Star e tappeti rossi: il cinema oltre il grande schermo
Un festival internazionale di cinema si caratterizza evidentemente e in primo luogo per le proposte cinematografiche. Ma un festival non vive di solo cinema.
Ci sono molti aspetti legati alla cultura, al costume e allo stile di vita delle capitali della settima arte, che raccontano molte cose e svelano quello che molti non vedono. Giro d’orizzonte tra Locarno, Cannes, Venezia e Berlino.
Cristina Trezzini, giornalista della Televisione della Svizzera italiana, segue da molti anni le principali rassegne cinematografiche internazionali. Le abbiamo chiesto di raccontarci, attraverso il suo sguardo, i mondi che ruotano attorno ai principali festival europei: ossia Cannes, Venezia, Berlino e Locarno.
swissinfo: Al di là delle peculiarità cinematografiche, che cosa ha di così diverso Locarno rispetto ai festival di Cannes, Venezia e Berlino?
Cristina Trezzini: Il nostro Festival è riuscito a mantenere, anche dopo sessanta edizioni, lo “spirito di Locarno”, quella caratteristica che molte altre rassegne ci invidiano. Gli ingredienti sono più di uno: le proiezioni in Piazza Grande, la non esclusività, la partecipazione di un pubblico estremamente cinefilo, il fatto che tutto si svolga nel raggio di pochi chilometri, in una dimensione “umana”.
Cannes non è più così da tempo, è una perfetta macchina-festival che ha perso però il suo charme iniziale, Venezia non è mai riuscita ad avere un vero legame con il pubblico e Berlino si svolge all’interno di una grande metropoli.
swissinfo: Se dovesse abbinare un aggettivo ai festival di Locarno, Cannes, Venezia e Berlino, cosa sceglierebbe per ciascuno di loro e perché?
C.T.: Locarno la cinefila con brio, Cannes la glamorous così perfetta da essere a rischio di noia, Venezia l’anziana signora con qualche piacevole tocco di imprevedibilità, Berlino la professionale che avanza.
swissinfo: Quanto pesa lo “Star System” in festival come Cannes e Venezia, per esempio?
C.T.: Tantissimo, piu’ star ci sono, piu’ l’attenzione mediatica è assicurata. La forza di un Direttore di Festival sta nel trovare il giusto equilibrio tra film che assicurano la presenza di star internazionali e film scelti per il loro valore autoriale.
Naturalmente esistono anche film che coniugano le due cose, popolarità e qualità, la lotta per averli diventa durissima. Cannes, rispetto Venezia, ha l’enorme vantaggio di saper accogliere le star con una magnificenza e professionalità ineguagliabile. Alberghi di lusso, autisti con limousines, feste, panfili…
swissinfo: Come ci si muove tra paparazzi, “paillettes” e tappeti rossi? E che cosa resta, alla fine, di questi fuochi d’artificio?
C.T.: Faticoso e un po’ frustrante. Con l’aumento dei media la selezione dei giornalisti si fa sempre piu’ crudele. Solo gli inviati di testate importanti hanno la possibilità di incontrare personalmente i registi e gli attori piu’ richiesti, gli altri devono accontentarsi delle conferenze stampa.
La durata delle interviste é sempre piu’ corta, difficile cavarne qualcosa di originale. Cosa resta alla fine? La speranza che i film interessanti trovino una distribuzione e molta voglia di ritornare a casa, alla normalità.
swissinfo: La gente del posto che relazione ha con il proprio festival?
C.T.: Ancora una volta i francesi sono in testa: gli abitanti di Cannes sono molto orgogliosi del loro Festival, corrono ad acquistare i quotidiani locali per sapere chi c’è, fanno la fila davanti alle “marches” del Palais per vedere le star… sanno apprezzarne l’indotto.
Oltre ad avere alberghi e ristoranti pieni, sono in migliaia a lavorare per il Festival: fioristi, pasticcieri, cuochi, camerieri, autisti, noleggiatori di smoking, affitta-camere e appartamenti.
swissinfo: Quali sono le donne del cinema che ha incontrato e che l’hanno marcata in modo particolare?
