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Il cinema svizzero piange Daniel Schmid

Daniel Schmid ha al suo attivo una dozzina di film Keystone

La morte del regista grigionese Daniel Schmid ha suscitato cordoglio in tutto il mondo del cinema e della cultura in Svizzera.

La stampa lo ricorda come uno dei più importanti rappresentanti del cinema elvetico, ma anche come «un cittadino del mondo», sensibile e poetico.

«Sono profondamente triste, era un buon collega»: così ha reagito Alain Tanner alla notizia della morte di Schmid. «I nostri film sono completamente diversi, ma l’apprezzavo molto», ha osservato il regista ginevrino.

Secondo Tanner, le migliori pellicole del regista grigione sono state le prime, in particolare «La Paloma» uscita nel 1974. «Per me non era un critico sociale. D’altronde, qualche anno fa, mi confessò di non capire nulla di quel che sta succedendo oggi nel mondo», ha dichiarato il ginevrino all’agenzia ATS.

«Era una persona sensibile. Scompare uno dei nostri maggiori registi», ha dichiarato dal canto suo il responsabile della sezione cinema dell’Ufficio federale della cultura Nicolas Bideau. Ricordando «Beresina», una delle realizzazioni più note e di successo di Schmid, Bideau ha detto che si è trattato di un «film riuscito, popolare ma anche di qualità, dove non mancano gli accenti critici nei confronti dei militari, ma anche gli spunti divertenti e intelligenti».

Beresina fu ben accolto al Festival del film di Locarno, ma anche al festival di Cannes. L’Ufficio federale della cultura lo aveva proposto agli Oscar quale migliore film straniero.

L’eco nella stampa

La morte del regista grigionese ha suscitato un’ampia eco anche nella stampa svizzera. Il Tages Anzeiger ricorda Schmid soprattutto come il più cosmopolita dei registi svizzeri. «Da una parte egli è grigionese in senso stretto, con forti radici in quella regione montagnosa, l’aspro dialetto compreso. D’altra parte è guidato da una prospettiva artistica che lo condurrà al di là della tappa obbligata dei paesi vicini, nel Maghreb e nell’Estremo Oriente», scrive il quotidiano zurighese.

Le Temps cita dal canto suo il direttore delle Giornate svizzere del cinema di Soletta, Ivo Kummer: «Daniel Schmid viveva veramente per il suo mestiere. Non praticava assolutamente il professionalismo promosso attualmente dalle istanze federali. Anche lui ha avuto delle idee, ha inventato dei concetti, ma li ha sempre modificati con l’improvvisazione durante la fase di creazione. Non era un dogmatico. Dobbiamo ricordare la sua lezione: Daniel Schmid era un uomo libero e i suoi film sono la testimonianza di un’arte aperta».

Il quotidiano basilese Basler Zeitung rileva che Schmid, pur appartenendo alla generazione del nuovo cinema svizzero, si considerava sempre «in prima linea come artista, non come portavoce di idee politiche o di critica sociale».

Anche la Neue Zürcher Zeitung sottolinea il carattere internazionale di Schmid e la sua distanza dal cinema impegnato. «Tuttavia proprio i suoi primi due film sono fra i lavori più radicali del giovane cinema svizzero. Film che non si interessano a non meglio specificate manifestazioni o azioni, ma che pongono questioni fondamentali sulla società».

Dalle montagne grigionesi al mondo

Il regista cinematografico grigionese Daniel Schmid (64 anni) è deceduto nella notte tra sabato e domenica. Da tempo era malato di cancro. Schmid è uno dei registi svizzeri più noti all’estero. Nel 1999, la rassegna cinematografica del cinema di Locarno gli ha assegnato il Pardo d’onore per la sua opera.

Schmid nasce a Flims da una famiglia di albergatori il 26 dicembre 1941. Cresce nell’albergo di famiglia i cui ospiti abituali sono Douglas Sirk, Max Brod, Thomas Mann, Otto Preminger e Anna Freud. Dal 1962 studia storia, storia dell’arte, scienze politiche a Berlino. Oltre a studiare, lavora come interprete, giornalista e traduttore.

Schmid incomincia la sua carriera cinematografica nel 1966, quando viene ammesso alla DFFB (l’Accademia tedesca di cinema e televisione), che abbandona di lì a poco. Insieme con Rainer Werner Fassbinder e Werner Schroeter, vive la contestazione studentesca tra Monaco e Berlino, ma senza alcun coinvolgimento romantico.

Sessantottino critico

Questo atteggiamento critico è particolarmente visibile nella sua prima pellicola, «Heute Nacht oder nie» (Stanotte o mai, 1972), che segue «Fate tutto nell’oscurità per risparmiare la luce al vostro signore», un film per la televisione svizzero-tedesca.

Si tratta di una grottesca parabola sull’immutabilità delle classi sociali duramente criticata dalla sinistra che vi vede la rappresentazione del fallimento del ’68. «Quello che mi è sempre piaciuto è giocare con le forme, mistificare», raccontò Schmid al proposito. «Il mio è come il viaggio di un contrabbandiere tra nord e sud, tra lirica e cinema, tra documentario e fiction».

Il suo film Paloma (1974), considerato dalla critica il suo capolavoro, riassume in sé tutti questi aspetti. Tra le sue opere, da ricordare Jenatsch (1987), Il Bacio Di Tosca (1984), Violanta (1977), Heute Nacht Oder Nie (1972). E ancora Hècate (1982), Off Season (Fuori stagione) (1992).

Schmid ha al suo attivo anche lungometraggi e documentari, nonché numerosi cortometraggi e servizi per la televisione. Schmid si è inoltre dedicato alla messa in scena di opere liriche, curando ad esempio la regia de «I puritani» di Bellini, nel 1995 a Ginevra, e quella de «Il trovatore» di Verdi, nel 1996 a Zurigo.

Poco tempo fa il regista aveva dovuto interrompere per motivi di salute la lavorazione al suo nuovo film, «Portovero», su sceneggiatura dello statunitense Barry Gifford.

swissinfo e agenzie

1970: Thut alles im Finstern (Fate tutto nell’oscurità)
1972: Heute Nacht oder Nie (Stanotte o mai)
1974: La Paloma
1976: Schatten der Engel (L’ombra degli angeli)
1977: Violanta
1981: Notre-Dame de la Croisette
1982: Hécate
1983: Imitation of Life (Douglas Sirk)
1984: Il Bacio di Tosca
1987 Jenatsch
1991: Les Amateurs
1992: Hors Saison (Fuori stagione)
1995: The Written Face (La faccia scritta)
1999: Beresina

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