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Ufficio federale della cultura: importante tutelare i beni del passato

Un esempio delle difficoltà per la salvaguardia del patrimonio culturale: la casa di legno più vecchia di Svizzera minacciata di demolizione Keystone

«L'importanza della conservazione dei beni culturali è testimoniata dal ruolo della Svizzera nella seconda Guerra mondiale». Lo ha detto il direttore dell'Ufficio federale della cultura David Streiff, in occasione dell'appuntamento annuale con la stampa.

«Tutto sarebbe degno di essere conservato. Ma la crescita esponenziale che caratterizza la produzione di beni culturali, pone senz’altro dei limiti», ha affermato con una punta di rammarico David Streiff. «Soprattutto nell’ambito delle nuove tecniche di comunicazione e informazione si insidiano le sfide del futuro». Quest’anno l’Ufr dispone di 180 milioni di franchi, di cui 110 riguardano più o meno direttamente la conservazione del patrimomio culturale.

Novità per la prima conferenza stampa del nuovo millennio, l’auspicata apertura verso il pubblico. Da quest’anno verranno aumentati gli sforzi per promuovere una «coscienza della conservazione dell’eredità culturale» tra i cittadini. «Parola d’ordine: sensibilizzazione», ha sottolineato Streiff.

Il direttore supplente dell’Ufc, Christoph Reichenau, gli ha fatto eco affermando che «la conservazione del patrimonio culturale è la condizione e la possibilità per ricordare». A suo avviso il ricordo accessibile a tutti ha valore di diritto umano.

Nel corso della conferenza stampa è stato quindi ricordato più volte l’interesse a livello internazionale suscitato dalla questione delle opere d’arte frutto di spoliazioni o saccheggi durante la Seconda guerra mondiale. In Svizzera è la Commissione Bergier ad occuparsi di tale elaborazione storica. Per Reichenau questo tema ha dato avvio ad una sensibilizzazione dell’opinione pubblica che ora si dovrebbe portare avanti.

In particolare il direttore supplente dell’Ufc ha presentato il progetto per la catalogazione elettronica e la consultazione via rete dell’Archivio federale dei monumenti storici, che con circa 2,5 milioni di documenti possiede la principale raccolta nell’ambito della storia dell’edilizia, degli insediamenti e dei paesaggi della Svizzera. Ha illustrato inoltre un progetto definito pionieristico: l’impianto di deacidificazione della carta installato a Wimmis (nel Canton Berna), operativo dalla primavera scorsa.

In Svizzera il compito della conservazione del patrimonio culturale è affidato essenzialmente alla Biblioteca nazionale svizzera (BN), al Museo nazionale svizzero (MNS) e all’Archivio federale dei monumenti storici (AFMS). A queste istituzioni si aggiungono la Fondazione Cineteca Svizzera a Losanna, l’Associazione Memoriav a Berna e la Fondazione Fonoteca nazionale a Lugano.

Per quanto riguarda la Fonoteca di Lugano, la Confederazione offre un sostegno finanziario annuo. Grazie ad una sovvenzione speciale e all’appoggio del Cantone, prossimamente potrà installarsi in locali più appropriati, sempre a Lugano. Si attende tuttavia il nullaosta delle autorità cittadine. Non appena sarà giunto il benestare, la Fonoteca – ha detto il suo direttore Pio Pellizzari – si sposterebbe nella primavera 2001 dalla Foce al Centro San Carlo, a Besso. «Una sistemazione ideale, grazie agli spazi disponibili e alla prossimità con la Radio della Svizzera Italiana».

La Biblioteca nazionale svizzera (BN), in cui si è tenuta la conferenza stampa di quest’anno, dall’ottobre 1998 è sottoposta a radicali lavori di risanamento e ristrutturazione per una spesa complessiva di 35 milioni di franchi.

Il direttore Jean-Frédéric Jauslin, ha illustrato, in veste di presidente di Memoriav, la finalità di questa associazione sostenuta prevalentemente dalla Costituzione, che consiste nella conservazione del patrimonio culturale audiovisivo. Jauslin ha ricordato che dal 1° gennaio 1998 la BN partecipa al progetto europeo NEDLIB (Networked European Deposit Library) in collaborazione con altre biblioteche nazionali e con il sostegno finanziario dell’Ufficio federale dell’educazione e della scienza (Ufes). Questo progetto, co-finanziato dalla Commissione europea -ha spiegato – si propone di creare un’infrastruttura che permetterà alle biblioteche nazionali di gestire e mettere a disposizione le pubblicazioni elettroniche.

Swissinfo e agenzie

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