Cosa può imparare dalla Svizzera chi si oppone alle espulsioni negli Stati Uniti
Il popolo statunitense ha votato per le retate a scopo di espulsione in chiese, ospedali e scuole? La storica Lauren Stokes indica alcune lezioni da trarre dalla democrazia diretta svizzera.
Da quando il presidente statunitense Donald Trump è entrato in carica nel gennaio 2025, ha realizzato la sua promessa elettorale di effettuare espulsioni e se ne è evidentemente compiaciuto. Mentre le autorità sostengono di detenere “i peggiori tra i peggiori”Collegamento esterno, giornalisti e ricercatori hanno dimostrato che la maggior parte delle persone fermate non ha precedenti penaliCollegamento esterno.
Nella maggioranza dei casi, sembra che il loro unico reato sia la violazione delle leggi sull’immigrazione. L’obiettivo pare essere quello di espellere quante più persone possibile, nel modo più pubblico possibile.
“La Svizzeraoffre un caso di studio unico per riflettere su come le democrazie costruiscono il consenso per le espulsioni.”
L’attuale amministrazione ha ribaltato le direttive precedenti che tenevano le forze dell’ordine lontane da luoghi sensibili come chiese, ospedali e scuoleCollegamento esterno. Gli arresti sono avvenuti ovunque, dagli asili nido alle udienze per la cittadinanza. Le registrazioni ufficiali e non ufficiali di tali incidenti hanno esposto il pubblico statunitense alla brutalità delle espulsioni forzate.
Le iniziative di James Schwarzenbach
Il popolo americano ha votato per questo? Verificare questa ipotesi è difficile. Il comportamento di voto negli Stati Uniti è solo un debole indicatore riguardo a una singola politica.
La Svizzera, tuttavia, offre un caso di studio unico per riflettere su come le democrazie costruiscono il consenso per le espulsioni.
Il sistema referendario del Paese permette all’elettorato di esprimersi direttamente sulle politiche di espulsione. Forse l’esempio più famoso risale al giugno 1970, quando il politico svizzero James Schwarzenbach avanzò una proposta secondo cui la percentuale di stranieri in Svizzera non avrebbe dovuto superare il 10%. Sebbene i dettagli del piano fossero poco chiari, se la proposta fosse passata si stima che 350’000 persone avrebbero dovuto lasciare il Paese.
Altri sviluppi
Iniziative contro l’inforestierimento: una lunga tradizione
La proposta portò alle urne il 75% degli aventi diritto – all’epoca solo uomini – che la respinse con il 54% dei voti. L’iniziativa chiedeva all’elettorato di fissare un obiettivo demografico, ma non i metodi per raggiungerlo.
Lo stesso Schwarzenbach sosteneva che la chiave sarebbe stata la “partenza volontaria” della maggior parte delle persone straniere interessate. Poiché la proposta fallì alle urne, lo Stato non dovette mai incoraggiare le partenze “volontarie” o saggiarne i limiti.
La discutibile affermazione sulle partenze “volontarie”
L’affermazione che la maggior parte delle persone straniere se ne sarebbe andata “volontariamente” era discutibile. Innanzitutto, le condizioni erano già tutt’altro che ideali. La Svizzera reclutava manodopera straniera in diversi settori, ma rendeva il loro soggiorno estremamente precario, anche vietando il ricongiungimento familiare per le figlie e i figli dei “lavoratori stagionali”.
Mentre la maggior parte dei genitori lasciava i propri figli nel Paese d’origine, una minoranza significativa li portava con sé senza autorizzazione, tanto che si stima che circa 50’000 minori abbiano vissuto come clandestini, figli di genitori con permesso di soggiorno, tra il 1949 e il 1975. Il fatto che decine di migliaia di genitori si siano sentiti costretti a fare questa scelta piuttosto che lasciare la Svizzera mostra le profonde difficoltà legate alla migrazione. Eppure, rimasero. Quanto più dura Schwarzenbach avrebbe potuto rendere la loro vita?
