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La Svizzera rafforza l’arsenale contro il bioterrorismo

Le spore del bacillo dell'antrace Keystone

A seguito della psicosi di attacchi bioterroristici negli Stati Uniti, la Svizzera ha adottato le prime misure per rispondere alla crescente preoccupazione dell'opinione pubblica. Mancano però per il momento i mezzi per far fronte ad una minaccia di questo tipo.

Un gruppo di lavoro ha riconosciuto la necessità di migliorare le competenze del laboratorio AC di Spiez (nel Canton Berna) per far fronte ad un’eventuale minaccia biologica, ha indicato Hansruedi Indermühle, portavoce del laboratorio, confermando un’informazione pubblicata dal settimanale svizzero tedesco «Sonntagsblick».

Sarà fatto il possibile per ovviare a questa lacuna. L’idea è di creare un laboratorio di sicurezza a livello nazionale favorendo la collaborazione fra gli organismi civili, come ad esempio l’istituto tropicale svizzero di Zurigo e il Dipartimento federale della difesa (DDPS).

Il progetto è ora nelle mani dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e del capo del gruppo affari sanitari dell’esercito, ha precisato Indermühle. «Tutto resta aperto. Non sappiamo ancora dove sarà situato il nuovo laboratorio, quando potrà cominciare a funzionare e quanto costerà», ha aggiunto il portavoce.

Nel frattempo il laboratorio di Spiez ha aperto una hotline per rispondere alle domande della popolazione. Oltre 200 persone hanno telefonato fra giovedì e domenica, stando a Indermühle. Le richieste riguardano viaggiatori che vogliono recarsi negli Stati Uniti e persone che chiedono informazioni sulla malattia.

Dopo gli attentati negli Stati Uniti, gli stock di antibiotici sono stati riesaminati. Sono stati giudicati sufficienti «nei settori più importanti», ha indicato Lorenz Hess, portavoce dell’UFSP. Il gruppo della «minaccia B» comprende generalmente carbonchio, botulismo, vaiolo e peste.

Inoltre è stato creato un gruppo di lavoro interdipartimentale per valutare la situazione in questo settore. L’UFSP informerà i medici cantonali della questione, ha precisato il portavoce. Nel prossimo bollettino dell’UFSP saranno spiegati i sintomi delle malattie che potrebbero essere diffuse dai terroristi.

Gli esperti però mettono in guardia. Per Patrick Francioli, capo del servizio malattie infettive al CHUV di Losanna, la Svizzera non dispone di strutture atte a far fronte ad una crisi biologica a livello nazionale. «Questo settore compete attualmente ai cantoni, quando in realtà anche le frontiere nazionali risultano troppo piccole per un tema come il bioterrorismo», ha dichiarato in un’intervista al settimanale romando «dimanche.ch».

L’ultimo caso di carbonchio polmonare in Svizzera risale al 1991, mentre casi cutanei sono stati censiti per l’ultima volta nel 1989. Spore di questo germe, molto resistente, si ritrovano nel suolo negli ambienti rurali, ma bisogna respirarne in grossa quantità per ammalarsi, ha precisato Indermühle.

swissinfo e agenzie

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