Guerra in Iran e diritto della neutralità, il Governo svizzero di fronte a una decisione delicata
Se la guerra con l’Iran dovesse protrarsi, il Consiglio federale sarebbe obbligato ad applicare il diritto della neutralità. Ciò comporterebbe restrizioni ai sorvoli dello spazio aereo svizzero e all’esportazione di armi verso gli Stati Uniti. Per l’industria bellica elvetica la posta in gioco è alta.
In seguito all’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran, il Consiglio federale potrebbe presto essere alle prese con questioni complesse che riguardano i rapporti con gli USA. E questo, mentre i due Paesi stanno negoziando un accordo commerciale e i rapporti tra Berna e Washington non sono dei migliori.
Se la guerra con l’Iran dovesse durare a lungo o ampliarsi, la Svizzera dovrebbe infatti applicare il diritto della neutralità anche nei confronti degli Stati Uniti. “Ciò significherebbe, per esempio, che il nostro spazio aereo verrebbe chiuso ai velivoli militari statunitensi”, afferma il ministro degli esteri Ignazio Cassis.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) precisa che la durata e l’intensità del conflitto sono determinanti per l’applicazione del diritto della neutralità: “Al momento non è ancora possibile stabilire se l’escalation in Medio Oriente soddisfi i criteri richiesti”. Né il DFAE né il suo responsabile Ignazio Cassis indicano quando verrebbe superata questa soglia.
>> Leggi il nostro approfondimento sulla neutralità svizzera:
Altri sviluppi
La neutralità della Svizzera: dove sta andando?
Il Consiglio federale era intervenuto durante le guerre in Kosovo e in Iraq
L’ultima volta che la Svizzera ha applicato il diritto della neutralità nei confronti degli USA risale alla guerra del Kosovo nel 1999 e all’attacco all’Iraq nel 2003. In entrambi i casi, il Consiglio federale vietò agli Stati Uniti i sorvoli militari sul territorio elvetico. Anche l’esportazione di materiale bellico verso gli USA fu soggetta a restrizioni.
USA, un cliente estremamente importante per l’industria bellica svizzera
Gli Stati Uniti sono il secondo principale Paese di destinazione delle esportazioni svizzere di materiale bellico, dopo la Germania. Nei primi tre trimestri dello scorso anno, le aziende elvetiche del settore hanno fornito agli USA armi ed equipaggiamenti militari per un valore di circa 74 milioni di franchi.
Per quanto riguarda l’acquisto di beni a duplice uso — cioè prodotti industriali utilizzabili sia a fini militari sia civili — gli Stati Uniti, come la maggior parte dei Paesi europei e occidentali, godono di uno statuto privilegiato: possono acquistare determinati beni in Svizzera senza essere soggetti a controlli specifici da parte della Segreteria di Stato dell’economia (Seco).
Il Consiglio federale stabilisce a scadenze regolari i Paesi verso i quali è possibile esportare sulla base di un’autorizzazione generale ordinaria, senza controlli supplementari.
La questione dell’esportazione di armi genera nervosismo a Palazzo federale, poiché gli Stati Uniti non sono solo un fornitore, ma anche un cliente importante: dopo la Germania, rappresentano il secondo mercato più rilevante per l’industria svizzera degli armamenti. Sono significative anche le esportazioni di beni a duplice uso, impiegabili sia in ambito civile che militare.
>> L’industria bellica svizzera è già confrontata con una situazione difficile in Europa, come spieghiamo qui:
Altri sviluppi
La Svizzera allenta le norme sull’esportazione di armi per tutelare le proprie industrie belliche
Le autorità federali mostrano già ora “prudenza”
Se la guerra con l’Iran dovesse continuare, il Consiglio federale dovrà riesaminare la vendita di armamenti agli Stati Uniti. Già ora ci si chiede se le autorità debbano o possano trattare le domande di esportazione pendenti alla luce dell’evoluzione incerta della situazione.
Sembra che la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) abbia già preso provvedimenti: “Le autorità svizzere mostrano già ora prudenza nei settori rilevanti per il mantenimento della neutralità”, scrive la Seco in risposta a SRF. I responsabili non precisano in quali ambiti la Seco, in qualità di autorità di autorizzazione e di controllo, stia esercitando tale prudenza.
Altri sviluppi
La nostra newsletter sulla politica estera
Una decisione strategica
Laurent Goetschel, professore di scienze politiche all’Università di Basilea e direttore della Fondazione svizzera per la pace, afferma che il Consiglio federale dovrebbe applicare il diritto della neutralità se la guerra dovesse durare altre quattro settimane, come annunciato dal presidente statunitense Donald Trump.
“Qualunque sia la decisione del Consiglio federale, ci saranno delle conseguenze”, prevede Goetschel. Se il Governo non applicherà il diritto della neutralità, sarebbe il segnale che la neutralità è relegata in secondo piano. Se invece lo farà, andrebbe incontro alle critiche. “Ma sarebbe anche il segno che la Svizzera intende comportarsi come ha sempre fatto”, aggiunge.
Per ora, dopo pochi giorni di guerra, il Consiglio federale ritiene di avere ancora margine per non prendere una posizione definitiva. La posta in gioco è alta: sia per l’industria bellica elvetica, che per le relazioni tra Svizzera e Stati Uniti.
Altri sviluppi
Traduzione con il supporto dell’IA/lj
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.