A rischio l’assistenza giudiziaria fra Svizzera e Italia
Visita a Roma mercoledì di una delegazione parlamentare elvetica. La discussione si è concentrata sulla controversa approvazione, la scorsa settimana, della riforma del codice di procedura penale italiano. Una riforma voluta dalla maggioranza che fa capo al premier Silvio Berlusconi e che ostacola fortemente la collaborazione giudiziaria fra Svizzera e Italia.
C’era il consigliere agli stati svittese Bruno Frick a capo della delegazione elvetica giunta mercoledì mattina a Roma. Una visita in programma da tempo nell’ambito dei contatti fra la Svizzera e i paesi dell’ UE. Con le commissioni esteri del senato e del parlamento si doveva soprattutto discutere sugli accordi bilaterali fra Berna e Bruxelles, della piazza finanziaria svizzera, e della lotta alla frode fiscale.
Ma la riforma del codice di procedura penale, votata dal Parlamento italiano la settimana scorsa, ha preso il sopravvento. Una riforma, molto criticata anche in Svizzera, che mette in pericolo l’applicabilità dell’accordo bilaterale, in campo giudiziario, firmato dai due paesi nel 1998.
Nella nuova procedura, l’Italia pretende che le rogatorie rispettino dei vincoli formali molto precisi per garantire l’autenticità degli atti inviati dall’estero. Vincoli che potrebbero però ritardare il lavoro dei magistrati e soprattutto renderebbero nulle le inchieste già ultimate. Infatti, la nuova legge è applicabile retroattivamente anche a procedimenti ancora in corso.
Sarebbero dunque a rischio – ad esempio – procedimenti come quelli sul traffico di sigarette in cui è coinvolto Gerardo Cuomo, ma anche processi che vedono imputato l’ex-ministro forzista Cesare Previti e altri uomini vicini al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi accusati tra l’altro per il famoso scandalo delle toghe sporche, in cui avrebbero corrotto alcuni alti giudici romani.
La delegazione Svizzera – di cui faceva parte anche il senatore ticinese Dick Marty – ha espresso la propria preoccupazione. “In un momento come questo” ha detto Bruno Frick, “in cui anche la Svizzera si sente molto coinvolta nella lotta al terrorismo e al crimine organizzato, la decisione italiana è un preoccupante passo indietro”.
Dick Marty, ha confermato che la Svizzera invierà il mese prossimo a Roma una delegazione del ministero di giustizia e polizia per fare il punto della situazione con le autorità italiane. Solo dopo un’attenta verifica delle nuove disposizione varate dal parlamento di Roma, Berna deciderà se notificare o meno l’accordo di collaborazione giudiziaria, ha detto Marty.
Insomma, la situazione si fa delicata anche se è volontà di tutti trovare una via soluzione. Appare comunque chiaro che l’entrata in vigore dell’accordo Italo-Svizzero dovrà ancora attendere.
Paolo Bertossa
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