Aperta la campagna per le iniziative pacifiste in votazione il 2 dicembre
Abolire l'esercito e promuovere la pace. Questa la ricetta per combattere guerre e disequilibri nel mondo secondo il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) che ha aperto la campagna per la votazione popolare di dicembre.
“La nostra critica ai deliri di onnipotenza militare è ridiventata tragicamente di attualità con la serie di attentati negli Stati Uniti d’America”, ha esordito Nico Lutz, rappresentante del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). Il movimento antimilitarista ha aperto giovedì la campagna sulle sue due iniziative popolari in votazione il prossimo 2 dicembre, una data che era stata presa già da tempo e che non poteva prevedere la tragica coincidenza.
Gli attentati servirebbero a dimostrare come una politica di sicurezza che affronta i disequilibri mondiali potenziando il controllo militare invece di puntare su una presa in considerazione dei diversi interessi si infili forzatamente in un vicolo cieco. Investimenti miliardari nella sicurezza militare non proteggono da simili attacchi, ha osservato Lutz. E chi parla di “guerra tra civiltà” e reclama un ampliamento degli strumenti di repressione militari aumenterebbe la spirale di violenza senza contribuire ad evitare in futuro atti folli come quelli che hanno colpito gli USA.
Le due iniziative del GSsE chiedono l’abolizione dell’esercito e, rispettivamente l’istituzione di un servizio civile volontario per la pace. In favore di questo nuovo servizio, che avrebbe il compito di formare e di impiegare sul terreno persone che contribuiscono a prevenire, gestire e ridurre situazioni di conflitto, si è schierata la consigliera nazionale ecologista Anne-Catherine Menétrey-Savary. “Si tratta di raccogliere una sfida scegliendo la solidarietà come strategia contro l’insicurezza e dandosi i mezzi per uscire dalla spirale di violenze e rappresaglie”, ha detto la deputata verde sottolineando che la pace non è solo un diritto e un valore ma anche una scienza, una tecnica e un modo di affrontare i problemi.
“Le minacce attuali non sono più militari”, ha ricordato la sua collega in parlamento, la socialista Hildergard Fässler sostenendo la richiesta di abolire l’esercito in Svizzera e di investire così le risorse in una soluzione civile dei conflitti. A dodici anni dalla prima iniziativa che chiedeva l’abolizione dell’esercito cosa è stato fatto?, si è domandata la deputata del PS. Secondo Fässler l’apparato militare sarebbe stato sottoposto ad una serie di riforme senza una chiara strategia, ampliando i suoi compiti ad ambiti che non necessitano di un esercito, come ad esempio gli impieghi in caso di catastrofi naturali.
Non del tutto chiare sono però anche le posizioni all’interno della sinistra e in particolare del PS nei confronti dell’iniziativa antimilitarista. Se nel 1989 i socialisti avevano dato libertà di voto, stando ad indiscrezioni della stampa i vertici intenderebbero raccomandare il sì al congresso che deciderà la posizione ufficiale PS, una raccomandazione che viene vista come inopportuna e superata da non poche persone all’interno del partito.
Ricordiamo che gli oppositori – il campo borghese compatto – hanno parlato di “affronto” e hanno messo l’accento sul ruolo dell’esercito, incaricato di proteggere il territorio e di garantire la sicurezza. Secondo gli oppositori, il GSsE ripropone una visione ammodernata dell’utopia comunista. Per lo schieramento borghese, l’esercito è il miglior riparo contro conflitti e focolai di crisi come Timor, Irlanda del Nord, Jugoslavia, Afganistan o Congo,.
swissinfo e agenzie
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