C.T.: E’ curioso, la prima donna che mi viene in mente è Danièle Huillet, scomparsa l’anno scorso, una regista agli antipodi del “glamour”, delle “paillettes” e dello “star-system”. In coppia con Jean-Marie Straub, ha portato avanti fino all’ultimo un cinema estremo e controcorrente.
Fra le più conosciute (nessuna è più star di lei!) Nicole Kidman. Forte e fragile allo stesso tempo, esigentissima con sé stessa, è di una tale bravura che puo’ permettersi di scegliere anche ruoli e registi scomodi (ricordate “Dogville” di Lars Von Trier?).
A metà strada, ad un livello piu’ umano, Marisa Paredes, Isabelle Huppert, Brenda Blethyn, Helen Mirren… infine tutta una serie di italiane brave e simpatiche: Cristina Comencini, Valeria Golino, Stefania Rocca, Alina Marazzi (sono molto curiosa di vedere il suo ultimo film in Piazza a Locarno).
swissinfo: In questi anni da “globetrotter” dei festival, che cosa si porta nella valigia dei ricordi, che sicuramente non è ancora chiusa?
C.T.: Un miscuglio di realtà e finzione, ricordi personali di vita vissuta e immagini di film, un grande e un po’ confuso diario che è quasi impossibile ordinare.
Scappano frammenti da ogni parte: una stella cadente sopra lo schermo di Piazza Grande, un Samuel Fuller col sigaro e il Pardo d’onore, la commozione per “Terra e libertà” di Ken Loach, la felicità di Roberto Benigni durante una caotica intervista all’ultimo piano del “Carlton”, Nanni Moretti contrariato in un ristorante a Cavigliano perché nessuno lo riconosce, il pugno allo stomaco di film come “Dancer in the Dark”, “Mystic River”, “Secrets and Lies”, George Clooney che arriva bello come il sole in motoscafo al Lido di Venezia e i cinque minuti passati con lui in una suite a Cannes.
Purtroppo c’erano anche due cameraman, un fonico, un collega giornalista di Zurigo, un truccatore e un’orribile addetta stampa con in mano un cronometro. Sono entrata alle 16 e 24 e alle 16 e 29 il tempo dell’intervista era scaduto. Come si fa a chiudere la valigia?
intervista swissinfo, Françoise Gehring, Lugano
Quest’anno il Festival internazionale del film di Locarno, che si svolge dal primo all’undici agosto, festeggia i suoi 60 anni.
Per sottolineare l’evento è stato allestito un programma speciale nel quadro della tradizionale retrospettiva.
Intitolata “Ritorno a Locarno”, propone di confrontare i giovani cineasti di ieri – la cui carriera è stata fortemente segnata dal passaggio a Locarno – con l’attuale pubblico del Festival.
Locarno: Il Festival internazionale del cinema di Locarno è la più importante manifestazione cinematografica che si svolge sul territorio elvetico ed una delle più note al mondo per il suo valore di scopera del cinema emergente. Si svolge tutti gli anni in agosto. La prima edizione nel 1946. Premio assegnato: il Pardo d’oro
Cannes: Il Festival internazionale del film di Cannes conosciuto semplicemente anche come Festival di Cannes è un festival cinematografico di grande prestigio internazionale che si svolge ogni anno nel mese di maggio a Cannes, cittadina del sud della Francia. La prima vera edizione nel 1946. Premio assegnato: la Palma d’oro
Berlino: Il Festival internazionale del Cinema di Berlino, anche noto come Berlinale, è uno dei cosiddetti festival cinematografici di serie “A” europei. Il festival, che dura circa due settimane, si tiene annualmente in febbraio. La prima edizione nel 1951. Premio assegnato: l’Orso d’oro.
Venezia: La Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia è un festival cinematografico che si svolge annualmente nella città lagunare (solitamente tra la fine del mese di agosto e l’inizio di settembre) nello storico Palazzo del Cinema, sul Lungomare Marconi, al Lido di Venezia. È il festival cinematografico più antico del mondo. La prima edizione nel 1932. Premio assegnato. il Leone d’oro.
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