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Buona reazione del consiglio federale dopo l’11 settembre

Il presidente della commissione Boris Banga ha potuto distribuire buone note Keystone

Lo sostiene la commissione della politica di sicurezza del Nazionale, per la quale la Svizzera è ben attrezzata anche contro eventuali attacchi biologici.

Gli attentati terroristici negli Stati Uniti hanno messo in evidenza la necessità di saper reagire immediatamente, ma hanno anche sollevato la questione di disporre di una politica di sicurezza a lungo termine, ha osservato il consigliere nazionale Boris Banga, presidente della commissione della politica di sicurezza (CPS).

A giudizio della commissione, che dopo gli attentati ha voluto passare in rassegna il dispositivo elvetico, la Confederazione avrebbe risposto in maniera adeguata all’emergenza e nuovi provvedimenti in quest’ambito non risulterebbero, almeno per il momento, necessari.

La reazione del governo è infatti state giudicata in maniera positiva dalla CPS. Le misure adottate per analizzare la nuova situazione di minaccia, per garantire la sicurezza di istituzioni particolarmente a rischio (in primis, ambasciate USA e d’Israele), per chiarire le questioni derivanti dalla neutralità elvetica oppure ancora per intensificare collaborazione internazionale a livello giudiziario, si sarebbero rivelate giuste ed efficaci. Anche la riforma dell’esercito, attualmente in gestazione, terrebbe già nella dovuta considerazione le nuove esigenze di una moderna politica di sicurezza.

La commissione ha rilevato comunque qualche neo nella gestione delle informazioni, sia in ambito civile sia in ambito militare. I servizi segreti andrebbero potenziati e resi più efficienti, aumentando nel contempo anche il loro controllo da parte dell’autorità politica, ha spiegato Banga. Anche la collaborazione tra la polizia federale e quella dei cantoni andrebbe ulteriormente migliorata.

Note positive vengono assegnate anche alle misure di difesa contro eventuali attacchi biologici. Un foglio informativo sui rischi dell’antrace sarà distribuito a tutti medici del paese. Contro la malattia del carbonchio la Svizzera dispone comunque di riserve di antibiotici sufficienti, ha indicato Banga. Per il presidente della CPS, anche se si tratta di un’eventualità poco probabile, anche un’epidemia di vaiolo potrebbe essere contrastata.

In Svizzera tra il 30 e il 50% della popolazione non è vaccinata contro questa malattia, che potrebbe causare un tasso di mortalità tra il 20 e il 40% tra le persone colpite. Una vaccinazione risulterebbe comunque efficace anche dopo 2-3 giorni dall’apparizione dei primi sintomi, ha spiegato Banga, ricordando che 6 milioni di dosi del vaccino sono disponibili in caso di emergenza.

Luca Hoderas

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