Ancora divergenze tra Berna e Roma per le rogatorie
Conclusa la visita a Roma di una delegazione elvetica, rimangono importanti divergenze tra Svizzera e Italia sull'applicazione dell'accordo di assistenza del '98.
Al termine dell’incontro fra una delegazione di esperti svizzera e rappresentanti del ministero italiano di giustizia si legge in un comunicato congiunto che l’interpretazione e l’attuazione della legge sulle rogatorie «competerà alle autorità giudicanti italiane». «Questo vale – precisa la nota – anche per i punti dove non è stato ancora possibile raggiungere una lettura comune delle disposizioni della legge nello spirito dell’Accordo, come per esempio le indagini comuni e gli effetti delle disposizioni nuove sulle procedure in corso».
Scopo del viaggio della delegazione svizzera a Roma condotta dal direttore dell’Ufficio federale di giustizia Heinrich Koller era di valutare le incidenze della legge italiana sulle rogatorie, approvata nell’ambito della ratifica del trattato bilaterale di collaborazione del 10 settembre 1998.
«Le due autorità centrali – si legge nel comunicato congiunto – sono convinte che nel futuro verranno trovate soluzioni soddisfacenti, che permetteranno di accordarsi per l’assistenza più ampia possibile nella lotta alla criminalità internazionale».
«I lavori – si sottolinea ancora nel comunicato – hanno dato modo alle due delegazioni di esprimersi in modo aperto e hanno permesso di chiarire alcune questioni sollevate dalla delegazione svizzera. Tra queste figurano la trasmissione delle informazioni date dalla Svizzera all’Italia a un’altra autorità giudiziaria italiana e delle modalità formali in merito alla certificazione della documentazione rogatoriale».
La nuova legge non si cambierà
Per quanto riguarda la questione della certificazione degli atti messi a disposizione degli inquirenti, la Svizzera vuole potere continuare la prassi attuale e non dovere procedere a una nuova fastidiosa e in alcuni casi impossibile nuova certificazione degli atti già messi a disposizione delle autorità italiane. Nell’ambito di certe procedure giudiziarie, taluni avvocati difensori hanno già chiesto che le carte messe a disposizione dalla Svizzera siano dichiarate non valide. Questa richiesta è stata fatta anche in relazione a procedure in corso contro il presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Da parte italiana ci si è detti sorpresi delle reazioni alla nuova legge. Per il deputato di Forza Italia Gaetano Pecorella una cambiamento della legge è escluso. La normativa “definisce regole che garantiscono il rispetto dei diritti dei cittadini e l’applicazione di convenzioni internazionali.” Pecorella, in qualità di presidente della commissione di giustizia della Camera, ha partecipato attivamente all’elaborazione del testo di legge e, in qualità di avvocato, ha difeso Berlusconi e suoi luogotenenti in processi per corruzione.
swissinfo e agenzie
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