“Lo stadio non è morto, ma è stato ridimensionato”
Durante gli Europei di calcio, Roberto Perrone ha deliziato i lettori del Corriere della Sera con una rubrica intitolata "Il buco nel gruviera". Le sue considerazioni sul torneo appena concluso.
Giornalista e scrittore, Roberto Perrone ha vissuto gran parte di questi Europei in Svizzera, come inviato del Corriere della Sera. Un torneo che, secondo lui, ha segnato una svolta: lo stadio, ormai, è diventato solo un anello di una lunga catena di questo gioco chiamato calcio.
swissinfo: Qual è l’immagine che le rimarrà impressa di questi Europei?
Roberto Perrone: Mi è piaciuto molto vedere i giocatori spagnoli buttare in aria il loro allenatore, come fosse un ragazzino. È un’immagine molto bella, perché sintetizza questa squadra, giovane nelle gambe e nella testa. Aragones è il più vecchio allenatore a vincere gli Europei; tuttavia si è dimostrato giovanissimo, molto più giovane di tanti altri suoi colleghi.
swissinfo: Dopo la vittoria della Grecia e del suo quasi anti-gioco quattro anni fa, il trionfo della Spagna fa bene al calcio…
R.P.: Per la prima volta nella storia, credo, la squadra che ha offerto il miglior calcio ha anche vinto.
La Spagna ha presentato un gioco fatto di possesso palla, passaggi e azioni da rete. È la compagine che ha segnato di più… È un titolo pienamente meritato.
swissinfo: A parte la Spagna, quali sono le altre squadre che l’hanno impressionata?
R.P.: Sicuramente la Russia e la Turchia. In semifinale contro la Germania, la Turchia è scesa in campo con molte riserve e con alcuni uomini che hanno dovuto giocare in un ruolo diverso dal solito. Eppure per poco ai turchi non riusciva l’exploit!
swissinfo: E fuori dagli stadi, c’è qualcosa che l’ha particolarmente colpita?
R.P.: La marea olandese a Basilea e a Berna, non c’è dubbio. Per un italiano vedere tutti questi tifosi che seguono la squadra pur sapendo che difficilmente riusciranno ad entrare nello stadio è qualcosa di molto sorprendente. Noi amiamo una certa comodità. È difficile che un italiano parta senza avere il biglietto, l’albergo prenotato…
swissinfo: Questi Europei sono stati anche quelli delle cosiddette ‘fan-zone”. Si tratta di un modo nuovo, diverso di vivere il calcio…
R.P.: A Zurigo il mio albergo era vicino alla ‘fan-zone’. Ogni sera vedevo le bandiere, le facce e i colori più diversi. Era una mescolanza veramente molto interessante. I tifosi si sono comportati in modo molto civile. Per molti paesi che hanno problemi tra opposte tifoserie, ad esempio l’Italia, si è trattato di una bella lezione.
A mio avviso, questi Europei hanno segnato un punto di svolta. Lo stadio non è morto, ma è stato ridimensionato. Abbiamo visto stadi piccoli, ma molto belli. Il futuro del calcio è questo. Con la televisione, le ‘fan-zone’ e con tutti gli altri tipi di divertimenti legati al calcio, lo stadio non è più un elemento isolato, ma piuttosto l’anello di una catena.
swissinfo: E a livello personale come ha vissuto questo torneo? Si è divertito?
R.P.: È stato un buon campionato europeo, ma tutto sommato, rispetto al Mondiale 2006, è stato un Europeo di espiazione, anche perché l’ho affrontato facendo una delle mie tradizionali diete.
Ho lasciato la Svizzera con il grande rimpianto di non avere neanche addentato un pezzo di formaggio.
È stato un Europeo di espiazione pure per l’Italia, anche se gli azzurri sono gli unici a non aver preso gol dalla Spagna e ad averla costretta ai rigori. Bene o male il destino poteva girare anche dalla nostra parte.
swissinfo: Prima dell’inizio dell’Euro in Svizzera ed in Austria si è messo molto l’accento sull’accoglienza. Una scommessa vinta?
