The Swiss voice in the world since 1935

La Svizzera affronta il nodo delle opere d’arte trafugate dai nazisti e dei beni coloniali 

L'ex consigliera federale Simonetta Sommaruga interviene durante una conferenza stampa organizzata dalla Commissione per il patrimonio culturale con un passato problematico (KHBK in tedesco), di recente istituzione, di cui è presidente. Berna, 30 settembre 2026.
L'ex consigliera federale Simonetta Sommaruga interviene durante una conferenza stampa organizzata dalla Commissione per il patrimonio culturale con un passato problematico, di recente istituzione, di cui è presidente. Berna, 30 settembre 2026. Keystone / Anthony Anex

La Svizzera ha istituito una nuova commissione incaricata di esaminare le controversie legate alle opere d’arte saccheggiate durante il nazismo e ai beni culturali provenienti dal contesto coloniale. A guidarla sarà l’ex presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. L’organismo formulerà raccomandazioni sui casi contestati. Sommaruga ha spiegato a Swissinfo gli obiettivi e le priorità del suo mandato. 

A quasi tre decenni dall’adesione a un accordo internazionale sulla gestione delle opere d’arte trafugate dai nazisti presenti nelle collezioni pubbliche, la Svizzera dispone ora di una Commissione incaricata di pronunciarsi sulle richieste di restituzione. La Commissione per il patrimonio culturale storicamente problematicoCollegamento esterno ha annunciato a settembre di essere pronta a esaminare le domandeCollegamento esterno presentate dalle vittime di spoliazioni e dai loro eredi per il recupero di beni culturali sottratti e conservati nei musei svizzeri. 

Nel 1998 la Svizzera, insieme ad altri 43 Paesi e organizzazioni, aderì ai Principi della Conferenza di WashingtonCollegamento esterno, un insieme di linee guida non vincolanti che invitano gli Stati a dotarsi di strutture nazionali per favorire la restituzione delle opere saccheggiate durante il nazismo. La Svizzera si unisce così a un ristretto gruppo di Paesi che hanno già intrapreso questa strada: Austria, Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito hanno infatti istituito commissioni analoghe oltre vent’anni fa. 

“In Svizzera le cose a volte richiedono un po’ più di tempo”, ha dichiarato Simonetta Sommaruga, presidente della nuova Commissione. “Ma questo non significa che nel Paese non sia stato fatto nulla. Alcuni musei hanno adottato approcci molto avanzati negli ultimi anni e decenni”. 

Sommaruga cita come esempio il Museo d’arte di Berna. Nel 2014 l’istituzione ha ereditato la controversa collezione di Cornelius Gurlitt, figlio del mercante d’arte Hildebrand Gurlitt, che acquistò opere nella Francia occupata destinate al “Führermuseum” progettato da Adolf Hitler. 

Secondo Sommaruga, il modo in cui il museo ha gestito questa eredità problematica, attraverso approfondite ricerche sulla provenienza delle opere e la restituzione di quelle sottratte agli ebrei o cedute sotto costrizione, “ha stabilito standard internazionali”. 

“A mio avviso, la questione fondamentale è che la Svizzera deve assumersi le proprie responsabilità come Stato”, ha affermato. “Durante la Seconda guerra mondiale, come oggi, la Svizzera era un importante mercato per l’arte e i beni culturali”.

Una donna davanti a un dipinto.
Nina Zimmer posa accanto al dipinto di Henri Matisse “La camicetta blu”. Quando Georges F. Keller iniziò a donare al Kunstmuseum di Berna dipinti di maestri come Matisse e Dalí, la sua reputazione era ormai consolidata. Il cittadino svizzero-brasiliano era stato un rispettato mercante d’arte che, dagli anni Cinquanta fino alla sua morte nel 1981, aveva donato 116 opere al museo. Ma il Museo cercando la provenienza del delle opere si è imbattuto in un documento d’archivio che collegava Keller a Etienne Bignou, un uomo oggi considerato un mercante d’arte “sospetto” poiché commerciava opere d’arte con i tedeschi nella Parigi occupata dai nazisti. Fabrice Coffrini / AFP

Collezioni controverse 

L’impulso alla creazione della nuova Commissione è nato anche da una serie di controversie che negli ultimi anni hanno suscitato un ampio dibattito in Svizzera. In particolare, la collezione di capolavori impressionisti della Fondazione Bührle, esposta dal 2021 nella nuova ala del Museo d’arte di Zurigo, ha suscitato numerose critiche e interrogativi. 

