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Processo Ticinogate: Cuomo accusa Verda

L'aula del Tribunale di Lugano sove sono in corso i dibattimento del processo Ticinogate Keystone

Da grande amico a grande accusatore. Martedì nella seconda udienza per il processo del Ticinogate, il presunto boss napoletano del contrabbando di sigarette Gerardo Cuomo ha puntato il dito contro l'ex presidente del Tribunale penale Franco Verda. Richieste di soldi da parte del magistrato che insisteva pure per ottenere qualcosa dal dissequestro dei tre milioni di franchi che appartenevano a Francesco Prudentino, altro personaggio di spicco del traffico internazionale di tabacco attualmente detenuto in Italia.

E’ il primo colpo di scena di un dibattimento che sta entrando nel vivo con il confronto diretto tra Cuomo e Verda sui nodi cruciali di questa intricata vicenda giudiziaria. Nel gennaio del ’99, ha raccontato Cuomo, Verda lo invitò nel suo ufficio al tribunale di Lugano. Nell’incontro gli parlò della disastrata situazione finanziaria, quattro milioni di franchi di debiti, in cui versava la società Acque minerali San Bernardino, della quale era amministratrice la sua compagna oggi moglie, Desirée Rinaldi. E alla fine gli chiese un prestito di 100 mila franchi.

Desirée Rinaldi è stata assolta dalle accuse di complicità in corruzione passiva aggravata e di riciclaggio.

La moglie dell’ex giudice Franco Verda, deceduto nel 2004, è stata condannata nel 2001 a una pena di 3 mesi sospesi condizionalmente per falsità in documenti. 

Una versione smentita da Verda: “Non è vero, non l’ho invitato nel mio ufficio. Di questo prestito io ho saputo solo in primavera dalla stessa Desirée. Due verità a confronto che innescano un botta e risposta tra l’ex giudice e Cuomo che replica invitandolo ad assumersi le sue responsabilità. Fatto sta che, secondo la versione di Cuomo, lui stesso consegnò alla donna in un bar di Lugano 100 banconote da mille franchi in una busta bianca. Soldi che si aggiungevano ad un precedente prestito di 50 mila franchi e che con “versamenti” successivi arriveranno a 350 mila franchi.

Ma questo non è stato che l’assaggio del confronto tra i due, che si è fatto ancora più aspro quando s’incomincia a discutere del dissequestro ordinato da Verda dei tre milioni di franchi di Francesco Prudentino. Soldi per metà incamerati dallo Stato e per il resto restituiti a Prudentino. E’ su questa vicenda che si gioca il grosso delle accuse del procuratore straordinario Luciano Giudici: per Verda ripetuta istigazione alla violazione del segreto di ufficio, corruzione passiva aggravata, favoreggiamento e ripetuta violazione del segreto di ufficio, mentre a carico di Cuomo ci sono solo le imputazioni di corruzione passiva aggravata e violazione della legge federale sul domicilio e la dimora.

Mercoledì a parlare di quel sequestro ci sarà in aula lo stesso Prudentino, detto “Ciccio la busta”, arrestato nel dicembre scorso in Grecia e subito estradato in Italia, dove è ritenuto dagli inquirenti una delle menti del contrabbando di sigarette e di altri traffici illeciti che si sviluppano tra Albania, Montenegro e Italia. Recentemente Prudentino ha presentato ai giudici italiani un memoriale di 50 pagine, di cui ampi stralci sono stati già pubblicati a fine maggio dal quotidiano italiano Il Giornale. Nel memoriale si accenna anche al sequestro dei suoi soldi in Svizzera, quindi non è da escludere che “Ciccio la busta” alle verità di Verda e di Cuomo voglia aggiungere anche la sua.

Da quanto emerso nell’udienza di martedì, l’ex presidente del Tribunale penale e il suo amico napoletano parlarono di questo dissequestro nel maggio del ’99 a Montecarlo. Verda e la Rinaldi erano ospiti di Cuomo per assistere al Gran Premio di Formula 1. Stando al racconto fatto in aula da Cuomo, l’ex giudice gli chiese informazioni su Prudentino, informandolo anche della procedura di confisca che era di sua competenza. Inoltre, gli avrebbe pure chiesto di convincere Prudentino a lasciare in Svizzera la metà della somma che sarebbe stata dissequestrata. ” Abbiamo sfogliato assieme l’istanza di confisca – ha precisato – ed era presente anche la Rinaldi”.

Altra smentita di Verda che ammette soltanto di aver domandato per curiosità qualche informazioni su Prudentino: “Non gli ho mai chiesto di avviare contatti con Prudentino. Fu Cuomo che, invece, disse che si poteva approfittare di questa situazione, che si poteva guadagnare qualcosa”. In aula martedì si sono riascoltate le registrazioni telefoniche tra Cuomo e Prudentino, Sergio e Luigi al telefono per depistare la polizia, in cui si parla di quei soldi. Ma Cuomo era comunque sicuro che Prudentino non avrebbe pagato per il dissequestro, tant’è che aveva insistito con la Rinaldi affinché convincesse il giudice a non firmare il dissequestro. Ora la parola passa a “Ciccio la busta”.

Libero D’Agostino.

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