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Jugoslavia: la Svizzera pronta a revocare le sanzioni

Slobodan Milosevic durante un comizio elettorale nel Montenégro, lo scorso 20 settembre Keystone

Intanto resteranno congelati i beni delle persone vicine a Slobodan Milosevic. Questi, secondo una richiesta di Carla Del Ponte al leader dell'opposizione serba Kostunica, dovrà al più presto essere consegnato alle autorità internazionali.

Il Tribunale internazionale per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia (Tpi) si prepara a incriminare Slobodan Milosevic, dopo i massacri in Kosovo, anche per i genocidi commessi in Croazia e in Bosnia. Lo ha annunciato venerdì a Pristina la procuratrice Carla Del Ponte che ha considerato il nuovo, clamoroso, atto di accusa come «imminente».

Un’anticipazione sulla quale Del Ponte non ha voluto aggiungere ulteriori dettagli, forse consapevole dell’imbarazzo che questo risvolto dell’inchiesta dell’Aja potrà suscitare nella comunità internazionale. Nel 1995 infatti Slobodan Milosevic venne prescelto come mediatore credibile per placare le violenze dei serbo-bosniaci guidati da Radovan Karadzic e poter così giungere alla firma dell’accordo di Dayton che pose fine alla guerra di Bosnia.

Venerdì la Del Ponte ha rivolto un invito al leader dell’opposizione serba, Vojislav Kostunica, chiedendogli di consegnare Milosevic al tribunale internazionale: «Questa èl’unica soluzione per una vera e duratura pace nei Balcani» ha detto.

La procuratrice ha fatto sapere a Kostunica di «essere pronta a ricevere Milosevic in qualunque momento», pur riconoscendo che «la cooperazione con il mio tribunale non costitituisce in questo momento per la nuova leadership di Belgrado la vera priorità. Tuttavia – ha aggiunto – più in là questa diventerà un bisogno».

Finora Kostunica ha escluso di dare seguito alle richieste dell’Aja, definendolo «un tribunale politico», ma diventerà per lui più difficile farlo nel caso di un’incriminazione per i genocidi in Bosnia e Croazia, Paesi con i quali il nuovo leader jugoslavo intende rilanciare i rapporti.

Dal canto suo il Consiglio federale si è ufficialmente felicitato per la fine annunciata del regime di Slobodan Milosevic. Il ministro degli esteri Joseph Deiss ha annunciato che la Svizzera è intenzionata a revocare al più presto le sanzioni contro la Jugoslavia. Viene mantenuto il congelamento dei beni dell’entourage di Milosevic.

La Svizzera sosterrà politicamente e finanziariamente la nuova Jugoslavia democratica, ha comunicato da parte sua il presidente della Confederazione Adolf Ogi. «Il Governo si rallegra di vedere concretizzata la volontà popolare espressa in occasione delle elezioni presidenziali».

Da notare che, contrariamente ad altri Paesi, il Consiglio federale non cita il leader dell’opposizione serba (DOS) Vojislav Kostunica, vincitore delle elezioni jugoslave. Il Consiglio federale spera solamente che un nuovo governo legittimato democraticamente contribuirà alla stabilità nei Balcani.

Joseph Deiss ha indicato venerdì sera che la Svizzera intende revocare le sanzioni nei confronti della Jugoslavia, precisando però che questo passo dovrà essere compiuto in accordo con la comunità internazionale. L’Unione europea ha annunciato la revoca parziale delle sanzioni per lunedì.

Non sfuggiranno invece alle sanzioni il presidente jugoslavo Slobodan Milosevic e il suo seguito. Sinora la Svizzera ha bloccato un centinaio di conti appartenenti ai familiari dell’ex presidente o a esponenti del suo regime. Finora non è però stato trovato alcun fondo intestato direttamente a Milosevic.

«Rimane ancora molto da fare in Serbia», ha detto Walter Fust, capo della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). A suo avviso la revoca delle sanzioni internazionali è indispensabile per migliorare la vita della popolazione. La DSC auspica di poter trasformare l’aiuto di emergenza in sostegno alla ricostruzione.

«Per la normalizzazione della regione è importante che la Serbia venga inserita nel Patto di stabilità per i Balcani», ha aggiunto Fust. La Svizzera è entrata a pieno titolo nel Patto di stabilità per i Balcani in giugno.

swissinfo e agenzie

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