Calma e sangue freddo sulla linea del Bernina
Sofia Corvi accompagna viaggiatrici e viaggiatori sulla linea del Bernina. Un lavoro che ama, anche se negli ultimi anni gestire l'afflusso di turisti tra Tirano e St. Moritz è diventato sempre più impegnativo. La sua arma segreta? Il sorriso. Ritratto.
Un sorriso, un cenno con la mano, una battuta per stemperare la tensione, un ordine perentorio quando serve. Sofia Corvi non si lascia certo prendere dal panico, nemmeno nei momenti più concitati. Il suo lavoro lo impone: chi fa l’accompagnatrice sulla tratta del Bernina deve avere nervi d’acciaio, soprattutto quando si hanno di fronte viaggiatrici e viaggiatori con un diavolo per capello.
Farsi il giro del mondo sul trenino rosso
E in passeggere e passeggeri nervosi dopo una sfiancante attesa, Sofia Corvi si è imbattuta spesso durante le ultime festività natalizie. In quel periodo, la ferrovia del Bernina è stata presa letteralmente d’assalto, tanto che è stato necessario adottare misure eccezionali, come un sistema di controllo degli accessi sui treni. “Perdere la calma non ha alcun senso”, racconta la ventisettenne mentre l’accompagniamo sul regionale 19 con partenza da Tirano alle 9.41. “Preferisco dispensare un sorriso per attenuare la tensione, per sdrammatizzare situazioni a volte paradossali o per rispondere all’ennesima domanda assurda”.
Ma il suo non è un sorriso di facciata. Sofia Corvi ama fare il suo mestiere. Basta osservarla mentre controlla i biglietti su carrozze sovraffollate oppure quando dà informazioni alle turiste e ai turisti in attesa sulla banchina. Cambia continuamente registro linguistico: tedesco, italiano, spagnolo o inglese. E così quei 60 chilometri di strada ferrata, sempre uguali, diventano per lei una sorta di giro del mondo. Dopo essere entrata a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, la tratta ferroviaria del Bernina, insieme a quella dell’Albula, è diventata infatti una meta quasi obbligatoria per chi visita l’Europa.
Paesaggio di cui non ci si stanca mai
Gli effetti di questa crescente popolarità si vedono. Negli ultimi tre anni, il numero di viaggiatrici e viaggiatori è aumentato del 71% sui treni regionali e del 68% sul Bernina Express, dove la prenotazione è obbligatoria. Un’evoluzione favorita anche dai social media, come ci confermano due turiste incontrate a bordo. “La linea del Bernina è molto famosa online ed è il motivo principale del nostro viaggio in Europa”, dice una viaggiatrice della Costa Rica, dove uno svizzero all’estero ha addirittura realizzato una riproduzione del viadotto di Brusio a Puerto Limón. Un’altra turista, proveniente dal Perù, spiega invece che questa ferrovia le ricorda quella che nel suo Paese collega Aguas Calientes a Cusco. “Volevamo conoscere questa meraviglia e visitare le Alpi svizzere”.
E il paesaggio che si osserva dal finestrino è davvero uno spettacolo che non annoia mai, capace di sorprendere sempre, anche chi lo ha visto migliaia di volte. È così anche per Sofia Corvi, cresciuta ad Aprica, località di montagna a una trentina di minuti dal confine svizzero. “Sono pochi i momenti in cui mi posso soffermare ad ammirare questo paesaggio che ha sempre la capacità di ammaliarmi, soprattutto nei cambi di stagione”, racconta. E come darle torto. Chi percorre questa tratta vede sfilare davanti agli occhi l’altopiano dell’Engadina con i suoi maestosi alberghi, le nevi eterne del massiccio del Bernina, i campi di erbe officinali in fiore della Valposchiavo e infine il santuario della Madonna di Tirano.
Oltre il controllo dei biglietti
Fare l’accompagnatrice sulla Bernina, come viene familiarmente chiamata questa tratta in Valposchiavo, non è però un mestiere semplice. Sono tante le mansioni da svolgere. A Tirano, prima della partenza, Sofia controlla il numero di assi, i freni, il peso del treno. Poi a ogni stazione tiene d’occhio chi scende e sale prima di dare il segnale di partenza al macchinista. C’è poi lo sfiancante dislivello, dai circa 400 metri di Tirano agli oltre 2200 metri del valico ferroviario del Bernina. Ma soprattutto Sofia deve gestire l’enorme flusso di turisti, che sembra inarrestabile. “Chi fa questo mestiere da decenni ricorda con una certa nostalgia i tempi passati in cui d’inverno le carrozze erano spesso vuote. Ora è quasi sempre un vero bailamme”.
