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Testimoni della Belle Epoque

Alla stazione di Losanna, un atrio immenso swissinfo.ch

Costruiti nel 1912 e 1914, l'atrio della stazione di Losanna e la sala d'attesa di quella di Bienne fanno parte del patrimonio storico delle FFS.

Recentemente restaurate, hanno iniziato una nuova vita – nel rispetto dell’opera originale ma con un tocco di sfolgorante modernità.

Costruita nel 1912, la gigantesca struttura metallica che protegge i binari di Losanna faceva parte dell’antica stazione della capitale vodese. L’edificio monumentale odierno, infatti, risale solo al 1917.

“Erano i primi del Novecento e ci vollero solo quattro mesi per edificare la struttura – nonostante i treni che continuavano a circolare in stazione. Si trattò di un tour de force straordinario – che testimonia di un fatto: non tutte le tecniche di costruzione sono state superate dal progresso contemporaneo”, osserva ammirato Jean-Michel Bringolf, responsabile per la Svizzera romanda dei progetti architettonici delle Ferrovie federali svizzere.

L’atrio, una struttura fatta di elementi di acciaio inchiodati con una tecnica simile a quella impiegata nella torre Eiffel, dall’epoca della costruzione era stato oggetto di lavori di manutenzione, ma non era mai stato veramente restaurato. Una lacuna che le FFS hanno deciso di colmare con l’ultima tappa del progetto di completo rifacimento della stazione di Losanna.

Una grande luminaria



Stavolta, i lavori sono durati quasi un anno e mezzo. Ma è vero che gli ostacoli da superare non sono certo quelli della Belle Epoque. Gli operai hanno dovuto lavorare quasi esclusivamente di notte, in un’enorme impalcatura sospesa al soffitto del grande atrio.

Hanno sverniciato e ridipinto pezzo per pezzo gli elementi di metallo e di legno, sostituito la copertura e le parti in vetro. “Non è stato necessario rimpiazzare neanche un chiodo: una volta sverniciato, l’acciaio era come nuovo. Un materiale magnifico, sono rimasto davvero a bocca aperta”, confessa Bringolf.

I lavori sono stati anche l’occasione per cambiare completamente gli arredi dei binari. Banchi, sale d’attesa e tabelloni per le informazioni sono ora coordinati e nuovi fiammanti.

Con i suoi colori chiari e le vetrate di nuovo trasparenti, durante il giorno l’atrio è invaso dalla luce naturale. Ma è di notte che l’effetto si fa sorprendente. L’illuminazione indiretta, ottenuta grazie a lampade rivolte verso l’alto, produce un effetto spettacolare.

“L’idea era di dare vita ad una sorta di grande luminaria e devo riconoscere che ha funzionato a dovere”, esulta Jean-Michel Bringolf. “Scendendo dal treno, finalmente la sensazione è quella di essere nell’atrio di una stazione – e non più, come prima, in un buco nero illuminato da poche e piccole lampade gialle”.

La luce, a tratti dolce e a tratti intensa senza mai essere abbagliante, ha un effetto rassicurante sulle persone che viaggiano a tarda sera. “Le FFS hanno deciso di aumentare la quantità di luce, in tutte le strutture. Per ragioni di sicurezza ma anche per rendere più visibili gli edifici. D’altronde, nonostante queste luci siano costate un’inezia rispetto all’insieme della ristrutturazione, la gente non parla d’altro”, conclude.

Il girotondo delle ore



Anche la sala d’attesa della stazione ferroviaria di Bienne è un piccolo gioiello del patrimonio storico delle Ferrovie federali svizzere. Non si tratta del senso di monumentale che si prova in un atrio gigantesco come quello di Losanna, quanto piuttosto di quella sensazione di raccolta intimità in un luogo piccolo. Quattro mura che ospitano un vero tesoro: gli affreschi dipinti nel 1924 da Philippe Robert.

“Alla fine della prima guerra mondiale il ruolo di committente toccava alla Confederazione, che in quel periodo aveva deciso di investire nella promozione dell’arte. Mise a disposizione dei finanziamenti per decorare la stazione di Bienne e fu Robert a vincere il concorso”.

