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Per 2 no alle iniziative del GSsE

La consigliera nazionale UDC Ursula Haller ha difeso le ragioni del doppio no Keystone

Due proposte che sconvolgerebbero la politica di sicurezza in un periodo di grande incertezza. Il comitato contrario alle iniziative popolari pacifiste ha illustrato le ragioni del doppio no.

Irresponsabili dal profilo della sicurezza interna e esterna del paese, pericolose per le finanze statali e per l’economia, e anche superflue nel quadro degli attuali sforzi per la promozione della pace. Le due iniziative popolari del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) su cui si voterà il prossimo 2 dicembre sono state criticate senza mezzi termini dal comitato, che riunisce oltre 160 parlamentari dei partiti borghesi.

Le proposte del GSsE chiedono da un lato l’abolizione dell’esercito sull’arco di dieci anni, un progetto che il popolo aveva già respinto una prima volta nel 1989, e dall’altro l’introduzione di un servizio civile per la pace. Per gli avversari alle proposte un reorientamento della politica di sicurezza su queste basi condurrebbe la Svizzera su una strada avventurosa.

Gli avvenimenti dell’11 settembre dimostrano che l’abolizione dell’esercito sarebbe “un’assurdità totale”, ha osservato la consigliera nazionale UDC Ursula Haller. Le forze armate non sono certo l’unico strumento per garantire la sicurezza, ma costituiscono un elemento essenziale. Non bisogna dimenticare, ha ricordato Haller, che l’esercito rappresenta sempre uno strumento indispensabile in caso di un conflitto armato, eventualità che non deve essere mai scartata definitivamente.

Le truppe forniscono inoltre un contributo importante in caso di catastrofi naturali e garantiscono un rafforzamento dei dispositivi di sicurezza delle forze di polizia. Anche le conseguenze economiche non sarebbero da sottovalutare: la soppressione dell’esercito metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro, in particolare nelle regioni periferiche.

Il progetto di un servizio civile per la pace sarebbe da parte sua mal concepito e in definitiva inutile. Volendo impegnare la Confederazione a garantire una formazione in questo ambito a chiunque lo desideri questo servizio rappresenterebbe un pozzo senza fondo dal profilo finanziario, ha sottolineato il consigliere nazionale PLR Edi Engelberger. L’iniziativa pacifista arriverebbe per di più in ritardo e sfonderebbe delle porte aperte.

La Svizzera, ha detto Engelberger, già oggi contribuisce attivamente al promuovimento della pace attraverso gli invii di esperti in regioni difficili, i progetti di aiuto allo sviluppo e i contributi finanziari alle organizzazioni internazionali, come l’OSCE e l’ONU. Infine questo servizio entrerebbe in diretta concorrenza con l’attuale sistema di servizio civile che al momento è al centro di una revisione di legge.

Le due iniziative

La prima proposta del GSsE vuole fissare nella Costituzione il principio secondo il quale “la Svizzera non ha esercito”. Confederazione, cantoni e comuni non potrebbero disporre di forze armate militari. L’unica eccezione riguarda la partecipazione armata a missioni internazionali di pace, sottoposta però obbligatoriamente a votazione popolare.

L’iniziativa denominata “la solidarietà crea la sicurezza” propone invece la costituzione di un servizio civile volontario, concepito come strumento per una politica attiva di pace. L’obiettivo è di sviluppare competenze nella gestione non violenta dei conflitti.

La posizione del governo

Il Consiglio federale raccomanda di respingere le due iniziative, in entrambi i casi senza proporre un controprogetto, ritenendo la visione di una Svizzera senza esercito utopica. D’altra parte il governo sottolinea come la promozione della pace sia già parte integrante della politica estera e di sicurezza svizzera.

Luca Hoderas e swissinfo

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