R.P.: Ad onor del vero devo dire che la sorpresa che ho avuto due anni fa in Germania sarà difficilmente superabile. Non so se i tedeschi siano stati riprogrammati, ma dal punto di vista dell’accoglienza, del rispetto e della simpatia sarà arduo far meglio rispetto al Mondiale 2006.
Detto ciò, in Svizzera e in Austria l’accoglienza è stata più che buona. L’unico rimprovero che posso fare è che alcuni ristoranti chiudevano molto presto.
swissinfo: L’UEFA è stata spesso criticata per aver attribuito questi Europei a due nazioni che non hanno una grande tradizione calcistica. Come valuta a posteriori questa scelta?
R.P.: Per me non è un problema. Negli Stati Uniti, ad esempio, ho vissuto forse il mio più bel mondiale. Quello che conta non è la tradizione calcistica del paese, bensì la passione sportiva.
L’errore dell’UEFA è stato di aver messo Austria e Svizzera testa di serie. Si sono creati dei gironi sfalsati, soprattutto quello dell’Italia. È chiaro che al paese ospitante devono dare una mano, ma se non è una potenza calcistica non si può metterlo testa di serie.
swissinfo: In un suo articolo deplorava la scomparsa di quelli che chiama gli “animali da stadio” e la presenza sempre più marcata di sponsor, vip e così via. Malgrado questo allontanamento dalla base popolare, tornei come l’Euro o il mondiale registrano un successo sempre più grande. A suo avviso questa evoluzione proseguirà oppure a un certo momento il bel giocattolo si romperà?
R.P.: Non credo, anche perché i tifosi vanno lo stesso a seguire le partite, riempiono le ‘fan-zone’ e le città.
Domenica sera a Vienna, nello stadio dopo la partita ho visto passare centinaia di persone con appeso al collo l’accredito degli sponsor. Tutte le società e le federazioni vogliono eliminare quei tifosi che non sono controllabili e questo è un modo per farlo. Nello stadio si vogliono avere spettatori che fanno l’applausino e che poi se ne vanno via tranquilli.
Naturalmente sono favorevole all’eliminazione dei violenti dagli stadi. Lo stadio ha però anche un suo fascino un po’ truce, che dovrebbe essere conservato.
swissinfo, intervista di Daniele Mariani
Roberto Perrone, classe 1957, lavora dal 1989 alla redazione sportiva del Corriere della Sera.
Per il quotidiano milanese ha seguito tutti i più importanti avvenimenti sportivi dell’ultimo decennio: Olimpiadi, Mondiali ed Europei di calcio, grandi tornei di tennis…
Roberto Perrone ha pure pubblicato diversi libri, che hanno come denominatore comune il mondo del calcio. Il suo ultimo romanzo si intitola “Averti trovato ora” (Ed. Mondadori, 2008).
L’UEFA ha designato lunedì la selezione ideale di questi Europei ed ha eletto lo spagnolo Xavi Hernandez miglior giocatore del torneo.
Portieri: Gianluigi Buffon (Italia), Iker Casillas (Spagna), Edwin van der Sar (Olanda).
Difensori: José Bosingwa (Portogallo), Philipp Lahm (Germania), Carlos Marchena (Spagna), Pepe (Portogallo), Carles Puyol (Spagna), Yuri Zhirkov (Russia).
Centrocampisti: Hamit Altintop (Turchia), Luka Modric (Croazia), Marcos Senna (Spagna), Xavi Hernandez (Spagna), Konstantin Zyryanov (Russia), Michael Ballack (Germania), Cesc Fabregas (Spagna), Andrés Iniesta (Spagna), Lukas Podolski (Germania), Wesley Sneijder (Olanda).
Attaccanti: Andrei Arshavin (Russia), Roman Pavlyushenko (Russia), Fernando Torres (Spagna), David Villa (Spagna).
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