Rogatorie internazionali: irrisolti i problemi tra Berna e Roma
Conclusa la visita a Roma di una delegazione elvetica, rimangono importanti divergenze tra Svizzera e Italia sull'applicazione dell'accordo di assistenza del '98.
La Svizzera non ottiene a Roma le garanzie richieste per poter notificare l’accordo bilaterale di assistenza giudiziaria con l’Italia. Dopo una giornata di intense discussioni con la controparte italiana, la delegazione elvetica, guidata da Heinrich Kessler, capo dell’ufficio federale di Giustizia, torna a Berna con un magro bottino. Infatti sono stati parzialmente chiariti solo alcuni punti. Ma le perplessità sulla nuova legge di procedura penale italiana, rimangono intatte.
Già nei giorni scorsi si era capito che il ministero di giustizia italiano non era intenzionato a dare molto peso alla discussione con i colleghi elvetici. Nessuna informazione era uscita da via Arenula, sede del ministero. Le sollecitazioni della stampa erano state liquidate con un semplice “non c’è nulla da sapere”.
Eppure, il vertice era stato concordato a Mosca agli inizi di ottobre, dal ministro italiano Castelli e da Ruth Metzler proprio per chiarire quali effetti avrebbe avuto la nuova legge di procedura penale italiana sull’accordo di assistenza giudiziaria firmato dai due paesi nel 1998 e che attende di essere finalmente notificato in via definitiva.
Ma Heinrich Koller capo dell’ufficio federale di Giustizia, e il procuratore generale ticinese Luca Marcellini che guidavano la delegazione non hanno ottenuto molto. Non è stato chiarito ad esempio come la nuova legge italiana interferirà retroattivamente sulle indagini e sui processi già in corso. Rimane nel vago anche l’effetto delle nuove disposizioni sulle indagini comuni fatte dalle due magistrature.
Quantomeno, sono state chiarite le formalità in merito alla certificazione della documentazione rogatoriale. Quanto fatto finora sembra soddisfare le autorità italiane senza che siano necessarie garanzie ulteriori di autenticità degli incarti.
Tuttavia mancano delle certezze visto che si dovranno comunque attendere le interpretazioni e l’attuazione della legge da parte delle autorità giudicanti per capire se la nuova legge interferisce effettivamente con lo spirito dell’accordo.
Insomma, il bottino appare magro. Ora la delegazione elvetica dovrà riferire al governo. Berna potrebbe a questo punto prendere tempo prima di decidere sul destino dell’accordo bilaterale con l’Italia. Quel che è certo è che per il momento le rogatorie fra i due paesi rimarranno bloccate.
Paolo Bertossa, Roma
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.