Al centro delle polemiche vi è la figura di Emil Bührle, l’industriale svizzero che costruì la propria fortuna vendendo alla Germania nazista i cannoni antiaerei prodotti dalle sue fabbriche. È inoltre accertato che acquistò dipinti sottratti ai loro proprietari ebrei durante il periodo delle persecuzioni naziste. 

La Commissione svizzera si distingue dalle sue omologhe europee perché si occuperà anche delle richieste relative ai beni culturali provenienti dai contesti coloniali. In altri Paesi questi casi vengono generalmente trattati da organismi separati. Nessun’altra commissione nazionale è infatti competente per entrambe le categorie di controversie. 

“Sebbene la Svizzera non abbia mai avuto colonie proprie, gli svizzeri sono stati coinvolti nei contesti coloniali in vari modi, anche attraverso il commercio, l’attività missionaria e la ricerca”, ha dichiarato Sommaruga. “Il Parlamento ha creato un quadro giuridico unico nel suo genere, oltre che coraggioso e lungimirante”. L’ampio mandato della Commissione richiede inoltre competenze molto diverse tra loro. Ne fanno parte esperti ed esperte di diritto, storia dell’arte, etica, museologia, storia coloniale e storia del XX secolo.

Il dipinto di Claude Monet “L’Homme à l’ombrelle” sarà esposto al Kunsthaus Zürich nel 2024. Il museo sta ora mettendo in vendita l’opera d’arte dopo aver raggiunto un accordo con gli eredi di un collezionista ebreo che era stato costretto a venderla mentre fuggiva dal regime nazista.
Il dipinto di Claude Monet “L’Homme à l’ombrelle” esposto al Kunsthaus Zürich dal 2024. Il museo sta ora vendendo l’opera d’arte dopo aver raggiunto un accordo con gli eredi di un collezionista ebreo che era stato costretto a venderla mentre fuggiva dal regime nazista. Keystone / Michael Buholzer

Una figura autorevole

Alcuni musei svizzeri hanno già preso l’iniziativa di restituire beni provenienti dai contesti coloniali. All’inizio di quest’anno, i musei etnografici di Ginevra e dell’Università di Zurigo, insieme al Museo Rietberg di Zurigo, hanno concordato di restituire alla NigeriaCollegamento esterno 18 “bronzi del Benin”, probabilmente saccheggiati dalle truppe britanniche durante una spedizione militare nel 1897. In base all’accordo con il Governo nigeriano, altri dieci oggetti, anch’essi di provenienza controversa, rimarranno in prestito nei musei svizzeri, pur essendo passati formalmente sotto la proprietà della Nigeria. 

Secondo Sommaruga, soluzioni innovative di questo tipo potrebbero offrire spunti anche per il lavoro della Commissione, che avrà inoltre la possibilità di svolgere un ruolo di mediazione nelle controversie. 

Da sinistra: il capo Nosakhare Nelson Agbonifi, l’Ebagua del Benin, Olugbile Holloway, direttore generale della Commissione nazionale nigeriana per i musei e i monumenti (NCMM), Babatunde Adebiyi (NCMM) e il capo Osas Gabriel Edebor-Asuen, l’Obazughanwen del Benin, posano con alcuni dei reperti del Benin durante la cerimonia di trasferimento della proprietà tenutasi nel municipio di Zurigo, il 20 marzo 2026.
Da sinistra: il capo Nosakhare Nelson Agbonifi, l’Ebagua del Benin, Olugbile Holloway, direttore generale della Commissione nazionale nigeriana per i musei e i monumenti (NCMM), Babatunde Adebiyi (NCMM) e il capo Osas Gabriel Edebor-Asuen, l’Obazughanwen del Benin, posano accanto ad alcuni dei reperti del Benin durante la cerimonia di trasferimento della proprietà tenutasi nel municipio di Zurigo il 20 marzo 2026. Keystone / Claudio Thoma

“Ritengo che, nello spirito dei Principi della Conferenza di Washington, la restituzione non debba necessariamente essere l’unica risposta o la sola soluzione giusta ed equa”, ha affermato. “Esistono altre possibilità e la Commissione intende lasciare deliberatamente aperta la definizione di ciò che può costituire una soluzione giusta ed equa nei singoli casi”. 

