Pista islamica per gli attentati; la Nato compatta dietro l’alleato americano
Caccia negli Usa ai complici ed ai mandanti degli attacchi terroristici che, martedì, hanno fatto migliaia di vittime a New York, dove sono crollate le torri gemelle, e a Washington, dove un'ala del Pentagono è andata distrutta, quando aerei di linea dirottati si sono schiantati contro i loro obiettivi. Per la prima volta, la NATO ricorre all'articolo 5 che comporta una rappresaglia comune in caso di attacco a un suo membro.
I primi risultati delle indagini
Fonti ufficiali hanno rivelato che, fra gli obiettivi dell’attacco, c’erano lo stesso presidente George W. Bush, la Casa Bianca (che sarebbe stato il bersaglio dell’aereo che ha poi puntato sul Pentagono) e il Campidoglio.
Le indagini, particolarmente intense nel Massachussetts e in Florida, avrebbero già identificato oltre 12 componenti dei commando suicidi, tutti d’origine mediorientale, alcuni dei quali sarebbero stati addestrati in scuole di pilotaggio americane.
Le piste già individuate condurrebbero a Osama bin Laden, il miliardario saudita che dall’Afghanistan addestra e organizza terroristi islamici, e ad altri gruppi. Bush sarebbe convinto «al 95%» della responsabilità di bin Laden. Ma l’Amministrazione vuole prove e certezze, prima di lanciare una ritorsione e di chiedere, eventualmente, l’attivazione dell’articolo V del Trattato dell’Atlantico del Nord.
La solidarietà della Nato
La via all’applicazione dell’articolo, per la prima volta nella storia dell’Alleanza atlantica, è stata spianata, mercoledì, a Bruxelles. L’articolo V prevede che gli alleati reagiscano militarmente all’aggressione di uno di essi.
Nessun partner degli Usa ha sollevato obiezioni. La decisione è anche una fortissima novità sul piano della dottrina Nato. L’articolo 5 era stato scritto infatti nel pieno della guerra fredda per un possibile attacco militare tradizionale dei «rossi» di allora, contro uno dei paesi membri. Oggi scatta invece per quella che forse è stata la prima manifestazione di una guerra del XXI secolo, un massiccio attacco terroristico contro obiettivi vitali di uno Stato alleato.
I lavori di sgombero
Intanto, le squadre di soccorso continuano a lavorare al recupero delle salme, tra grosse difficoltà: a New York, c’è stato un nuovo crollo e ci sono continui falsi allarmi; a Washington, l’ala del Pentagono colpita ha di nuovo preso fuoco, costringendo ad evacuare l’edificio.
I lavori di sgombero
Intanto, le squadre di soccorso continuano a lavorare al recupero delle salme, tra grosse difficoltà: a New York, c’è stato un nuovo crollo e ci sono continui falsi allarmi; a Washington, l’ala del Pentagono colpita ha di nuovo preso fuoco, costringendo ad evacuare l’edificio.
Manhattan è diventata una gigantesca isola pedonale e la zona a sud della città, epicentro del disastro, è un’area di guerra. Le ruspe sono al lavoro sui resti del World Trade Center, dove lavoravano 40mila persone.
Complessivamente, le vittime potrebbero essere oltre 6.000: 266 a bordo degli aerei, alcune centinaia al Pentagono, migliaia dentro e intorno alle torri gemelle. Rudolph Giuliani, sindaco di New York, ha chiesto 6.000 bodybags.
L’America, e soprattutto New York, continuano a vivere al rallentatore: oggi, riaprono le scuole che ieri erano chiuse, ma a Manhattan una larga zona e molti uffici e negozi resteranno chiusi. La borsa resterà chiusa per il terzo giorno consecutivo, le attività sportive e culturali sono sospese.
Tra i dispersi anche cittadini svizzeri
Ieri sera il Dipartimento federale degli affari esteri annunciava la cifra di 700 svizzeri di cui non si hanno ancora notizie. Nel frattempo numerose persone hanno segnalato la loro presenza. Il numero di coloro che mancano ancora all’appello potrebbe ridursi a 200-300 entro questa sera, ha dichiarato l’ambasciatore Walter Thurnherr, capo della Divisione politica degli svizzeri all’estero.
Cordoglio internazionale e reazioni
L’ondata di attentati ha provocato una serie di reazioni inorridite in tutto il mondo. Come il presidente russo Putin e il segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, anche tutti i leader europei hanno manifestato il loro sgomento e il loro cordoglio con il popolo americano. Il governo svizzero ha trasmesso un messaggio di compassione e solidarietà.
Anche la Cina ha reagito con emozione e condanna agli attentati, ma alcuni giornali cinesi mercoledì mattina lasciavano intendere che “l’egemonismo della più grande potenza mondiale potrebbe avere contribuito alla tragedia.
Israele ha osservato mercoledì una giornata di lutto nazionale in memoria delle vittime degli attacchi terroristici.
L’offensiva terroristica è stata condannata anche dalla maggior parte dei paesi arabi, ad eccezione dell’Irak. Secondo la televisione irachena, “gli attacchi sono il frutto dei crimini contro l’umanità commessi dagli Stati Uniti”. L’Iran, la Libia e la Siria, sebbene accusati dagli Stati Uniti di appoggiare il terrorismo, hanno dal canto loro condannato gli attentati.
Pure il presidente dell’autorità palestinese, Yasser Arafat, si è detto molto toccato dall’ondata di violenza. Dai territori palestinesi sono però giunte immagini di giubilo di parte della popolazione per il dramma che si è abbattuto sugli americani. Il regime dei talebani, al potere in Afghanistan, ha condannato gli attentati, asserendo che gli attacchi non sono opera di Ben Laden.
Cancellati i voli di Swissair
Swissair ha cancellato giovedì 11 dei 14 voli per gli Stati Uniti. La compagnia di bandiera elvetica deciderà nel primo pomeriggio se annullare anche i rimanenti tre voli a destinazione di New York e San Francisco in programma questa sera.
I voli da Zurigo-Kloten a Tel Aviv sono ripristinati secondo il normale piano orario, ha comunicato stamane il gruppo Swissair. Per motivi di sicurezza sono invece cancellati i voli da Zurigo a Beirut e alle destinazioni libiche di Tripoli e Bengasi.
Due apparecchi Swissair che da martedì erano bloccati in Canada sono ora in viaggio per Zurigo. Altri due velivoli sono invece ancora a terra in Canada in attesa dell’autorizzazione di decollo. Secondo le informazioni della compagnia svizzera, lo spazio aereo statunitense rimane per ora chiuso.
swissinfo e agenzie
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