La cocaina era nascosta nei bidoni di cera d’api
Decisamente il lavoro non manca di questi tempi per la sezione stupefacenti della polizia cantonale vodese, un'attività intensa a cui si è data giusta pubblicità nel giro di una settimana annunciando lo smantellamento di due importanti traffici, uno di eroina e uno di cocaina, contrabbandata in bidoni di cera d'api.
La settimana scorsa si è appreso del sequestro di 11,7 chilogrammi di eroina proveniente dalla Turchia attraverso l’aeroporto di Kloten. Un quantitativo che opportunamente tagliato sarebbe stato trasformato in 100’000 dosi e avrebbe reso un milione e mezzo di franchi.
Ma soprattutto l’inchiesta è stata rivelatrice di legami finora sconosciuti tra due diverse organizzazioni: da una parte gli importatori o grossisti kosovari, adulti in situazione regolare e da tempo stabiliti tra Losanna e Montreux, dall’altra i piccoli venditori, albanesi in situazione irregolare e molti dei quali minorenni.
In tutto sono state arrestate 33 persone, 8 kosovari e 25 cosiddetti dealer, tra questi 11 adulti e 14 minorenni, tutti provenienti dalla regione di Berat, che gli ispettori vodesi definiscono come una sorta di Palermo albanese. C’è molta incertezza comunque sia sulla loro età sia sulla loro identità. Tutta gente che negli interrogatori parla molto poco e che dice d’avere molta paura d’essere eliminata una volta uscita di prigione. Questi venditori avevano in poco tempo occupato e intasato il mercato d’eroina della Riviera, destando l’interesse della sezione stupefacenti della polizia vodese. Ora i tossicomani losannesi, che andavano a rifornirsi a Montreux, devono frequentare altre piazze.
Completamente diversa invece l’inchiesta che ha portato alla scoperta del traffico di cocaina proveniente dal Perù, frutto di una vasta collaborazione tra polizia vodese, polizia federale, dogane e polizie europee. Lo stupefacente era importato attraverso spedizioni postali di bidoni di cera d’api.
È la prima volta che si sente parlare di cocaina mischiata a cera d’api per camuffarne il transito attraverso le reti doganali. L’allarme era stato lanciato dalla polizia olandese, quando nel dicembre scorso, durante una perquisizione di routine a Amsterdam, furono scoperti dei bidoni con tracce di cocaina e del prodotto utilizzato da mobilieri e restauratori.
Già nel gennaio di quest’anno la polizia tedesca individua all’aeroporto di Francoforte uno di questi pacchi e si scopre che diversi sono diretti in Svizzera. Scattano quindi le indagini condotte dalla Polizia federale, dal circondario 3 delle dogane e dalla polizia cantonale vodese, che per qualche settimana controllano il traffico e procedono a pedinamenti e intercettazioni, prima di arrestare 3 settimane fa i principali responsabili, un losannese e un peruviano.
Il primo appare come la testa di ponte svizzera del traffico, il secondo come il vero e proprio organizzatore. Il sudamericano controllava infatti sia l’invio dei pacchi, sia il recapito in Svizzera e soprattutto faceva funzionare il laboratorio chimico, istallato in una roulotte a Montherod, sopra Aubonne.
È del tutto inconsueta la scoperta di una tale struttura nel nostro Paese. Gli agenti chimici usati per l’estrazione della droga dalla cera e per la sua trasformazione in sostanza da spaccio sono definiti dalla polizia vodese pericolosi e infiammabili. Anche per questo il ruolo svolto dal peruviano è definito molto interessante dagli inquirenti. Le conoscenze chimiche e la capacità di dirigere un traffico così importante (in totale sono stati inviati circa 10 chili di cocaina pura, che avrebbero reso al mercato nero 2 milioni e mezzo di franchi) fanno pensare a una persona in contatto con una grossa organizzazione di narcotrafficanti.
L’inchiesta non è finita e si occupa soprattutto del sudamericano, di cui tra l’altro non si conosce l’identità dato che era giunto in Svizzera con un passaporto falso cileno. Non è escluso che altri laboratori, simili a quello trovato a Montherod, siano attivi da qualche altra parte in Europa, in particolare nei paesi dell’Est. L’ “invenzione” della spedizione di cocaina mischiata a cera d’api forse ha già reso e rende tuttora milioni di narcodollari.
Flavio Fornari
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