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Vertenza Kuoni: Affolter getta la spugna

Daniel Affolter se ne va a testa bassa ma con un'indennità di buonuscita di 2 milioni di franchi Keystone

Daniel Affolter, presidente «sospeso» del gruppo Kuoni, ha deciso di abbandonare tutte le sue funzioni presso l'operatore turistico, ponendo fine ad un braccio di ferro in corso da circa un mese con gli altri membri del consiglio di amministrazione. Affolter era stato messo sotto pressione per essersi attribuito un bonus straordinario considerato non giustificato, pari a 8 milioni di franchi.

“Il rapporto di lavoro è stato interrotto con effetto immediato e con il mutuo consenso delle parti”, indica una nota diffusa mercoledì sera dal gruppo Kuoni. Non sarà quindi necessario convocare un’assemblea generale degli azionisti per decidere la destituzione del contestato presidente, precisa nel comunicato la più grande agenzia di viaggi svizzera. Fino alla designazione di un successore di Affolter, la presidenza del consiglio di amministrazione è stata affidata a Heinz Müller, attualmente vicepresidente.

La direzione del gruppo ha preferito rendere note anche le indennità riconosciute ad Affolter: riceverà due milioni di franchi e prestazioni per la cassa pensione pari a 1,5 milioni. A questa somma si aggiungono 230 mila franchi per le spese procedurali.

Stando all’accordo raggiunto, le due parti rinunciano a qualsiasi pretesa amministrativa, civile e penale. Kuoni fa sapere di «rallegrarsi della soluzione del conflitto», che «più durava, più rischiava di essere dannosa per l’azienda».

L’eventualità di una possibile soluzione extragiudiziale era stata illustrata il 28 maggio, in occasione di una seduta di conciliazione. L’11 maggio Affolter aveva già annunciato le dimissioni dalla presidenza della fondazione Kuoni-Hugentobler, che con il 6,25 % del capitale e il 25% dei voti è il principale azionista di Kuoni.

Affolter era finito nell’occhio del ciclone dopo che, quale presidente della Fondazione, si era attribuito un bonus «per servizi resi» pari a 8,1 milioni di franchi. Nel tentativo di respingere le feroci critiche formulate dal consiglio di amministrazione di Kuoni, aveva poi annunciato che avrebbe versato la somma all’associazione «Villaggi per bambini SOS».

swissinfo e agenzie

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