Inizialmente, l’artista avrebbe dovuto dipingere solo il muro di fronte alla porta d’entrata. Ma il suo progetto comprendeva quattro pannelli e fu solo dopo una lunga e burrascosa trattativa con Berna, che Robert riuscì ad ottenere ulteriori finanziamenti per realizzarlo.

Secondo gli appassionati del genere, il risultato finale dimostra che il progetto valeva l’investimento. Entrando nella sala d’attesa, il viaggiatore è spinto ad esplorare, passo dopo passo, “le età dell’uomo”, “i suoi amori”, “il girotondo delle ore” e “le stagioni”. Sono immagini allegoriche di un paesaggio idilliaco dove ninfe non proprio di facili costumi, ma di certo poco vestite, si trastullano con simboli e personaggi che evocano il destino, lo scorrere del tempo e la morte.

Il restauro dei quattro pannelli è iniziato fra il 1993 e il 1994. “Soffrivano per qualche graffito, ma soprattutto delle conseguenze di un restauro subito negli anni Cinquanta: per proteggerle, le avevano ricoperte con una vernice che col tempo è ingiallita”, racconta Jean-Michel Bringolf. Il lavoro principale è stato dunque identificare e isolare questa sostanza, per rimuoverla completamente dai pannelli.

Ma siccome l’intera sala d’attesa è un monumento, le FFS hanno deciso di non limitare il restauro agli affreschi di Robert e un’équipe di architetti ha rimesso a nuovo la stanza. Le panche originali sono rimaste al loro posto, ma è stata ripensata l’illuminazione. Le piastrelle del pavimento, che non si accordavano più con il resto, sono state rimpiazzate da una superficie di acciaio. Che insieme ad un tavolo centrale, realizzato con lo stesso materiale, conferisce alla sala un tocco di contemporaneità.

Monumenti storici



“Si tratta di uno degli oggetti più pregiati del patrimonio delle FFS ed è citato nel catalogo della mostra “Il tempo delle stazioni”, che si è svolta al Beaubourg di Parigi nel 1980″, spiega Bringolf. In quanto bene culturale inventariato, la sala d’attesa di Bienne ha potuto accedere a cospicue sovvenzioni del comune e del canton Berna, grazie alle quali è stato possibile realizzare il restauro.

Non si tratta certo dell’unico oggetto di importanza nazionale che appartiene alle Ferrovie federali svizzere. Sono considerati monumenti storici intere stazioni ma anche ponti e addirittura installazioni tecniche come le cabine di comando, ormai in via di estinzione.

“Non è sempre facile fare quadrare i conti fra i restauri e il nostro budget per la manutenzione”, spiega Jean-Michel Bringolf. “Né lo è riuscire ad ottenere sovvenzioni pubbliche: lo Stato, cui la nostra azienda appartiene, in linea di principio non si sovvenziona da solo”. Per questo, le Ferrovie federali hanno deciso di dare vita a “FFS Historic”, fondazione di cui fanno parte anche altre istituzioni pubbliche, alla quale ha trasferito una parte del suo patrimonio.

swissinfo, Marc-André Miserez, Losanna e Bienne
(traduzione di Serena Tinari)

Eredi dell’antica Regia federale dei trasporti, le FFS possiedono circa 6000 edifici e 7000 ponti.

Ogni anno, le FFS investono circa 170 milioni di franchi per lavori di manutenzione, restauro e costruzione del loro patrimonio immobiliare.

Il grande atrio della stazione ferroviaria di Losanna è stato costruito nel 1912, in soli quattro mesi. Si tratta di un esempio monumentale di struttura metallica della Belle Epoque.

Gli affreschi della sala d’attesa della stazione di Bienne sono stati realizzati da Philippe Robert (1881-1930), artista che proveniva da una vera dinastia di pittori, originari delle montagne di Neuchâtel.

Philippe era figlio di Paul Robert e nipote di Aurèle Robert – a sua volta fratello e allievo di Léopold Robert (1794-1835). Da quest’ultimo, un pittore di fama europea che lavorò in particolare a Parigi nell’atelier di David e a Roma, ha preso il nome l’arteria principale di La Chaux-de-Fonds.

Le opere della famiglia Robert sono esposte fino alla primavera del 2007 al Museo Neuhaus di Bienne.

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