Le reazioni sulla stampa internazionale
I principali quotidiani nel mondo dedicano numerose pagine all'attacco terroristico. Quasi tutti pubblicano commenti che condannano e si interrogano su un futuro pieno di incognite per la democrazia.
La stampa in Europa
Attacco all’America e alla civiltà, titola il Corriere della Sera, che in un commento scrive: “Siamo tutti americani. Ancora paralizzati e increduli, ci vengono in mente le parole che Kennedy pronunciò nel ’63, poco prima di essere ucciso, davanti al Muro: io sono berlinese…Ora siamo veramente in guerra e il nemico è invisibile.” In un altro commento, sempre in prima pagina, si legge che la guerra del Ventunesimo secolo che abbiamo visto in tv ci impone la peggiore delle globalizzazioni.
Per la Repubblica, la data di ieri cambia il corso della nostra epoca. Tutto l’Occidente è bersaglio, insieme con i simboli della sua più avanzata modernità americana e la democrazia si rivela improvvisamente fragile. Per il giornale, bisogna ora riportare al centro del tavolo la questione mediorientale…perché l’America e l’Europa devono svolgere la loro parte in un conflitto che può diventare un’infezione pericolosissima per le categorie politiche, culturali, religiose che mette in campo. Da ieri bisogna prendere atto che il terrorismo è il nuovo nemico dell’Occidente, perché è il nemico della democrazia e va combattuto senza ambiguità e reticenze.
Per la Stampa, di Torino, “Anche per chi la guerra non l’ha vissuta e l’ha studiata sui libri di scuola, la sensazione, l’atmosfera ricordano Pearl Harbor sessant’anni fa. Ma è una Pearl Harbor senza Giappone, una guerra senza nemico, contro la quale non serve l’atomica e neppure lo scudo spaziale.” L’Italia – ma non solo l’Italia – è chiamata a una nuova speciale solidarietà con gli Stati Uniti, alleati che nel ruolo dei guardiani dei diritti violati, di avversari delle sopraffazioni, di combattenti delle cause perdute, hanno sempre fatto la parte più importante. Il mondo intero appare vittima di una desolazione in cui, per dirla con Carlo Levi, “Cristo non è arrivato, né vi è arrivato il tempo, né la speranza, l’anima individuale, il legame tra le cause e gli effetti, la ragione, la storia.”
Il londinese The Guardian avverte: “Il sistema di difesa antimissilistico non difende”. Ma qual è la risposta? “Sappiamo che grandi dispiegamenti di forze di polizia nelle nostre città non sono una risposta alla violenza che nasce dalla povertà e dalla disperazione” scrive il commentatore del Guardian. ” Ci sono altri disastri, anche peggiori che sarebbero potuti accadere: quegli aerei avrebbero potuto lanciarsi contro centrali nucleari”. È urgente conclude il commento che non si intraprendano strade di isolazionismo politico: “Abbandonando la legge internazionale si rischia di far ritornare il mondo al Medio Evo,”
Il giornale francese Le Monde, nella sua edizione on line riporta un’intervista con uno degli architetti che costruirono il World Trade Center, un mito della costruzione del 20° secolo, un’intervista ripresa dal Jerusalem Post. “L’edificio era stato concepito per resistere anche ad un crash aereo” dice Aaron Swirski, ma quello che è successo è assolutamente incredibile.
La Süddeutsche Zeitung rileva come nella storia del terrorismo non si trovi un episodio con una tale forza simbolica e brutalità e con tali conseguenze infernali. Il mondo che risponde ancora alla ragione deve ora mobilitarsi contro quelle menti malate che hanno provocato questa barbarie. L’invisibile nemico della civiltà deve essere smascherato e punito senza pietà. Altrimenti nessuno, né a New York, né a Berlino, Londra o Tokyo, potrà liberarsi dalla paura che l’11 settembre si è abbattuta sul mondo.
“Una dichiarazione di guerra” è l’attacco terroristico per il Frankfurter Rundschau: “L’Armageddon a Manhattan è l’orribile prova che gli Stati Uniti non possono isolarsi politicamente” commenta il giornale tedesco.
La stampa negli Stati Uniti
“Un giorno di terrore spaventoso per New York e Washington” titola il New York Times : la cronaca del disastro che ha colpito gli Stati Uniti è ancora prevalente sui commenti, lo shock troppo recente, “le parole inadeguate a contenerlo”. Il New York Times avverte che la nazione, e forse tutto il mondo, sono ormai confrontati ad una lotta impari contro un nemico poco identificabile: “il senso di sicurezza e di fiducia che gli americani considerano un diritto di nascita ha subìto un colpo tale che recuperarlo sarà difficile.”
Ma il giornale di New York ha anche parole di critica per il presidente Bush, che ha preferito non ritornare a Washington ieri: “al culmine della crisi cubana John F. Kennedy rimase nella capitale. Il suo futuro politico è in gioco, commenta il New York Times: che si chiede se Bush si comporterà come l’ex presidente Jimmy Carter che fu incapace di risolvere la crisi degli ostaggi in Iran, o riuscirà invece a reagire come fecero Ronald Reagan dopo il disastro dello Shuttle e Bill Clinton dopo la bomba di Oklahoma City.”
Anche il Washington Post sottolinea il test di leadership cui è confrontato l’attuale presidente degli Stati Uniti. Ma il Post mette anche in evidenza come esperti di sicurezza avevano avvertito dell’imminenza di un attacco su larga scala. Per quanto riguarda le misure di sicurezza negli aeroporti, per anni questi stessi esperti avevano messo il dito sulla piaga: “Regole poco severe da parte delle compagnie aeree, limitazioni dei controlli nelle vicinanze degli aeroporti e agenti mal pagati hanno aumentato l’eventualità di un attacco coordinato”. Un addetto allo screening, rileva il giornale, in alcuni aeroporti americani guadagna meno di chi lavora al fast food.
La stampa in Medioriente
Un giornale ufficiale in Iraq scrive con un certo compiacimento che «l’America raccoglie il frutto dei suoi crimini mondiali», ma la stragrande maggioranza della stampa araba condanna i drammatici avvenimenti di mercoledì negli Usa.
La Siria condanna questi distruttivi atti di sabotaggio che hanno preso di mira civili innocenti negli Stati Uniti», ha scritto il quotidiano ufficiale siriano ‘Tishrin’. In Libano, il quotidiano arabo ‘as-Safir’ pubblica a tutta pagina, in inglese, il titolo ‘Apocalypse Now’, e riferisce della condanna del governo di Beirut, così come tutti gli altri giornali.
Nel Golfo, la stampa riferisce con rilievo delle condanne espressi da tutti i governi della regione. Come quella dell’Arabia Saudita che ha definito «inumane le esplosioni al WorldTrade Center»; del Kuwait, che «respinge tutte le forme di terrorismo ed esprime grande solidarietà al popolo americano»; del Qatar, il cui emiro ha espresso le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime; o degli Emirati, che tramite il ministro dell’informazione affermano la necessità di una «campagna internazionale per sradicare tutte le forme di terrorismo».
Pronta anche la condanna espressa dallo Yemen, che pure è stato teatro dell’attentato contro il cacciatorpediniere ‘Uss- Cole’nell’ottobre scorso. Il governo di Sanaa denuncia con forza questi atti di terrorismo «che minacciano la sicurezza e la stabilità del mondo». Secondo il quotidiano ‘al-Iraq’, invece, gli attacchi sono il frutto della politica «dei cowboys» di Washington e quindi «migliaia, o forse milioni o miliardi di mani» vi sono coinvolte.
swissinfo
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.