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Le fantastiche macchine di un genio

Diventare il primo uomo a volare era una delle più grandi ossessioni di Leonardo

Diventare il primo uomo a volare era una delle più grandi ossessioni di Leonardo

Da dove traeva ispirazione Leonardo da Vinci per disegnare le sue macchine? Con 50 modelli e altrettanti schizzi, il Museo di storia naturale di Neuchâtel invita a riscoprire lo scienziato rinascimentale, attento osservatore del mondo naturale e animale.

Imitare gli uccelli. Uno dei grandi sogni di Leonardo da Vinci era di riuscire a librarsi nell'aria, come testimoniano i progetti di ali, di paracadute o il famoso ornitottero che l'artista e scienziato toscano ha trasmesso alla posterità nei suoi famosi codici.

"Durante tutta la sua vita la sua più grande ossessione è stata quella di riuscire a essere il primo uomo a volare ", ci dice Gabriele Niccolai, presentandoci i modelli di legno esposti al Museo di storia naturale di Neuchâtel.

Da oltre quarant'anni, il padre Carlo cerca di riprodurre le macchine di Leonardo, basandosi sui suoi schizzi. Un lavoro da certosino, poiché decifrare la fitta scrittura dello scienziato fiorentino è tutt'altro che semplice. Leonardo, che era mancino, scriveva infatti da destra a sinistra (il museo mette a disposizione degli specchi per chi volesse tentare di leggere i suoi codici). Inoltre, aggiunge Gabriele Niccolai, "Leonardo non scriveva mai un progetto finale, perché non voleva essere copiato".

L'arte del dettaglio

"In un primo tempo Leonardo ha cercato di imitare il volo degli uccelli, progettando macchine ad ali battenti che dovevano essere mosse dalla forza umana", spiega Christoph Dufour, conservatore del museo. "In seguito, analizzando la planata dei rapaci, si è orientato piuttosto verso il deltaplano".

Leonardo, come lui stesso scriveva, aveva infatti capito che "il peso dell'uomo potersi, mediante una gran larghezza d'alie, sostenersi infra l'aria".

"È stato un precursore nella dinamica dei fluidi e per primo ha scoperto che il flusso dell'aria aveva delle analogie con, ad esempio, quello dell'acqua", aggiunge Gabriele Niccolai.

Ciò che colpisce nel genio di Leonardo è soprattutto la cura del dettaglio. Non solo si preoccupava di come poter volare, ma pure di cosa fare una volta in aria. Per controllare la posizione di volo delle sue macchine volanti e indicare la direzione del vento, aveva ad esempio progettato pure un inclinometro e un anemometro.

Pioniere della bionica

A far da filo conduttore all'esposizione, suddivisa in quattro sezioni (meccanica, volo, idraulica e macchine da guerra), è soprattutto la principale fonte d'ispirazione di Leonardo: la natura e il mondo animale.

Questo aspetto si ritrova non solo nelle macchine volanti, ma anche in molti altri marchingegni. Prima di ideare delle imbarcazioni equipaggiate con armi da fuoco, Leonardo si era ispirato dall'ingegneria navale romana per un progetto di un battello sul quale era montata un'enorme falce, con la quale tagliare le vele e ridurre in pezzi le navi nemiche.

"L'aveva soprannominata 'escorpio', ma non si era ispirato solo allo scorpione", spiega Gabriele Niccolai, mostrandoci il movimento della falce, che ricorda quello dell'ala di un uccello.

Osservando che i pesci con un corpo allungato sono più veloci, Leonardo aveva anche progettato proiettili di cannone di forma ogivale, dotandone alcuni anche di alette. Lo studio dell'anatomia, lo aveva poi aiutato per ideare un automa cavaliere, che avrebbe dovuto poter eseguire movimenti analoghi a quelli dell'essere umano. Un antenato dei moderni robot, che verosimilmente avrebbe dovuto animare le feste della corte sforzesca di Milano.

Cinquecento anni prima della creazione del velcro o dei costumi da nuoto in poliuretano che imitano la pelle degli squali – invenzioni ricordate negli affissi disseminati nell'esposizione – Leonardo era insomma un pioniere della bionica, quel ramo dell'ingegneria che tenta di applicare alla tecnologia sistemi presenti in natura.

Intuizioni geniali

"Certo, la maggior parte dei progetti di Leonardo erano votati al fallimento e alcuni erano veramente deliranti", osserva Christophe Dufour, mostrando un dispositivo che avrebbe dovuto permettere all'uomo di camminare sull'acqua.

"Non si sa quante macchine siano state realmente costruite", sottolinea dal canto suo Gabriele Niccolai. "A volte Leonardo disegnava dei progetti più che altro per dimostrare dove poteva arrivare la sua immaginazione".

Spesso, comunque, le sue intuizioni erano geniali, come ad esempio il ponte ad incastro, che può essere costruito "senza ferro né corda", e che il visitatore dell'esposizione può tentare di ricomporre. Oppure un ingranaggio che permette di variare le velocità di rotazione, un antenato dei moderni cambi delle auto. O ancora i primi cuscinetti a sfera.

Senza dimenticare poi il suo paracadute, che fu sperimentato alcuni anni fa in Australia e che, malgrado tutti i problemi, dimostrò una certa efficacia.

Ma in fin dei conti poco importa cosa abbia portato a termine o meno. Lo storico dell'arte Giorgio Vasari probabilmente l'aveva capito prima di tutti: "Vedesi bene che Lionardo per l'intelligenza dell'arte cominciò molte cose e nessuna mai ne finì, parendogli che la mano aggiungere non potesse alla perfezione dell'arte nelle cose che egli s'imaginava...".

Daniele Mariani, swissinfo.ch

L'esposizione

L'esposizione Le Macchine di Leonardo da Vinci si può visitare dal 28 marzo al primo agosto 2010 al Museo di storia naturale di Neuchâtel.

La mostra si basa sui modelli creati da oltre quarant'anni dall'italiano Carlo Niccolai, basandosi sugli schizzi di Leonardo.

Da sette anni, questi modelli sono presentati in mostre itineranti. È la prima volta che l'esposizione giunge in Svizzera.

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Biografia di Leonardo

15 aprile 1542: nascita di Leonardo a Vinci, in Toscana.

1469: inizia un apprendistato nella bottega del pittore Verrocchio a Firenze.

1472: diventa membro della Compagnia dei pittori fiorentini.

1473: realizza la sua prima opera certa, il Paesaggio con valle dell'Arno.

1475: dipinge l'Annunciazione.

1482: soggiorna presso la corte di Ludovico Sforza a Milano; la collaborazione con la corte sforzesca prosegue fino al 1499. In questo periodo dipinge alcune tra le sue opere più importanti, come l'Ultima Cena e la Vergine delle Rocce.

1499-1500: lascia Milano e si reca a Mantova, Venezia, Firenze.

1503-1508: è di nuovo a Firenze, dove dipinge la Gioconda e si dedica a tempo pieno a ricerche scientifiche, biologiche, idrologiche…

1514-1516: si installa a Roma dove dipinge la sua ultima opera pittorica, San Giovanni Battista.

1517: si reca in Francia, su invito di Francesco I, figlio del Re.

2 maggio 1519: muore a Cloux all'età di 67 anni .

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