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Nella pelle di un ragazzo di strada

Estefania, Fabiana, Massimo e Benoît: pronti ad affrontare la strada swissinfo.ch

Venerdì e sabato sulle strade di tutta la Svizzera oltre 5000 ragazze e ragazzi rispondono all'appello di Terre des Hommes per la Giornata dei diritti dell'infanzia.

Per alcune ore i giovani svizzeri condivideranno la sorte di altri ragazzi meno fortunati. Abbiamo incontrato alcuni di loro a Friburgo.

Scolari che lucidano le scarpe, lavano i parabrezza delle auto, vendono carabattole per strada: scene ricorrenti in quasi tutti i paesi del Sud, ma piuttosto inabituali al Nord. Le cose cambiano però il 20 novembre, nni Giornata internazionale delle Nazioni unite per i diritti dell’infanzia.

Tradizionalmente l’organizzazione umanitaria Terre des Hommes invita i giovani di tutta la Svizzera a condividere simbolicamente per un giorno la sorte di milioni di ragazzi di strada. Naturalmente a scopo di beneficenza e senza pretendere compensi dai loro «clienti».

Ognuno è libero di dare quel che vuole in cambio dei beni o dei servizi forniti. Le donazioni permettono a Terre des Hommes e ai suoi partner di fornire a 10’000 bambini in 10 paesi alloggi, cibo, cure mediche o una formazione professionale.

Nuovo record

Quest’anno, 5’600 ragazze e ragazzi scenderanno per strada tra venerdì e sabato nelle tre regioni linguistiche. Il reclutamento avviene nelle scuole.

Gabrielle Gawrysiak, del ciclo di orientamento di Pérolles a Friburgo, è una degli insegnanti che hanno saputo motivare le loro classi a partecipare alla giornata. Dopo l’esperienza positiva dello scorso anno, un nuovo gruppi di allievi quindicenni si lancia nell’avventura.

«È abbastanza facile convincerli», spiega l’insegnante. «Hanno capito che si tratta di un’esperienza positiva. Ho solo dovuto vincere qualche resistenza, per esempio fra quanti ritengono degradante lucidare le scarpe».

«Ho chiesto anche solidarietà, spiegando che se uno solo di loro avesse rifiutato, non avremmo partecipato all’iniziativa», prosegue Gabrielle Gawrysiak. «I più motivati hanno convinto quelli che lo erano meno».

«Siamo molto fortunati»

«Onestamente, non so se avrei risposto all’appello leggendo semplicemente un volantino di Terres des Hommes», ammette Benoît, uno degli allievi che partecipano all’iniziativa. «Ma dal momento che tutta la classe è della partita, sono contento di partecipare, di fare qualcosa di concreto».

Anche Estefania si dice contenta di «mettersi al posto di ragazzi che hanno la nostra età o che sono ancora più giovani, di scoprire come vivono e di aiutarli».

«Bisogna riconoscere che siamo molto fortunati. Possiamo andare a scuola, mangiare tutti i giorni. In altri paesi non è così», aggiunge Massimo.

Ma cosa sanno questi giovani della realtà vissuta dai ragazzi di strada? Dei 25 allievi della classe, solo 5 o 6 hanno già avuto occasione di visitare un paese del Sud. Ciononostante la loro insegnante li ritiene ben informati. «Sono dei futuri studenti e sanno quel che succede nel mondo», afferma.

Ragazzi informati

«Abbiamo ricevuto dei dossier. Sappiamo che dei bambini devono drogarsi o prostituirsi per poter sopravivere. Sappiamo anche che Terres des Hommes li aiuta, in paesi come il Brasile o il Vietnam».

«È profondamente ingiusto», insorge Fabiana. «Se sono poveri, non è colpa loro. Lo erano già i loro genitori e sappiamo bene che in questi paesi ci sono enormi differenze tra i molto ricchi e i molto poveri».

Di sicuro questi giovani sono motivati. E se il freddo fosse insopportabile, quando saranno sulla strada? “Nessun problema”, rispondono in coro. “Lo faremo in ogni caso, con qualsiasi tempo, per aiutare i ragazzi di strada”.

“Bisognerà improvvisare, affrontare i passanti e spiegar loro perché lo facciamo”, prevede Massimo. E se la gente non ne volesse sapere? “In tal caso non insisteremo troppo”, promette Estefania.

La ragazza sa bene che anche nel nostro paese alcuni ragazzi vivono e lavorano per strada. “Ma poiché siamo un paese ricco, se ne parla meno”, constata.

E se un giorno dovesse capitare a lei? Come la maggior parte dei suoi compagni, Estefania si ritiene al sicuro. Tre ragazzi pensano però che il rischio esista: “Non si sa mai cosa può succedere…”

swissinfo, Marc-André Miserez
(traduzione: Andrea Tognina)

Il problema dei ragazzi di strada non tocca solo i paesi del Sud. Terre des Hommes ha constatato che il 90% degli immigrati minorenni che giungono in Europa non accompagnati e che non ottengono un permesso di soggiorno entrano nella clandestinità. Spesso finiscono nel giro della droga e della prostituzione infantile.

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