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“Il Ticino? Un campo base meraviglioso”

Il fotografo e cineasta ticinese Edo Bertoglio parla dell'importanza delle origini. www.pardo.ch

Occhiali grandi, con una montatura nera spessa, incorniciano la grande dolcezza del volto di Edo Bertoglio, a Locarno con il suo film "Face Addict".

Attaccato alla sua terra di origine, ma con il cuore e la mente aperta sul mondo, Bertoglio ci parla appunto del suo amore per il Ticino.

Nel bel mezzo del film “Face Addict” – dedicato alla “Downtown scene” di New York tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottana – Edo Bertoglio ripesca dalla memoria un momento importante: “Mia madre mi ripete di non dimenticare da dove vengo. Ma sono proprio le mie origini ad avermi portato sin qui”.

swissinfo: Quanto contano le origini e quanto hanno pesato nella sua esperienza?

Edo Bertoglio: Me ne sono andato dal Ticino perché non mi offriva quelle opportunità che ritenevo necessarie per la mia esperienza artistica e personale. Avevo bisogno delle grandi città.

E quando mia madre venne a New York in un momento per me drammatico, accortasi del mio stato di dipendenza dalla droga mi disse: “Edo, ricordati da dove vieni”. La mia rinascita è partita proprio da lì: da una semplice frase che mi ha però portato a riflettere profondamente.

Di ritorno in Ticino, un giorno mia madre mi portò alla chiesa di Castagnola. Era una giornata chiara, bellissima, limpida, vedevo il Golfo di Lugano. Lei mi guardò e mi disse: “Vedi Edo, questo è il tuo paese”. Ed è proprio da lì che ho deciso di voltare pagina.

swissinfo: Che cosa le piace del Ticino?

E.B.: E’ una bellissima terra, con una natura rigogliosissima. Il mio rinnovamento personale è anche legato alla riscoperta della natura; un contatto che mi ha aiutato tantissimo.

Per anni mi sono sempre alzato il mattino presto e con il mio cane andavo a passeggiare nei boschi, per ore e ore, in qualsiasi stagione. Una boccata d’ossigeno interiore che mi ha rigenerato. Che mi ha aiutato a riordinare le idee, a ritrovare la voglia di vivere. Quella voglia di vivere che la droga aveva spento.

swissinfo: Ricominciare, dunque, da dove si è nati…

E.B.: Certamente: l’ho scoperto quando sono tornato. Nella vita di un uomo è necessario avere delle origini forti, poiché queste aiutano ad uscire da situazioni difficili, disperate, spesso impossibili da gestire.

Ecco allora che le radici, la famiglia, i vecchi amici ritrovati, si trasformano in uno straordinario strumento di rinascita.

swissinfo: L’italianità, la sua appartenenza alla cultura italiana, in che modo hanno influenzato il suo percorso?

E.B.: E’ una domanda difficile, che non mi sono mai veramente posto. Anche perché, in un certo senso, andando via da Lugano, ho voluto staccarmi completamente da questa cultura. Sono infatti andato a studiare prima a Parigi, poi a Londra e infine a New York.

L’italianità ha certamente riacquistato tutto il suo peso adesso. Adesso che sono tornato, che ho voltato pagina. Forse per rispondere alla domanda dovremmo rivederci fra qualche anno…

swissinfo: Di ritorno da New York, che ha conosciuto in un momento di fermento culturale ed artistico irripetibile, quale è il suo sguardo sul cinema italiano?

E.B.: Mi sembra davvero molto dinamico. Conosco tanti registi giovani che cominciano a muovere i primi passi in questo mondo. C’è una grande volontà di realizzare progetti e questa creatività mi fa piacere. Insomma, non mi sento più solo, finalmente!

Al mio ritorno ho trovato un humus culturale e delle opportunità che prima non c’erano e che ora mi permettono di continuare il mio lavoro.

swissinfo: Fotografia o cinema, quella delle due sente più vicino?

E.B.: La fotografia è una passione radicata in me molto profondamente. E’ stato mio padre, quando era davvero molto giovane, ad insegnarmi le prime cose. Poi il film ” Blow up” di Antonioni è stato per molti fotografi, me compreso, un incitamento alla carriera. Il rapporto con la fotografia è diverso: posso lavorare da solo, è un approccio più intimo e in un certo senso più facile.

Nel cinema è tutto molto più complesso e laborioso: ci vuole molto più tempo, molti soldi e molti mezzi.

swissinfo: Nuove iniziative in vista?

E.B.: Certo, ho davvero voglia di realizzare numerosi progetti. E credo che il filone sui cui lavorerò riguarderà le ossessioni della gente. Forse perché, essendo io stesso un po’ ossessivo, riuscirò a conoscermi meglio.

swissinfo: E il Ticino?

E.B.: Il Ticino resta per me un campo base meraviglioso, il migliore che ci sia. Un luogo speciale per la mia vita, la casa in cui tornare e da cui ripartire. Perché la voglia di scoprire nuove realtà e di viaggiare mi è rimasta dentro. Fa parte di me.

swissinfo, Françoise Gehring, Locarno

Edo Bertoglio nasce a Lugano nel 1951
Nel 1975 si diploma in regia e montaggio al “Conservatoire Libre du Cinéma Français” di Parigi.
A Londra frequenta la Jones School of English, poi si trasferisce a New York
Trascorre 14 anni della sua vita nella Grande Mela, lavorando come fotografo per diverse riviste di moda e d’arte americane e internazionali
Nel 2005 presenta “Face Addict” in prima mondiale al Festival di Locarno

A New York, dal 1978 al 1981, Edo Bertoglio collabora regolarmente alla rivista “Interview” di Andy Wharol. Esperienza da cui nascerà il film “Downtown 81”.

Ultimato nel 1999 e presentato a Cannes nel 2000, è un ritratto del pittore Jean-Michel Basquiat, morto di overdose a soli 28 anni e considerato il Jimi Hendrix dell’arte

Face Addict mette in luce la vitalità della comunità artistica newyorchese dei primi anni ’80. Tra i coproduttori di “Face Addict” la RTSI e “Amka Films” di Tiziana Soudani (Svizzera) e Marco Müller per Downtown Pictures (Italia).

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