Dure critiche dei soldati della Swisscoy alla campagna contro la legge militare
«Più primitivi di così non si può!»: con queste parole decise l'unità svizzera Swisscoy di stanza nel Kosovo meridionale giudica la campagna degli oppositori alla revisione della legge sull'esercito in vista della votazione del 10 giugno.
Una lettera firmata da circa 140 dei 160 militi di Swisscoy è stata consegnata mercoledì ad una delegazione di parlamentari, membri delle commissioni di politica di sicurezza delle Camere federali, in visita nella regione per informarsi sull’opera di ricostruzione.
I militari svizzeri scrivono che sono attualmente in grado di svolgere il loro lavoro perché sono protetti da soldati tedeschi e austriaci. «Non poterci armare per garantire la nostra autodifesa – affermano – è una situazione insostenibile».
Chi disprezza come «mercenari» i membri di Swisscoy e sostiene che l’unità elvetica è agli ordini di «generali Nato» si squalifica da sé, prosegue lo scritto: la metà degli eserciti impegnati in Kosovo non proviene infatti da paesi membri della Nato.
Il 10 giugno, il popolo svizzero si pronuncerà su due elementi distinti della revisione della legge sull’esercito: l’armamento delle truppe elvetiche all’estero e un’accresciuta collaborazione con l’estero in fatto di istruzione delle truppe e di esercitazioni comuni.
Le due innovazioni sono combattute da due fronti opposti: uno di destra, guidato dall’Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) e cui ha aderito l’UDC, uno di sinistra condotto dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE).
swissinfo e agenzie
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