Primi soldati elvetici sbarcano a Sumatra
Nella giornata di domenica, un primo gruppo di soldati svizzeri è arrivato in Indonesia. Preparano l'impiego di tre elicotteri al servizio dell'ONU.
Mentre le autorità ammettono gli errori della prima ora, il numero degli svizzeri dispersi nelle zone colpite dal maremoto è sceso da 400 a 330.
Anche a oltre due settimane dalla catastrofe, la speranza non scema: nella giornata di sabato, il Dipartimento federale degli affari esteri è riuscito a prendere contatto con ulteriori 70 turisti elvetici dati finora per dispersi.
La cifra dei turisti scomparsi è così scesa da circa 400 a 330. Di questi non si ha ancora notizia e la possibilità di ritrovarli in vita si affievolisce di ora in ora. Finora non c’è ancora notizia di 95 persone, mentre quelle identificati con certezza sono solamente 23. Si ritiene che 118 siano morti.
Il riconoscimento delle vittime deve comunque fare i conti con le grandi difficoltà riscontrate nei vari paesi colpiti dallo tsunami. Secondo le autorità, solo in Thailandia, l’identità di oltre 2000 persone morte è tuttora incerta.
La speranza legata al telefonino
Secondo le ricerche del settimanale della domenica «NZZ am Sonntag», le autorità svizzere avrebbero chiesto l’aiuto degli operatori di telefonia mobile. Controllando l’utilizzazione dei telefonini ci si aspettano delle informazioni sugli ultimi movimenti degli scomparsi.
Per questo ci si vuole rifare alle informazioni del roaming, l’interconnessione fra gli operatori svizzero e i rispettivi partner nei paesi colpiti dallo tsunami.
Intervento sul posto
Parallelamente all’identificazione dei cadaveri, continuano anche le azioni d’aiuto immediato. La Croce rossa svizzera ha aumentato i fondi a 2,5 milioni di franchi per l’aiuto immediato.
Anche le unità dell’esercito svizzero, deciso negli scorsi giorni, sono arrivate nella regione e hanno iniziato il proprio lavoro. Una squadra di intervento di nove uomini altamente specializzati è sbarcata a Medan, nella regione di Aceh sull’isola di Sumatra, come ha confermato un portavoce dell’esercito. Tra il personale ci sono meccanici, ufficiali addetti all’informazione e specialisti in trasmissioni, sicurezza e logistica.
Il loro lavoro precede il trasporto di tre elicotteri Super Puma, giunti in Indonesia lunedì mattina. I velivoli saranno a disposizione dell’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati (HCR) per almeno tre mesi. Oltre ai tre Super Puma la Svizzera invierà una cinquantina di militari, l’equipaggio dei velivoli, personale di terra e addetti alla sicurezza.
Anche il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è intenzionato ad agire rapidamente: «C’è fretta: qui la gente necessita di aiuti urgenti», ha dichiarato il coordinatore degli aiuti inviato dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) Jean-Michel Jordan. La vastità delle località in cui concentrare gli sforzi dipenderà anche dai soldi a disposizione.
Errori ammessi
In un’intervista alla radio della Svizzera tedesca, l’ambasciatore svizzero in Thailandia, Hans-Peter Erismann, ha ammesso le lacune organizzative ed errori nei primi giorni dopo il maremoto. Il diplomatico si è scusato con i turisti elvetici presenti a Phuket durante lo tsunami, i quali hanno dovuto arrangiarsi da soli o sono stati assistiti dalle autorità di altri paesi.
Fra gli sbagli, l’ambasciatore ha citato l’assenza del personale consolare all’aeroporto di Phuket nel primo giorno dopo la catastrofe. Altrettanto vero sarebbe il fatto che al numero dell’ambasciata rispondeva un messaggio registrato. Questo avrebbe però indicato il numero di emergenza da chiamare.
Secondo l’ambasciatore comunque, tutto il team diplomatico in Thailandia ha lavorato al meglio in una situazione veramente difficile. «In situazioni tali – ha concluso Erismann – nessuno può evitare gli errori».
swissinfo e agenzie
Il sisma avvenuto il 26 dicembre scorso nei pressi dell’isola indonesiana di Sumatra ha raggiunto una magnitudo di 9 gradi sulla scala Richter.
Secondo un ultimo bilancio i morti sono più di 156’000, la maggior parte in Indonesia.
Sono ancora 330 gli svizzeri scomparsi;
118 sono ritenuti morti, ma solo 23 sono stati chiaramente identificati
La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha dato il via sabato ad un progetto di ricostruzione del sistema di approvvigionamento idrico a Banda Aceh.
I progetti pubblici hanno però già suscitato le critiche di alcune organizzazioni di aiuto umanitario.
La Croce rossa nazionale ha da parte sua annunciato l’intensificazione delle misure in favore delle vittime in Indonesia, in Sri Lanka e in India, e Aceh, aumentando i propri contributi.
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