La Convenzione sul tabagismo dell’OMS muove i primi passi
Da lunedì i governi di 191 Stati sono riuniti a Ginevra, nella sede dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), per negoziare la messa al bando della pubblicità delle sigarette. Thomas Zeltner guida la delegazione elvetica.
La crociata anti fumo dell’OMS parte ufficialmente lunedì, con l’avvio a Ginevra del primo round di negoziati intergovernativi su una Convenzione quadro che, per la prima volta, regola la produzione, vendita e consumo del tabacco.
Il processo, che si annuncia lungo e difficile, dovrebbe concludersi nel 2003, dopo altre tre tappe (la prossima primavera, alla fine del 2001 e all’inizio del 2002). Considerando i tempi di ratifica da parte dei parlamenti nazionali, si può prevedere che la Convenzione entrerà in vigore tra cinque o sei anni.
Una bozza di documento preliminare che contiene il preambolo, la definizione di principi e obiettivi e gli strumenti per il controllo dell’effettiva applicazione, è già al vaglio dei diplomatici. A parte saranno negoziati anche dei protocolli aggiuntivi relativi a specifiche materie, come, per esempio il contrabbando, l’armonizzazione delle tasse, la pubblicità e le sponsorizzazioni e la diversificazione agricola.
La battaglia si preannuncia infuocata. Giovedì e venerdì si è avuto già un assaggio con le “audizioni pubbliche” delle industrie del tabacco, dei produttori e di tutti gli attivisti che guidano le campagne mondiali contro il fumo, convocati dall’OMS a Ginevra per dire la loro opinione sul futuro trattato.
Gli schieramenti in campo vedono, da una parte, le multinazionali delle sigarette (Philip Morris, Japan Tabacco e British America Tobacco, che da sole si spartiscono la maggior parte delle quote di mercato) insieme ai paesi coltivatori (Zimbabwe e Malawi sono i principali a parte la Cina e India); dall’altra i movimenti mondiali della lotta al fumo (capitanati da Ash, Action on Smoking and Health), le associazioni di lotta contro il cancro e naturalmente l’OMS, che ha fatto del tabagismo il suo nemico numero uno.
Gli interessi in gioco sono enormi. Nel mondo i fumatori sono circa il 30 percento. Circa 4 milioni ogni anno muoiono a causa di malattie legate al loro”vizio” (sono 25 le patologie correlate al tabagismo). Nel 2030, secondo stime dell’OMS, le vittime saranno dieci milioni, tra cui sette nei paesi industrializzati. Per i prossimi 30 anni il tabagismo sarà la prima causa di morte.
Per fronteggiare questa “emergenza sanitaria”, lo scorso maggio l’Assemblea Mondiale della sanità ha adottato all’unanimità una risoluzione in cui si prevedeva l’avvio di trattative per una “Convenzione quadro sul controllo del tabacco” (meglio conosciuta dagli addetti ai lavori come FCTC,Framework Convention on Tobacco Control). È la prima volta che la comunità internazionale si dota di uno strumento per regolare un aspetto della salute umana, ed è anche la prima volta che l’OMS tiene a battesimo una convenzione.
Quali sono gli obiettivi? A grandi linee il nuovo trattato dovrà proteggere bambini e adolescenti dal fumo attivo e passivo con campagne di prevenzione e con la messa al bando di quella pubblicità mirata a un pubblico giovane; dovrà vietare il fumo nei locali pubblici; rafforzare la lotta al contrabbando di sigarette; dare un supporto agli Stati, soprattutto quelli in via di sviluppo, per le campagne a livello nazionale.Il divieto di pubblicità diretta e indiretta è essenziale, secondo l’agenzia dell’ONU, per mettere un freno all’aumento di giovani fumatori che si sta registrando in Asia e nell’Europa dell’Est.
A questo proposito, è stata una doccia fredda la recente decisione della Corte di giustizia europea di Strasburgo contro una direttiva dell’Unione Europea, che proibisce la pubblicità del tabacco nei Quindici.
La Svizzera parteciperà alla battaglia dell’OMS in prima linea. La delegazione elvetica sarà guidata da Thomas Zeltner, direttore dell’Ufficio Federale della Sanità, che in un recente rapporto realizzato per conto dell’OMS ha messo alla gogna i big del tabacco, svelando i loro piani per spiare e influenzare le campagne anti fumo dell’organizzazione di Gro Harlem Brundtland.
Anche in Svizzera, dove la pubblicità non è vietata, ci sono forti interessi in gioco: l’industria del tabacco ha un giro d’affari di 2,8 miliardi di franchi e dalla vendita di sigarette la Confederazione incassa 1,4 miliardi di franchi all’anno, che versa direttamente all’AVS.
Maria Grazia Coggiola, Ginevra
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