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Gli sconti segreti lasciano i pazienti alla mercé delle aziende farmaceutiche

Il 63% dei medicamenti per i quali sono stati applicati degli sconti erano farmaci antitumorali. Keystone / Laurent Gillieron

Un recente studio dell'Università di Zurigo evidenzia che la pratica in uso di tenere segreti gli sconti concessi per i farmaci non favorisce l'accesso ai medicinali o la riduzione della spesa sanitaria. La pubblicazione della ricerca si inserisce nell'ambito di un dibattito attuale relativo alla revisione della legge federale sull'assicurazione malattie. L'obiettivo è ancorare a livello giuridico il modello dei prezzi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 marzo 2021 - 08:00

Finora, la Svizzera è stata un modello per quanto riguarda la trasparenza dei prezzi dei farmaci. Nel 2019, Nora Kronig, capo della Divisione affari internazionali presso l'Ufficio federale della sanità pubblica, spiegava a swissinfo.ch che la Svizzera era l'unico Paese in cui veniva garantita l'assoluta trasparenza sui prezzi. "Non ci sono contratti segreti".

Stando a uno studio dell'Università di Zurigo, pubblicato di recente sulla rivista LancetLink esterno, la situazione sembra però cambiata. La ricerca evidenzia che dal 2012 la Svizzera fa sempre più capo a sconti offerti dalle aziende farmaceutiche. Dal 2019, questi ribassi verrebbero addirittura tenuti segreti.

L'articolo si basa su informazioni pubbliche e indica che il numero di farmaci scontati è aumentato da uno nel 2012 a 51 nell'ottobre 2020. Su 14 medicinali non erano disponibili dettagli riguardo all'ammontare del ribasso. La maggior parte dei farmaci viene impiegata nella cura del cancro.

"Questa pratica non ci permette di conoscere come viene determinato il prezzo. È un fenomeno pericoloso", dice Kerstin Vokinger, professoressa dell'Università di Zurigo che ha diretto lo studio. "I dottori e i pazienti non sanno più qual è il prezzo attuale. Le persone hanno il diritto di conoscere quanto costerà la terapia a cui devono sottoporsi".

La ricerca è stata pubblicata in un momento in cui la Svizzera e molti altri Paesi firmano accordi confidenziali per le forniture di vaccini contro la Covid-19. Ciò solleva vari interrogativi riguardo alla distribuzione dei vaccini, la cui produzione al momento è insufficiente per rispondere alle richieste. Si teme che gli offerenti più generosi siano favoriti in questa caccia al vaccino.

Intanto sono soprattutto i costosissimi trattamenti, come le terapie genetiche, a mettere sotto pressione i sistemi sanitari di molti Paesi. Questi ultimi sono così obbligati a operare dei tagli per contenere le spese della sanità pubblica.

Circolo vizioso

Come molti Paesi europei vicini, anche la Svizzera si orienta a prezzi di riferimento fissati da un gruppo di Stati per definire il costo dei farmaci. In questo modo, una nazione ottiene i medicinali a un prezzo simile a quello pagato a livello internazionale.

Negli ultimi anni, molti Stati europei, tra cui la Gran Bretagna, la Francia e la Germania, hanno iniziato a concordare ribassi o sconti per alcuni farmaci, una pratica diffusa da decenni negli Stati Uniti. Ciò significa che il prezzo di riferimento o in catalogo non è il prezzo reale.

"Si dà origine a un circolo vizioso", dice Vokinger. "Il sistema del prezzo di riferimento esterno funziona soltanto se tutti i Paesi vi partecipano". Se un numero sempre maggiore di Stati introduce degli sconti, ai Paesi non rimane nient'altro che fare la stessa cosa.

Sfatare il mito dell'accesso

I governi hanno sostenuto che i ribassi contribuiscono a ridurre i costi dell'assistenza sanitaria e favoriscono l'accesso ai farmaci. René Buholzer, direttore di Interpharma, l'associazione ombrello dell'industria farmaceutica in Svizzera, ha difeso questa pratica durante un'intervista rilasciata alla Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRFLink esterno.

"Questi modelli vengono usati dove non riusciamo a risolvere problemi complessi con il classico sistema per regolare i prezzi. L'obiettivo è assicurare un accesso veloce ai farmaci", ha spiegato Buholzer.

Interpellato da swissinfo.ch, un portavoce di Roche ha espresso la stessa opinione al riguardo. "La compagnia adotta soluzioni su misura per fissare i prezzi affinché il maggior numero di pazienti abbia la possibilità di far capo alle nostre innovazioni".

L'Università di Zurigo giunge a una conclusione diversa. La ricerca pubblicata su Lancet evidenzia che ci vuole due volte più tempo per trovare un accordo sul prezzo e per inserire il farmaco nella lista delle specialità, ciò che garantisce il rimborso da parte delle assicurazioni malattia. Per fissare il prezzo di farmaci ribassati ci vogliono in media 302 giorni, per i medicinali senza sconti invece 106.

