Confermato a Davos il diritto di vietare le manifestazioni anti-globalizzazione
Sede del Forum economico, Davos non ha violato i diritti fondamentali dei manifestanti anti-globalizzazione, né nel 2000, né nel 2001. Lo ha stabilito il Tribunale federale, respingendo i due ricorsi di diritto pubblico inoltrati dal Coordinamento anti-WTO.
Secondo i giudici federali, le autorità comunali di Davos avevano il diritto di non autorizzare la manifestazione organizzata in margine al World Economic Forum (WEF) il 27 gennaio, nel legittimo timore di eventuali disordini. Il veto comunale non ha quindi violato diritti fondamentali quali la libertà di parola e di dimostrazione. Il rischio di disordini, in particolare nel 2001, giustificava una restrizione di queste garanzie costituzionali.
Davos non avrebbe tuttavia dovuto limitarsi a rifiutare la domanda di autorizzazione, ma esaminare altre varianti, quali lo svolgimento di una riunione in un luogo preciso. Le autorità locali avevano però rinunciato ad approfondire la questione, rilevando che non esisteva un luogo adeguato.
Il Tribunale federale deplora che i responsabili comunali e il Tribunale amministrativo grigionese abbiano preso in considerazione soltanto i luoghi pubblici, invece di esaminare altre opportunità.
Molto attese dagli ambienti interessati, le due decisioni della Corte suprema forniscono indicazioni sulla pratica da osservare nel caso in cui il Coordinamento anti-WTO dovesse sollecitare nuovamente un’autorizzazione nel 2002.
Il Tribunale precisa fra l’altro che la domanda deve essere inoltrata per tempo. Non esclude a priori un divieto, ma consiglia alle autorità di discutere con gli organizzatori sulle possibilità di evitare eventuali disordini. L’edizione 2002 del Forum economico dovrebbe aver luogo dal 31 gennaio al 5 febbraio.
Le reazioni
I movimenti anti-globalizzazione hanno reagito con stupore e delusione alla sentenza del Tribunale federale. Secondo il verdetto dei giudici di Losanna il divieto di manifestazione, imposto dalle autorità di Davos durante il Forum economico mondiale, non ha violato diritti fondamentali quali la libertà di parola.
Il Partito del Lavoro ha fatto sapere che quella odierna «è una giornata nera per la libertà di espressione», mentre l’avvocato zurighese Viktor Györffy, difensore dei militanti anti-WTO, ha detto che i giudici di Losanna «hanno fatto un vero e proprio slalom giuridico». Il caso, ha aggiunto, potrebbe essere impugnato presso la Corte europea dei diritti dell’uomo.
Chiaramente soddisfatte le autorità di Davos, perché la sentenza rispecchia le loro posizioni quanto alla necessità di proteggere la pubblica sicurezza.
swissinfo e agenzie
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