questo motivo la richiesta inoltrata a Bruxelles non è stata ritirata.
Per finire, Ogi ha ammesso che questi accordi, come ogni trattato analogo, presentano dei vantaggi e degli inconvenienti. Trovandosi al centro dell’Europa, la Svizzera deve comunque definire i suoi rapporti con i paesi vicini e gli accordi bilaterali costituiscono sicuramente una chance importante per il nostro paese.
Armando Mombelli
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