Avendo ricoperto per due volte la carica di presidente della Confederazione, Sommaruga è una figura di primo piano della vita pubblica svizzera e conferisce particolare autorevolezza alla nuova Commissione. In passato si è già confrontata con altre questioni storiche irrisolte e altrettanto delicate. 

Da ministra della giustizia, ha commissionato il primo rapporto sulle pratiche di lavoro minorile coercitivo in Svizzera. Per decenni, decine di migliaia di bambine e bambini furono sottratti alle loro famiglie e collocati presso aziende agricole, nell’ambito di un sistema di affidamento forzato che proseguì fino agli anni Ottanta. Nel 2013 Sommaruga ha rivolto scuse ufficiali alle vittime. 

Ancora popolare e vicina al suo elettorato anche dopo aver lasciato il governo: Simonetta Sommaruga, a destra, durante una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne a Berna (novembre 2024).
Ancora popolare e vicina al suo elettorato dopo aver lasciato il Governo: Simonetta Sommaruga, a destra, durante una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne a Berna (novembre 2024). Keystone / Peter Klaunzer

Guardare al passato, senza distogliere lo sguardo

“Ho sempre sostenuto che un Paese debba confrontarsi con la propria storia e non distogliere lo sguardo, soprattutto quando si tratta di questioni difficili o dolorose”, ha affermato. 

Sommaruga definisce la questione dei resti umani presenti nelle collezioni svizzere “estremamente delicata”, un tema che “solleva interrogativi etici particolarmente complessi”. La Commissione ne ha fatto una delle proprie priorità e intende stilare un inventario dei resti conservati nelle collezioni e dei loro luoghi di origine. 

Anche in questo ambito alcuni musei svizzeri hanno già mosso i primi passi. A settembre, per esempio, il Museo di storia naturale di Basilea ha restituito ai discendenti del popolo Kawésqar (Cile) i resti di tre persone. Quei resti erano stati utilizzati nell’ambito di ricerche pseudo-scientifiche di carattere razziale, che riducevano gli esseri umani a oggetti di studio e contribuivano a legittimare gerarchie razziste e pratiche di dominio coloniale. 

Alla guida della KHBK: Simonetta Sommaruga, al centro, interviene insieme al vicepresidente della KHBK Felix Uhlmann, a sinistra, e a Vijtha Fernandes, capo della segreteria della KHBK, a destra, durante la conferenza stampa che ha dato il via ai lavori della commissione.
Alla guida della Commissione per il patrimonio culturale con un passato problematico: Simonetta Sommaruga, al centro, interviene insieme al vicepresidente della Commissione Felix Uhlmann, a sinistra, e a Vijtha Fernandes, capo della segreteria della Commissione, a destra, durante la conferenza stampa che ha dato il via ai lavori della commissione. Keystone / Anthony Anex

Un’altra priorità della Commissione, ha spiegato Sommaruga, riguarda la collezione della ConfederazioneCollegamento esterno, che comprende circa 22’000 oggetti raccolti nell’arco di oltre un secolo e distribuiti tra musei e uffici federali. 

“La Commissione ritiene che la Confederazione debba dare l’esempio nel modo in cui gestisce il patrimonio culturale storicamente problematico presente nelle proprie collezioni”, ha affermato. “Per essere credibile, non può formulare raccomandazioni che la Confederazione stessa non sarebbe disposta a seguire nella gestione del proprio patrimonio culturale”. Per questo motivo, la Commissione intende approfondire quanto è stato fatto finora. “Come vengono trattati i casi in cui emergono sospetti sulla provenienza delle opere? E quali approcci sono stati adottati finora per trovare soluzioni?”. 

Alla Commissione sono già giunte le prime segnalazioni relative a possibili richieste di restituzione, ha dichiarato Sommaruga. Resta però difficile prevedere quale sarà il volume di lavoro effettivo. “Tra un anno saremo in una posizione migliore per valutarlo”. 

Altri sviluppi

A cura di Virginie Mangin/ds

Tradotto dall’inglese/fra

Articoli più popolari

I più discussi

Preferire Swissinfo su Google

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR