La vita non è brevettabile: lanciata una campagna nazionale di sensibilizzazione
Brevettare sequenze genetiche di esseri viventi è contrario alla Carta dei diritti umani e in contraddizione con i principi morali di molte religioni. Ne sono convinte una trentina di organizzazioni svizzere.
Un gruppo di associazioni attive nell’aiuto allo sviluppo, la protezione dell’ambiente e dei consumatori, hanno lanciato lunedì a Berna una campagna di sensibilizzazione al fine di impedire che la legge federale sui brevetti venga adattata alle direttive europee, assai più permissive nel settore della tecnologia genetica.
Vista l’incertezza che regna in un questo campo, ha affermato Michèle Zufferey di Swissaid, «a livello mondiale e europeo aumenta di giorno in giorno il numero di coloro che non vogliono saperne di marchi e patenti sugli esseri viventi». Finora, hanno aggiunto, solo due paesi membri dell’Ue hanno adattato le rispettive legislazioni sui brevetti alle direttive emanate dall’Ufficio europeo dei brevetti.
Una mozione presentata in parlamento, ha aggiunto la Zufferey, chiede che l’attuale legge sui brevetti venga modificata sull’esempio europeo. Ma ha senso farlo dal momento che la maggior parte dei paesi UE nicchia? In Svizzera, ha aggiunto, le leggi vigenti impediscono di brevettare piante o animali, tuttavia già nel 1986 l’Ufficio federale della proprietà intellettuale si era pronunciato per la protezione delle invenzioni in questo settore.
Secondo la Zufferey, le limitazioni elencate da questo ufficio vengono continuamente reinterpretate o disattese. In vista della procedura di consultazione che dovrebbe essere lanciata l’anno prossimo, le organizzazioni deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione. Se il parlamento dovesse piegarsi ai desideri delle grandi multinazionali non escludono il lancio di un referendum.
La direttiva europea sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche permette di brevettare anche geni umani isolati, ha aggiunto Christoph Then di Greenpeace. Essa ha dato adito a proteste tanto che solo due paesi – Finlandia e Inghilterrra – hanno provveduto finora ad adattare le rispettive legislazioni. Italia e Olanda hanno interposto ricorso presso la Corte europea di giustizia.
Che la materia sia contestata, ha spiegato François Meienberg della Dichiarazione di Berna (DB), lo rivelano le resistenze a livello mondiale in seno all’organizzazione mondiale del commercio (WTO) e dell’Onu. Il 17 agosto scorso la sottocommissione dei diritti umani – ha spiegato Meienberg – ha condannato l’accordo sui diritti di proprietà intellettuale elaborato in seno al WTO.
Contro il parere dei paesi poveri, le nazioni industrializzate hanno imposto la globalizzazione dei diritti legati alla proprietà intellettuale, artistica e industriale. Obbligare i paesi poveri a rispettare questa norme, equivale a tassare la popolazione indigene a favore dei paesi industriali.
La brevettabilità di sequenze genetiche, ha precisato il rappresentante della DB, è un procedimento utilizzato da società attive soprattutto nell’agrobusiness per produrre semi manipolati geneticamente. Sovente, gli agricoltori che li utilizzano non possono più raccogliere i semi che crescono sulle piante per riutilizzarli ma devono ogni volta far ricorso a nuove forniture.
Il fatto che poche industrie a livello mondiale controllino il mercato rischia di creare un’eccessiva dipendenza degli agricoltori, i quali non potranno più liberamente decidere che cosa coltivare. Vi è il pericolo inoltre che la varietà delle specie di piante coltivate si riduca a poche decine particolarmente redditizie.
swissinfo e agenzie
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