La rassegna della stampa svizzera
Quasi tutti i principali quotidiani svizzeri dedicano lunedì pagine speciali e un commento agli attacchi americani di domenica notte contro l'Afghanistan.
Per combattere il terrorismo non ci vogliono tanto operazioni militari spettacolari, quanto interventi politici efficaci. Tra questi figura la fine della miseria della popolazione afgana nel proprio paese e l’impegno affinché alla caduta del regime dei taleban non segua un pericoloso vuoto di potere. Anche alle masse dei paesi confinanti bisognerà offrire prospettive a lungo termine per il loro futuro, così da renderle immuni alle sirene degli estremismi. Soltanto allora, le nostre società aperte potranno sentirsi un po’ più al sicuro.
Basler Zeitung
Gli Stati Uniti hanno preso tempo prima di passare al contrattacco e questo fa sperare che sappiano ciò che stanno facendo. È questo in sostanza il commento del quotidiano basilese, che sottolinea tuttavia le difficoltà che vi saranno per assicurare alla giustizia Osama Bin Laden. Anche il presunto mandante degli attentati dell’11 settembre, nota il commentatore, ha avuto il tempo di prepararsi alla controffensiva.
Der Bund
Il quotidiano bernese solleva dei dubbi sull’efficacia di attacchi aerei nel contrastare il terrorismo. Per la popolazione afghana il legame tra le bombe su Kabul e gli attentati di New York e Washington non sarebbe molto chiaro e il consenso per il regime dei taleban potrebbe anche crescere. Inoltre, scrive il Bund, il terrorismo è come un’idra, a cui ogni guerra fa crescere nuove teste.
Le Temps
Il giornale di Ginevra accenna agli elevati rischi che comporta un’offensiva frontale contro l’Afghanistan, come stanno a dimostrare l’esperienza sovietica e britannica del secolo scorso. Questa volta, rileva Le Temps, non si tratta di intimidire o di punire un governo, come fu il caso in Libia e in Irak. Si tratta di rovesciarlo e di distruggere le radici dei movimenti estremisti che trovano rifugio in Afghanistan. Ma questa guerra non può durare, perché le conseguenze per l’economia americana e mondiale sarebbero pesantissime. Il nemico numero uno degli americani Osama bin Laden è cosciente di questa dimensione e il suo principale obiettivo è ormai quello di durare il più a lungo possibile.
24 Heures
“Il punto di non ritorno” è il titolo dell’editoriale, che mette l’accento sul rischio di una risposta alla rappresaglia americana. La minaccia di questa risposta non si è fatta attendere, con un messaggio televisivo – affronto supremo – dello stesso Osama bin Laden. Il presunto mandante delle stragi di New York e Washington ha fatto diffondere un messaggio di appoggio ai palestinesi e di odio antiamericano. Ci si può immaginare il suo effetto nei territori della Cisgiordania, di Gaza o in Libano. Laggiù bin Laden dispone di una formidabile leva che può azionare quando vuole.
Corriere del Ticino
Come la marcia su Mosca si rivelò fatale per Napoleone e il Terzo Reich, così la strada per Kabul si trasformò in una tomba per le truppe britanniche nel secolo scorso e per quelle sovietiche negli anni Ottanta. Bush conosce le conseguenze nocive degli effetti collaterali: non solo i cadaveri dei soldati rispediti in patria, ma anche le vittime civili. Fatti, entrambi, che nuocerebbero gravemente allo spirito di coesione di chi combatte questa guerra.
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