Oggi in Svizzera
Care svizzere e cari svizzeri all’estero,
a poco più di un mese dalle votazioni del 14 giugno, la Società svizzera di radiotelevisione (SSR) ha pubblicato oggi il suo primo sondaggio. L’elettorato è chiamato alle urne per esprimersi su due oggetti.
Arrivano inoltre buone notizie per gli svizzeri e le svizzere all’estero originari del Vallese: presto dovrebbero poter eleggere i due rappresentanti cantonali in Consiglio degli Stati.
Un caro saluto da Berna
Manca poco più di un mese allo scrutinio del 14 giugno e la fotografia che esce dal primo sondaggio della SSR è per ora molto equilibrata. L’elettorato dovrà dire la sua sull’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni” e sul referendum contro la revisione della legge sul servizio civile.
Per quanto riguarda la proposta dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) sulle limitazioni all’immigrazione, il primo rilevamento demoscopico indica una situazione di stallo: il campo dei favorevoli e quello dei contrari sono entrambi al 47%. Bisognerà quindi convincere le persone indecise, oggi al 6%.
Tra gli svizzeri e le svizzere all’estero, il fronte del “no” sembra essere più forte: il 55% delle persone intervistate si è detto piuttosto o decisamente contrario, contro il 38% di favorevoli. “È una schema tipico, poiché la comunità svizzera all’estero tende a vedere più le opportunità legate alla migrazione”, osserva Lukas Golder dell’istituto gfs.bern, che ha realizzato il sondaggio.
Più chiara la tendenza sulla riforma del servizio civile: il 52% si esprime a favore. L’opposizione si attesta attorno al 40% sia in Svizzera sia all’estero. Tra chi vive all’estero, tuttavia, la quota d’indecisi è sensibilmente più alta (16% contro l’8%).
Gli svizzeri e le svizzere all’estero originari del canton Vallese potrebbero presto ottenere nuovi diritti politici a livello cantonale. Finora potevano partecipare alle votazioni federali ed eleggere i rappresentanti al Consiglio nazionale, ma non prendere parte alle consultazioni cantonali né eleggere i membri del Consiglio degli Stati.
Un progetto in tal senso ha ottenuto un ampio sostegno trasversale nel Parlamento cantonale: è stato approvato con 106 voti contro 20. Solo la sezione dell’Unione democratica di centro dell’Alto Vallese si è detta contraria.
Il Vallese andrebbe così ad aggiungersi ad altri 12 Cantoni che già consentono ai loro cittadini e alle loro cittadine all’estero di eleggere i propri rappresentanti alla Camera alta. Ricordiamo che l’elezione al Consiglio degli Stati è disciplinata principalmente dal diritto cantonale, mentre quella per il Consiglio nazionale dal diritto federale.
Restano tuttavia alcuni problemi pratici, soprattutto in caso di secondo turno: i tempi per l’invio e la restituzione del materiale di voto, circa tre settimane, sono molto stretti per chi vive lontano. Da tempo gli svizzeri e le svizzere all’estero denunciano ritardi o mancati recapiti delle schede, oltre ai costi postali spesso elevati.
La riforma attualmente in discussione in seno all’UE sulla revisione della competenza per l’erogazione dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori e le lavoratrici frontalieri potrebbe costare caro alla Svizzera.
La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) stima che i costi aggiuntivi per la Svizzera potrebbero essere compresi tra i 600 e i 900 milioni di franchi all’anno. Attualmente, in caso di disoccupazione di questa categoria di lavoratori, il responsabile del pagamento delle indennità è lo Stato di residenza, mentre il Paese in cui sono impiegati riversa solo una parte dei contributi per l’assicurazione disoccupazione. La riforma al vaglio di Bruxelles prevede d’invertire il paradigma: le indennità verrebbero corrisposte dal Paese in cui queste persone lavoravano.
Attualmente il sistema è vantaggioso per la Svizzera, che, pur rimborsando i Paesi vicini, trattiene circa 300 milioni di franchi di contributi assicurativi versati dalla manodopera frontaliera. Con la riforma, questo saldo positivo potrebbe trasformarsi in un disavanzo annuo tra 300 e 600 milioni di franchi.
Poiché il regolamento fa parte dell’attuale Accordo sulla libera circolazione delle persone, la revisione riguarda indirettamente anche la Svizzera. Soltanto quando la riforma verrà definitivamente approvata dall’UE la Svizzera ne valuterà concretamente le conseguenze, spiega la SECO.
Le scarse precipitazioni nevose registrate quest’inverno stanno rendendo i ghiacciai svizzeri particolarmente vulnerabili in vista dell’estate.
La neve invernale svolge una funzione protettiva: più è abbondante, più a lungo i ghiacciai restano al riparo dal calore estivo. Quest’anno, tuttavia, le condizioni sono state simili a quelle del 2022 e del 2023, anni in cui si sono registrati livelli record di scioglimento.
Attualmente, i ghiacciai presentano circa il 25% di neve in meno rispetto alla media del periodo 2010–2020. Ciò implica uno scioglimento anticipato e potenzialmente più intenso, soprattutto se le temperature estive dovessero essere elevate come negli ultimi anni.
Anche il mese di aprile è stato insolitamente secco, compreso nelle le regioni alpine. “Normalmente, i ghiacciai accumulano più neve in aprile, anche quando fa già più caldo in pianura. Quest’anno, ciò non è praticamente avvenuto”, ha spiegato alla SRF Matthias Huss, responsabile della Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai.
Alcune lingue glaciali hanno già iniziato a sciogliersi. Tra le zone più colpite figurano i ghiacciai del Murtèl e del Pers, in Engadina, con livelli di neve inferiori del 42% e del 39% rispetto alla media. Situazione critica anche per il ghiacciaio del Rodano e per il Grande Aletsch.
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