Svizzera troppo blanda nella lotta al contrabbando
Critiche della delegazione del Parlamento europeo in visita nelle località di frontiera alla collaborazione elvetica nella lotta al contrabbando. Alcuni deputati auspicano addirittura che per il momento i paesi Ue non ratifichino gli accordi bilaterali.
Giovedì la delegazione – sei membri della Commissione di controllo budgetario del Parlamento europeo – aveva visitato il valico autostradale di Basilea/Weil am Rhein e incontrato il direttore generale delle dogane svizzere Rudolf Dietrich, che aveva fornito assicurazioni circa la «disponibilità» di Berna ad attuare «soluzioni pratiche nel contrabbando delle sigarette».
Un contrabbando che costa annualmente all’Unione europea perdite miliardarie, hanno dichiarato i deputati in una conferenza stampa venerdì a Feldkirch, nel Voralberg,, criticando l’insufficiente cooperazione elvetica: non estradizione dei grandi organizzatori del traffico di sigarette che operano dalla Svizzera, mancata confisca di documentazione atta a incriminarli, invocazione del segreto bancario.
Nel suo stesso interesse, la Svizzera deve adeguare i suoi strumenti giuridici, hanno aggiunto, sostenendo che alle parole di Berna non sono finora seguiti fatti.
Tre dei parlamentari – la tedesca Gabriele Stauner, la francese Anne Ferriera e l’olandese Rijk van Dam – hanno auspicato che, per far pressione su Berna, i paesi Ue non ratifichino per il momento gli accordi bilaterali con la Svizzera e che condizionino eventuali trattative in vista di altre intese bilaterali a un miglioramento dell’assistenza giudiziaria elvetica antifrode.
La Svizzera sarebbe sempre ancora una piattaforma di scambio per la criminalità organizzata, soprattutto nel contrabbando di sigarette, ha rilevato il deputato austriaco Herbert Bösch. Le azioni criminose non avverrebbero nella Confederazione, «ma le teste di queste organizzazioni risiedono in Svizzera». Al momento per le autorità doganali europee sarebbe assai difficile ottenere dalla Svizzera la documentazione necessaria per provarela colpevolezza dei sospetti.
Gabriele Stauner si è tuttavia detta convinta che la Svizzera interverrà per mutare questa situazione indipendentemente dalla pressione europea. La Svizzera non avrebbe alcun interesse a diventare «un rifugio per la criminalità organizzata»
swissinfo e agenzie
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