Senatori prudenti su Schengen
Il Consiglio degli Stati ha espresso martedì numerose riserve sulla partecipazione della Svizzera all'accordo di Schengen. Numerosi senatori si sono rifiutati di affrettare le trattative su un dossier giudicato assai complesso.
Autore di un’interpellanza in cui si chiedono precisazioni sulle prime trattative in corso, il liberal-radicale argoviese Hans-Rudolf Merz (si è detto preoccupato per il «turbo» innestato dal Consiglio federale nella collaborazione con l’Unione Europea in materia di sicurezza. Al di là degli aspetti tecnici, il dibattito è squisitamente politico, ha affermato.
Sull’esempio di Thomas Pfisterer (Partito liberale radicale), la maggior parte dei senatori ha criticato il fatto che la Svizzera debba aderire a tutto l’accordo. Rimangono troppe questioni aperte e il Governo «non può affermare che il rapporto qualità-prezzo è soddisfacente», ha dichiarato Fritz Schiesser (PLR). Bisogna in particolare chiedersi se la questione dell’assistenza giudiziaria in materia di fiscalità indiretta non metta in pericolo il segreto bancario, ha rilevato da parte sua il democristiano svittese Bruno Frick (PPD/SZ), secondo il quale l’applicazione dell’accordo solleva nei cantoni timori per il federalismo.
Diverso il parere di Dick Marty (PLR), per il quale è indiscutibile che la lotta efficace alla criminalità organizzata «passa da una cooperazione internazionale la più stretta possibile». Nel nostro Paese – ha proseguito – si fanno eccellenti studi, ma poi restano nei cassetti. L’accordo di Schengen «è lo strumento adatto per metterci al riparo, sono quindi stupito che si dica che bisogna ancora valutare, studiare. Si vuole riflettere, ma passano gli anni e si accumula ritardo. Comprendo che non sono decisioni da prendere alla leggera, ma chiedo che si riconoscano i pericoli e si serrino i ranghi con gli altri Paesi, ha concluso Marty. «Il nostro paese continua a dare l’immagine di chi non vuole collaborare, di chi cerca i vantaggi ma non è disposto a pagarne il prezzo».
La ministra Ruth Metzler ha risposto alle voci critiche dicendo che per il momento non è neppure certo che l’UE accetti di entrare in materia con la Svizzera sull’accordo. Ha poi rammentato che l’accesso alla banca delle informazioni europee è una priorità per il Consiglio federale, ed è falso affermare che Schengen costringe alla centralizzazione. I controlli alle frontiere avverranno nell’ambito del progetto USIS, elaborato da Confederazione e Cantoni. Il governo tuttavia terrà conto delle riserve sollevate nel dibattito parlamentare su questo dossier, ha assicurato la ministra di giustizia e polizia.
swissinfo e agenzie
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