Attacchi USA: la pista del denaro sporco
La guerra al terrorismo si conduce anche sul fronte finanziario: negli USA i beni di 27 gruppi sospetti sono già stati congelati. Vedremo mai apparire una lista con i nomi dell'oligarchia internazionale che finanzia gruppi terroristici? Al proposito esistono molti dubbi: fortune immense fungono da ottimo paravento.
“Il giorno in cui vedremo una lista del genere, Ralph Nader – il candidato ecologista alle ultime elezioni USA – sarà presidente degli Stati Uniti” commenta scettico il corrispondente dagli Stati Uniti della Radio svizzera italiana. Le società ed i gruppi messi al bando dal mondo degli affari USA comprendono infatti soltanto sigle di gruppi estremisti e combattenti, tra cui spiccano Al Quaida di Bin Laden, la Jihad islamica egiziana e i guerriglieri filippini di Abu Sayaff. Nessuna sorpresa per il momento dunque. Quello che sorprende semmai è che quelle organizzazioni non fossero state rese innocue, perlomeno finanziariamente, già da tempo.
Sulla pista delle basi finanziarie della rete terroristica responsabile degli attentati al World Trade Center è impegnata anche la Inside.CO. Una compagnia internazionale indipendente basata a Ginevra che fornisce servizi specifici di consulenza alle imprese che vogliono tenersi lontane dalle attività della criminalità organizzata. L’amministratore delegato della società, Nicolas Giannakopoulos, pure consulente dell’Associazione OCO (Osservatorio della Criminalità Organizzata), conferma a swissinfo che sta seguendo delle tracce interessanti che potrebbero portare a rivelazioni insospettate finora, e non solo per la piazza finanziaria svizzera.
Una categoria di intoccabili
Per ora i media si interessano principalmente delle indagini sugli attentati e delle modalità della guerra annunciata dagli Stati Uniti contro gli Stati e i gruppi che proteggono i terroristi. Ma, secondo il responsabile della Inside.CO “presto crescerà l’interesse anche per quella che viene definita l’oligarchia internazionale, gli intoccabili, gruppi e persone che hanno fortune e interessi talmente grandi da riuscire a restare al di sopra delle leggi”. Legami che Giannakopoulos definisce “tali da rendere inefficiente qualsiasi offensiva armata, finanziaria o legale”.
La matrice che collega il mondo economico, politico e criminale internazionale è in atto ormai da secoli. Tutti ne approfittano, seppure in modo diverso. “È un grande errore pensare che i gruppi criminali o terroristici più potenti possano essere controllati: questo genere di errore lo fanno o l’hanno fatto quasi tutti gli Stati potenti, i gruppi imprenditoriali internazionali o singole persone al di sopra delle legge” prosegue Nicolas Giannakopoulos. Inoltre, spesso, i singoli operatori lavorano in funzione dei propri interessi. “Questo intreccio di interessi comuni o diversi, dove si mischiano relazioni commerciali, lavori pubblici, materie prime, vendita di armi e di droga, di materiale umano e di tecnologie (biologia, farmaceutica, comunicazione, ecc.) rende quasi impossibile un’operazione chiara che porti a risultati chiari” aggiunge lo specialista di crimine organizzato.
Il ruolo dei media
I media insomma potranno anche rivelare la connessione tra la fortuna costruita sul petrolio della famiglia Bush e gli interessi della famiglia Bin Laden, come d’altronde stanno già facendo (anche se piuttosto in sordina, specialmente negli Stati Uniti). Ma il sistema capitalistico non si lascerà certo sconvolgere. “Nessuna grossa società finanziaria vorrebbe essere associata ai terroristi, o al riciclaggio di denaro sporco” prosegue Giannakopoulos. Le regole globali contro il riciclaggio di denaro sporco hanno fatto passi da gigante questi ultimi 5-6 anni, però restano ancora largamente ignorate o aggirate da troppi operatori finanziari internazionali.
La lotta contro i fiancheggiatori dei terroristi va fatta, ma in fondo è proprio la libertà di movimento dei capitali che permette di sfuggire ai controlli. “Una politica repressiva nei confronti dei movimenti di capitali nuocerebbe solo agli onesti operatori e non ai criminali” questa ad esempio la dichiarazione del ministro italiano della difesa Martino.
Per combattere i terroristi vedremo restrizioni alla libertà di movimento delle persone, più controlli di polizia e altre limitazioni ai diritti civili, è invece meno sicuro che le borse e le piazze finanziarie accetteranno di limitare fortemente il proprio margine di manovra per impedire ai “cattivi” di infiltrarsi nel sistema.
Raffaella Rossello
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