La cauzione di Borodin non andrà a rimborsare la Noga
La società ginevrina Noga ha fallito una volta ancora nel tentativo di ottenere la confisca di beni russi, quale risarcimento di un vecchio debito di Mosca. Il Tribunale federale ha respinto la richiesta di sequestro della cauzione di cinque milioni di franchi, pagata lo scorso 12 aprile per il rilascio dell'ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin, accusato a Ginevra di riciclaggio di denaro.
La Noga, società di import-export del finanziere Nessim Gaon, cerca di farsi rimborsare dalla Federazione russa 63 milioni di dollari (attualmente poco più di 100 milioni di franchi svizzeri) per il pagamento di prodotti forniti nel 1992. In precedenza aveva già tentato senza successo di ottenere in Francia la confisca della nave Sedov, ormeggiata a Brest, e di due aerei militari russi, esposti alla fiera aeronautica di Le Bourget, presso Parigi.
La richiesta di sequestrare i cinque milioni versati per il rilascio di Pavel Borodin è stata respinta dalla giustizia ginevrina, per la quale nulla indica che la cauzione sia stata realmente pagata dalle autorità di Mosca, anche se poco dopo il rilascio di Borodin, lo scorso aprile, l’avvocato di quest’ultimo aveva dichiarato alla TV romanda che a pagare non era stato il suo cliente ma la Federazione russa. Una dichiarazione ripresa da molti articoli di stampa.
In una decisione diffusa lunedì, il Tribunale federale ha ora confermato il veto ginevrino. Secondo la massima istanza giudiziaria svizzera, «la decisione di non considerare sufficienti le affermazioni dei giornali e le dichiarazioni dell’avvocato di Borodin alla televisione non può essere considerata arbitraria».
swissinfo e agenzie
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