Votazioni simili si tennero nel 1974 e nel 1977. I sostenitori continuarono a sottolineare la volontarietà delle misure proposte. In un discorso a favore dell’iniziativaCollegamento esterno, il politico di destra Valentin Oehen si lamentò del fatto che la stampa stesse spettacolarizzando le partenze: “[…] 400’000 stranieri devono essere rimandati a casa, o meglio, espulsi. Perché non si potrebbe scrivere: ‘400’000 stranieri possono tornare a casa’? Dopotutto, alla gente in genere piace tornare a casa se ne ha l’opportunità”.
Entrambi i tentativi fallirono, ciascuno con un margine superiore al precedente. Dal 1971, tra le persone che respinsero l’idea c’erano anche le donne.
Tutti i nostri articoli sull’introduzione del suffragio femminile in Svizzera:
Altri sviluppi
Il lungo cammino verso il suffragio femminile
Le espulsioni effettuate da Swissair
Anche mentre l’elettorato svizzero respingeva un tetto massimo alla popolazione straniera, le espulsioni si stavano lentamente normalizzando, in secondo piano. Gli storici hanno parlato della fine degli anni Settanta e dell’inizio degli anni Ottanta come di un “cambiamento paradigmatico” nella politica svizzera in materia di espulsioni.
I Cantoni iniziarono a tracciare e informatizzare le statistiche sulle espulsioni nel 1982. Le autorità competenti in materia di asilo e la polizia degli stranieri cominciarono a coordinarsi, mentre i bersagli delle espulsioni si spostarono da persone straniere con precedenti penali a richiedenti l’asilo la cui domanda era stata respinta. Lo Stato introdusse anche la detenzione amministrativa in vista dell’espulsione per individui considerati una minaccia.
La compagnia aerea di bandiera Swissair effettuò molte espulsioni; i Cantoni azionisti della compagnia potevano persino prenotare biglietti a prezzo ridotto per i rimpatri forzati. Sebbene alcuni settori della società civile si opposero a questi sviluppi, ogni volta che un’espulsione diventava visibile ciò portava anche a un guadagno per i partiti di destra.
La Svizzera effettuò la sua prima espulsione con un volo charter nel novembre 1985. Quando un giornalista scoprì l’operazione, il Dipartimento federale di giustizia e polizia emise un comunicato stampa per giustificare l’azione, inorridendo chi difendeva il diritto d’asilo, ma dando al contempo argomenti alla destra politica per sostenere che lo Stato avrebbe dovuto espellere in modo più aggressivo. Alcuni individui arrivarono a minacciare di morte i politici percepiti come deboli sul tema delle espulsioni.
“Lo spettacolo di massa delle espulsioni è una delle poche promesse elettorali che Trump può mantenere con successo.”
Il mio lavoro accademico ha trattato la storia della migrazione, e il mio attuale progetto di libro è una storia dell’aviazione civile internazionale dal punto di vista di chi viaggia, compresi i passeggeri e le passeggere involontari: le persone espulse. Negli anni Ottanta e Novanta, gli Stati sia in Nord America che in Europa occidentale utilizzarono il trasporto aereo per aumentare la loro capacità di espulsione, mantenendo tale espansione in qualche modo nascosta all’opinione pubblica.
Le iniziative dell’Unione democratica di centro
In Svizzera, l’Unione democratica di centro (UDC) ha politicizzato i temi dell’asilo e dell’immigrazione negli anni Novanta, diventando il partito più grande del Paese. L’UDC ha lanciato una serie di iniziative su questioni migratorie, tra cui due che chiedevano specificamente all’elettorato di considerare la politica delle espulsioni.
Nel 2010 il partito presentò una proposta sull’espulsione automatica per le persone straniere condannate per crimini violenti o abuso dell’assistenza sociale. I manifesti che promuovevano il “sì” mostravano pecore bianche che cacciavano a calci una pecora nera dalla bandiera svizzera.
Il materiale della campagna invitava l’elettorato a proteggersi da specifiche minacce straniere, come “Ivan S., stupratore – presto svizzero?” o “Ismir”, il truffatore dell’assistenza sociale. I nomi e le fotografie fittiziCollegamento esterno facevano riferimento a stereotipi razzisti sugli uomini provenienti dal Medio Oriente e dall’Europa dell’Est. Il 52,9% dei votanti si espresse a favore della proposta.
