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100 anni di lotte contro le discriminazioni

Da 20 anni soltanto la parità dei sessi ha trovato posto nella Costituzione e solo da cinque viene riconosciuto da un'apposita legge. I movimenti femministi hanno dovuto battersi per un secolo per far riconoscere questo principio, che ancora oggi non è ancora totalmente applicato.

L’uguaglianza dei diritti politici e civili era fra le prime rivendicazioni delle organizzazioni femminili nate in Svizzera nella seconda metà del XIX secolo. Ma le donne hanno dovuto attendere il 1971 per ottenere, a livello federale, il diritto di voto e di eleggibilità rivendicato da decenni.

Nonostante l’ottenimento dei diritti politici, le donne sono rimaste vittime di disuguaglianze di trattamento, a causa di una legislazione fondata sull’idea che i due sessi sono per essenza differenti. Le discriminazioni riguardavano in particolare la formazione, la vita professionale, la famiglia, le assicurazioni sociali.

Nel 1975, il Quarto congresso delle donne svizzere decide di lanciare una iniziativa popolare «per l’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne». Depositata alla fine del ’76, questa iniziativa è sostenuta dalla sola sinistra. Le critiche riguardano soprattutto il termine di esecuzione di cinque anni, giudicato «irrealizzabile».

Il termine sparisce nel controprogetto che il Consiglio federale le oppone nel 1979. Per il resto, questo ne riprende i punti principali in modo edulcorato: uguaglianza dei diritti in particolare nella famiglia, nell’istruzione e nel lavoro, con il principio «salario uguale per un lavoro di valore uguale».

Dopo il via libera delle Camere federali al controprogetto, il comitato d’iniziativa decide di ritirare il suo testo per evitare un doppio naufragio. Il 14 giugno 1981, il nuovo articolo costituzionale è approvato in votazione popolare con il 60,3 % di voti favorevoli, nonostante il «no» di otto cantoni svizzero-tedeschi e del Vallese. L’opposizione viene dagli ambienti economici e dalla destra politica.

Per realizzare il mandato costituzionale, si devono eliminare le disuguaglianze nella legislazione vigente. Ciò avviene a poco a poco sulla base del programma pubblicato dal Consiglio federale nel febbraio 1986. Ma ci vorranno 15 anni per arrivare all’entrata in vigore di una legge sull’uguaglianza suscettibile di ridurre la discriminazione delle donne sul mercato del lavoro.

Dal 1985 al 1988, un gruppo di lavoro del Dipartimento di giustizia e polizia pone le fondamenta della legge, proponendo in particolare di rovesciare l’onere della prova: in caso di litigio, tocca ai datori di lavoro dimostrare che non discriminano le donne sul piano salariale.

Le associazioni padronali respingono il disegno di legge posto in consultazione nel 1991, mentre le organizzazioni femminili lo giudicano insufficiente. Durante i dibattiti parlamentari del 1994-95 si assiste a tentativi reiterati di attenuare la portata della legge. Infine, l’onere della prova rimane a carico delle vittime, cui basta però rendere le discriminazioni verosimili.

La legge federale sulla parità dei sessi (LPar) entra in vigore il 1. luglio 1996. Elemento centrale: il divieto di qualsiasi discriminazione basata sul sesso nel mondo del lavoro. Le molestie sessuali sono pure considerate discriminazione. In certi casi, le vittime hanno diritto a una indennità. La legge prevede inoltre una protezione contro i licenziamenti per ritorsione e dà ai sindacati e alle organizzazioni femminili il diritto di denuncia e ricorso.

Alla fine del 1999, l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU) stila un bilancio postivo dei primi anni di applicazione della legge: essa ha permesso a vittime di discriminazione salariale o di molestie sessuali di vincere processi. Altri conflitti sono regolati in via extragiudiziale. La legge ha pure un effetto preventivo: i datori di lavoro fanno sempre più attenzione all’uguaglianza salariale.

swissinfo e agenzie

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