È forse questo il prezzo da pagare per chi ha scelto di regalarsi il posto di lavoro più bello al mondo? “Forse sì – risponde Sofia – ma dobbiamo comunque essere messi nelle condizioni di fare bene il nostro mestiere. E negli ultimi tempi non è sempre stato il caso”, sottolinea. Ricorda, ad esempio, le festività dell’Immacolata, quando a Tirano, appena scesa dal treno si è trovata davanti una folla inferocita che voleva salire su carrozze già strapiene. “È dovuta intervenire la sicurezza ferroviaria. Purtroppo noi, in uniforme, siamo la prima valvola di sfogo”, racconta. “Non sono certo queste le premesse migliori per godersi il viaggio. Spesso, chi arriva a St. Moritz vuole solo assicurarsi un posto a sedere per il ritorno, dimenticandosi di ammirare lo spettacolo che lo circonda”.
“Siamo una grande famiglia”
Nonostante tutto, Sofia continua ad amare questo lavoro. “Una volta ho incontrato una coppia che festeggiava il ventesimo anniversario di matrimonio. Il marito aveva regalato alla moglie un mazzo di fiori bellissimo”, racconta. “Visto che non poteva portarli in aereo, me li ha lasciati sul tavolino con un biglietto”.
Sofia sa anche di poter contare su quella che definisce una grande famiglia, formata dal personale che lavora sulla Bernina. Lo si nota anche durante la breve pausa pranzo trascorsa in un locale della Ferrovia retica. Mentre Sofia addenta una brioche alla carne secca, un macchinista le regala un cuoricino di cioccolato. Un piccolo gesto che le addolcirà il viaggio di ritorno.
E il suo treno la attende già sul binario 7 della stazione di St. Moritz. La sua pausa pranzo dura così meno di venti minuti. La ritroviamo mentre dispensa ancora sorrisi. Poi, quando anche l’ultima passeggiera è salita in carrozza, mette il fischietto in bocca e dà al macchinista il segnale di partenza. Si ritorna a Tirano.
La tecnica ferroviaria, unita al paesaggio e alla cultura, ha convinto l’UNESCOCollegamento esterno a inserire nel 2008 le tratte del Bernina e dell’Albula della Ferrovia retica nella Lista del patrimonio mondiale dell’umanità. Sul proprio sito, l’UNESCO descrive l’opera come un insieme in cui “soluzioni tecniche innovative, qualità costruttiva e omogeneità architettonica si fondono in modo armonioso con il paesaggio alpino”.
La linea dell’Albula è stata inaugurata nel 1904: lunga 67 chilometri si snoda tra Thusis e St. Moritz, con 42 gallerie e 144 ponti e viadotti; quella del Bernina, unisce invece St. Moritz a Tirano su un tracciato di 61 chilometri, con 13 gallerie e 52 ponti e viadotti.
La bellezza della tratta attira persone da mezzo mondo, come indicano i dati dei passeggeri e delle passeggere che nel 2024 hanno viaggiato sul Bernina Express. La quota più consistente proviene dalla Germania (40%), seguita dalla Svizzera (20%) e dall’Italia (10%). Una parte importante arriva anche dal resto d’Europa (12%), mentre Nord e Sud America (8%), Australia (3%) e Asia completano un mosaico di viaggiatori e viaggiatrici davvero variegato.
Altri sviluppi
Il percorso del treno
La mancanza di posti a sedere sui treni regionali, soprattutto nei fine settimana e in alta stagione, e l’introduzione della prenotazione facoltativaCollegamento esterno di cinque franchi hanno suscitato un certo malumore nella popolazione locale della Valposchiavo.
Il podestà (sindaco) Giovanni Jochum, pur comprendendo le ragioni delle critiche, invita però a considerare anche l’altra faccia della medaglia e le ricadute economiche. “La Ferrovia retica è un importante datore di lavoro e gli interventi sulla linea del Bernina coinvolgono numerose imprese locali. Anche il settore turistico beneficia di questo successo”, osserva Jochum. “Allo stesso tempo – aggiunge – il traffico di pullman vuoti sul passo del Bernina, utilizzati per il rientro dei passeggieri arrivati a St. Moritz in treno, crea disagi, soprattutto d’inverno quando non sono adeguatamente attrezzati”.
Tra le autorità locali e la direzione della Ferrovia retica ci sono già stati momenti d’incontro, a cui ne seguiranno altri. La sfida è trovare un equilibrio tra l’overtourism sulla linea del Bernina e il servizio pubblico per chi vive e lavora in valle.
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