Adesione all’ONU: un dibattito segnato dagli attentati negli USA
Nel corso della sessione autunnale delle Camere federali, il Consiglio nazionale esamina martedì e mercoledì la proposta di adesione della Svizzera alle Nazioni unite, sulla quale il popolo sarà chiamato ad esprimersi l'anno prossimo. I partiti si interrogano sulle possibili ripercussioni in tale ambito degli attentati che hanno sconvolto gli Stati uniti e il mondo.
L’Unione democratica di centro è il partito di governo che da sempre ha manifestato più reticenza nei confronti di un’adesione della Svizzera all’ONU. Per il capo della frazione UDC in Parlamento, lo zurighese Walter Frey, “gli avvenimenti negli Stati Uniti non dovrebbero cambiare molto il contenuto del dibattito sull’adesione della Svizzera.” Frey ritiene che i cittadini “prenderanno coscienza della posta in gioco sul piano della politica estera, in particolare per quanto riguarda il concetto della neutralità armata. Il dibattito giunge proprio a proposito.”
Per Gerold Bührer, presidente del partito radicale democratico, l’ONU non è certo un’organizzazione perfetta, ma almeno offre una piattaforma per il dialogo per decidere e imporre misure adeguate sulla base di un consenso. “Proprio contro il terrorismo, anche l’ONU può svolgere un ruolo importante e gli avvenimenti negli Stati Uniti non rimettono affatto in discussione la necessità per la Svizzera di aderire.” Per Bührer è importante sottolineare -come previsto con un preambolo da integrare nel futuro decreto federale- che la Svizzera rimarrà un paese neutrale. “Questo è un gesto importante per noi, ma non possiamo esigere che l’ONU confermi questa nostra necessità.”
Il ticinese Franco Cavalli, capo della frazione socialista, si mostra prudente, perché è impossibile prevedere le ripercussioni che gli attentati perpetrati potranno avere in futuro. “Al momento attuale ritengo che questi avvenimenti possano avere semmai un effetto positivo sul dibattito ONU in Svizzera. Per Cavalli, “di fronte alla prospettiva di una guerra tra gli Stati Uniti e la Nato e una serie di paesi sottosviluppati islamici esiste il riflesso di chiedersi se questi problemi non possano essere risolti nell’ambito di un governo mondiale come quello dell’ONU.”
Jean-Philippe Maître, capo della frazione popolare democratica, teme che gli avvenimenti americani possano essere usati dagli avversari dell’ONU per ribadire che la Svizzera deve restare fuori dall’organizzazione. Il deputato di Ginevra, dove si trova la sede europea dell’ONU, pensa però che se ci si dà la pena di riflettere questi avvenimenti tragici forniscono un argomento supplementare “per una solidarietà e una cooperazione supplementare a livello internazionale. “E uno strumento per praticare la solidarietà e la cooperazione a livello internazionale è naturalmente l’ONU.”
Maître pensa che la scadenza prevista per la votazione – si dovrebbe votare in marzo dell’anno prossimo – debba essere mantenuta. “Tanto più che l’anno prossimo sono programmate altre votazioni su argomenti delicati e complessi, come l’aborto o la legge sull’energia. Se la votazione sull’adesione all’ONU non dovesse svolgersi in marzo, ciò significherebbe un rinvio per un lungo periodo. Questo sarebbe per noi inaccettabile.”
Anche per gli altri esponenti dei tre principali partiti di governo la scadenza di marzo dovrebbe potere essere mantenuta. Bührer, aperto agli sviluppi futuri, ricorda dal canto suo come il PRD abbia sempre sottolineato l’importanza capitale di questa votazione. “Se si avverasse che un rinvio della votazione a giugno fosse più appropriato per ottenere la maggioranza dei voti, noi non ci opporremmo. Questa discussione dovrà svolgersi entro fine anno.”
Mariano Masserini
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