Nel 2016, l’UDC presentò una seconda iniziativa sulle espulsioni. Essa proponeva l’espulsione automatica per le persone straniere che, nell’arco di 10 anni, avessero commesso due reati minori come il possesso di cannabis, il taccheggio o l’eccesso di velocità. L’iniziativa fallì, ottenendo il 41,1% dei voti. Chi si opponeva è riuscito a persuadere la maggioranza che questa forma di coercizione statale fosse sproporzionata.
Un’amministrazione che crea immagini celebrative delle espulsioni
Mentre l’UDC ha utilizzato principalmente materiale di campagna fittizio per le sue iniziative, l’amministrazione Trump sta producendo propaganda basata su operazioni di espulsione reali: gli account social della Casa Bianca condividono immagini celebrative dei voli di espulsione. Gli agenti dell’immigrazione filmano le operazioni per utilizzarle in pubblicità sciovinisteCollegamento esterno che incoraggiano le persone a candidarsi per un posto di lavoro come loro colleghi e collegheCollegamento esterno.
Come storica, è stato sconcertante osservare tutto questo. Gran parte del mio materiale d’archivio proviene da gruppi della società civile che si opponevano alle espulsioni e che presumevano che svelarne le operazioni avrebbe incoraggiato altre persone a opporsi a loro volta. Questi documenti raccontano una storia di lotta costante per la visibilità: lo Stato cerca di nascondere le espulsioni, gli attivisti e le attiviste cercano di smascherarle.
Osservando gli Stati Uniti compiacersi dell’espansione della loro capacità di espulsione nel XXI secolo, ho avuto la fastidiosa sensazione che gli attori e le attrici della società civile da me studiati si sbagliassero, o almeno non avessero del tutto ragione.
L’amministrazione Trump cerca di controllare la visibilità producendo un gran numero di immagini di ciò che vuole che il pubblico veda – gli arresti e le foto segnaletiche di coloro che possono essere plausibilmente definiti “i peggiori tra i peggiori” – in modo che queste ci rendano insensibili ai fatti da cui invece vuole che distogliamo lo sguardo. Posso guardare ore di filmati di persone prelevate dalle strade e di aerei che decollano carichi di migranti, ma la brutalità della detenzione e le condizioni all’interno di quegli aerei rimangono una scatola nera. E nulla è più una scatola nera della vita dopo l’espulsione.
Esiste una maggioranza democratica a favore delle espulsioni?
Nonostante le prove che la maggior parte degli americani rifiuti l’attuale escalation delle espulsioniCollegamento esterno, questa non mostra segni di rallentamento mentre l’amministrazione Trump entra nel suo secondo anno. Lo spettacolo di massa delle espulsioni è una delle poche promesse elettorali che Trump può mantenere con successo, anche se le sue promesse di migliorare la vita della gente comune suonano sempre più vuote.
Cosa ci dicono le votazioni svizzere sul consenso democratico per le espulsioni? In primo luogo, e più semplicemente, che è possibile creare una maggioranza democratica a favore delle espulsioni. Ma una volta creata, può anche essere disfatta. In entrambe le serie di iniziative, il sostegno più alto alla rimozione di massa di stranieri si è registrato al primo voto, per poi diminuire. In secondo luogo, l’elettorato in Svizzera sembra aver distinto tra i tipi di reati per i quali voleva che le persone fossero espulse.
L’UDC ha avuto successo con l’iniziativa che prometteva di espellere “i peggiori tra i peggiori”, ma non quando ha fatto campagna per espandere il potere di espulsione su quelle persone straniere che avevano commesso solo un’infrazione stradale, un piccolo furto o un reato legato all’immigrazione. Chi si opponeva all’espulsione ha sostenuto con successo che queste persone facevano parte della loro comunità.
A cura di Benjamin von Wyl/ts
Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente quelle dell’autrice e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch.
>> Per saperne di più sulla storia della posizione svizzera sui rifugiati:
Altri sviluppi
Buon profugo, profugo fasullo: la percezione mutevole della Svizzera
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.