Lo studio non spiega perché è così difficile trovare un accordo sul prezzo. Stando alla ricercatrice Vokinger, la mancanza di una regolamentazione per definire i ribassi potrebbe essere la causa di queste lungaggini.

La ricerca indica inoltre che gli sconti non portano necessariamente a prezzi più vantaggiosi. Un'ipotesi che non è però avvalorata da dati certi a causa della mancanza di trasparenza sulla politica dei prezzi dei vari Stati. Lo studio sottolinea che gli sconti non interessavano solo i farmaci più cari e più efficaci.

Solo un terzo dei medicinali aveva un elevato valore clinico, qualità confermata da vari strumenti di valutazione esterna, per esempio una valutazione sull'impatto terapeutico in Germania e sul beneficio clinico per farmaci oncologici nell'Unione europea.

Situazione svantaggiosa per tutti

Lo studio dell'Università di Zurigo evidenzia, tra l'altro, che i prezzi diversi potrebbero essere giustificati dalla domanda, dall'offerta e dalle politiche di rimborso applicate nei vari Paesi. Roche e Novartis adattano il prezzo al reddito interno in uno Stato e alla sua disponibilità economica.

Alla domanda su quanti Paesi ottengono degli sconti per il medicamento Cotellic, Roche risponde che non fornisce informazioni sugli accordi con i singoli Stati per quanto riguarda il prezzo dei medicamenti.

"Questa pratica non ci permette di conoscere come viene determinato il prezzo. È un fenomeno pericoloso."

Kerstin Vokinger, Università di Zurigo

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"Siamo favorevoli a una maggiore trasparenza, temiamo però di perdere la nostra indipendenza per quanto riguarda la definizione di prezzi diversi, specialmente per i Paesi a basso reddito", indica in una nota Roche.

L'Organizzazione mondiale della sanità ha vivamente sconsigliato la pratica degli sconti confidenziali, ammonendo che questi possono portare a una distorsione del prezzo dei farmaci e ostacolare l'accesso tempestivo ai medicamenti.

Nel corso dell'Assemblea mondiale della sanità del 2019, l'Italia ha presentato una risoluzione, sostenuta da altri 22 Paesi, che chiede una maggiore trasparenza sui prezzi dei farmaci. Nel testo, gli Stati membri vengono invitati a migliorare la condivisione pubblica delle informazioni sui prezzi effettivi pagati dai governi. Una richiesta che non è certo piaciuta agli Stati in cui risiedono le principali case farmaceutiche. Alla fine è stata approvata una versione annacquata della risoluzione italiana.

Da allora non si sono tuttavia registrati importanti progressi in questo campo. Anzi, la pandemia causata dal nuovo coronavirus ha peggiorato la situazione. Di regola, gli accordi sulle forniture dei vaccini sono segreti.

Base legale?

La Svizzera sta valutando se non rivedere la sua legge federale sull'assicurazione malattie per ancorare gli sconti riservati a livello giuridico. L'idea è di applicare modelli di definizione dei prezzi per assicurare "l'accesso in maniera rapida e a buon mercato ai farmaci innovativi e costosi" e, su volere dell'azienda, di non rendere noto pubblicamente l'ammontare del rimborso se lo sconto è particolarmente grande.

"Se la Svizzera non può più applicare il modello del pricing, magari non avrà più accesso ai medicinali."

Ryan Tandjung, Ufficio federale della sanità pubblica

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In un'intervista concessa a SRF, Ryan Tandjung dell'Ufficio federale della sanità pubblica ha evidenziato le difficoltà con cui è confrontato il governo. “Se la Svizzera non può più applicare il modello del pricing, magari non avrà più accesso ai medicinali o dovrà pagare di più per ottenerli. È importante che la Confederazione possa continuare a stipulare accordi confidenziali sui prezzi in situazioni eccezionali".

L'ONG svizzera Public Eye ha aspramente criticato il progetto di modifica della legge, sostenendo che gli accordi segreti favorirebbero soltanto "l'asimmetria di potere e informazione tra le compagnie farmaceutiche e l'Ufficio federale della sanità pubblica nell'ambito delle trattative relative ai prezzi dei farmaci".

Stando a Patrick Durisch, responsabile in materia di politica sanitaria presso Public Eye, la trasparenza non è solo una responsabilità nei confronti dei contribuenti, bensì un elemento che conferisce ai governi maggiore potere nelle trattative.

"Le compagnie farmaceutiche indicano che sono disposte a vendere i farmaci a un prezzo più basso, ma nel contempo non vogliono rendere noto quali sconti concedono ai Paesi".

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